“Non ho mai visto tanta passione per una squadra di calcio se non a Napoli: ricordo una trasferta a Firenze, in cui eravamo messi male in classifica, in cui ci seguirono in 10.000 e questo non bastò. Maradona? Gli ho visto fare cose in campo che nessuno poteva prevedere: quando allenavo gli azzurri Carmando me lo passò a telefono e ricordo ancora la grande emozione”.
Testo e musica commoventi di Emiliano Mondonico, l’allenatore di calcio nativo di Rivolta d’Adda ex, tra gli altri, di Atalanta, Torino, Fiorentina e Napoli intervenuto ieri sera presso l’Auditorium della scuola “Mauro Leone” di Pomigliano d’Arco nell’ambito degli incontri con l’autore promossi dal Centro “Leggimi Forte”. “Emiliano Mondonico. Una sedia al cielo”, il titolo dello scritto che ripercorre le tappe salienti della vita del tecnico cremonese. Al tavolo delle discussioni Pasquale Avallone del Centro Leggimi Forte, accompagnato da Olimpia Marino nel momento delle letture di alcuni brani tratti dal testo, l’allenatore della selezione juniores Campania Raffaele Di Pasquale e il già menzionato Mondonico. Avallone ha posto diversi quesiti al “Mondo”, passando dalla vita quotidiana all’importanza di avere un educatore in panchina, fino ai momenti difficili della malattia. E il pubblico ha apprezzato molto la sincerità dell’allenatore lombardo che vanta nel suo palmares anche un’esperienza alla guida del Napoli. ¬´Già nel mondo della scuola calcio quella dell’istruttore è una figura importantissima. Il lavoro sul campo e le qualità dei ragazzi fanno la differenza: io non ho mai avuto procuratori alle spalle e nè ho fatto parte di scuderie che ti sponsorizzano a destra e a sinistra. Vialli? E’ stato semplice allenarlo perchè aveva doti davvero impressionanti. Non ho mai visto tanta passione per una squadra di calcio se non a Napoli: ricordo una trasferta a Firenze in cui ci seguirono in 10.000 e questo non bastò. Il mio grande amore sportivo è stata la Fiorentina: già all’oratorio da piccolo indossavo una maglietta viola e dicevo a tutti che era della Fiorentina. Una volta il padre di un ragazzo che poi ha fatto una buona carriera, esordendo anche in Coppa Campioni, mi convocò a casa sua e, in assenza del figlio, mi chiese se era il caso di farlo continuare a giocare oppure di impiegarlo nella mia ditta come gruista. Mi spiazzò, gli chiesi del tempo. Questo ragazzo, di cui non faccio il nome, ha poi avuto una carriera abbastanza importante. Su cui avrei puntato di più? Sicuramente su Domenico Morfeo, un giocatore che aveva grandissimi doti e faceva della cattiveria agonistica uno dei suoi punti di forma per colmare il gap fisico che aveva con gli altri calciatori¬ª.
LA MALATTIA – “Ad un certo punto ti viene voglia di mollare, di abbandonare tutto. Ma un mio nipotino che all’epoca aveva circa 8 anni mi ha dato la forza di lottare per vincere. Quando parlo di questo argomento trovo sempre l’ostilità di qualcuno, forse perchè il messaggio non è chiaro: non bisogna partecipare solamente nella vita cos√¨ come nello sport, ma bisogna lavorare, impegnarsi e sudare per vincere quotidianamente la propria sfida. Ero all’Albinoleffe in quel periodo. Chi mi piacerebbe allenare oggi? Dico solo che mi piacerebbe farlo, perchè quando sei sul campo resetti tutto il resto e dai il massimo”.
AMARCORD SU DIEGO MARADONA – “Affrontai il Napoli di Maradona alla prima giornata con la Cremonese. Rimasi estasiato dalle giocate del numero 10 azzurro. E non ebbi nemmeno il coraggio di dire ai miei difensori di intervenire con maggior forza negli interventi difensivi perchè era troppo bello vederlo in azione palla al piede. Anche se non l’ho mai conosciuto di persona, aveva grande rispetto nei miei confronti. La mia parentesi a Napoli? I tifosi ci hanno sempre sostenuto nonostante i risultati. Una sola volta in trasferta chiesero di parlare con 2-3 calciatori, ma sempre in modo pacifico. Erano sempre al seguito della squadra, su ogni campo¬ª.
Foto: Salvatore Alligrande (tutti i diritti sono riservati)





