Napoli. La società ricorre alla squalifica, colpevoli di una trattativa inesistente

Ancora oscuri sembrano i fatti relativi a ‘chi ha fatto cosa’ nel pre-serata della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. Stando alle tv e ai giornali è colpa maggiore è dei tifosi napoletani, colpevoli di aver lanciato petardi, fischiato l’inno e invaso il campo. L’attenzione si è concentrata solo ed esclusivamente su Gennaro De Tommaso, detto a’ carogna, ma vediamo come sono andati i fatti. Stando alle notizie diffuse sulle prime indagini degli inquirenti, De Santis non sarebbe stato l’unico ad attaccare il pullman dei tifosi azzurri, con lui un vero ‘commando’ tra oltranzisti di destra e tifo, tutti poco riconoscibili perch√© incappucciati o coperti da casco. Dalle sassate si passa ai petardi e Ciro Esposito con i suoi compagni si dirigono verso il bus per aiutare i tifosi napoletani provenienti dal nord. Poi il caos e infine gli spari.
Conseguenze: stato di fermo per Ciro Esposito, minacce e denunce per Genny a’ carogna, due giornate di squalifica al Napoli, una multa inflitta alla SSC Napoli.
L’avvocato degli azzurri, insieme allo staff di De Laurentiis, sembra voglia adottare una nuova strategia che servirebbe alla riduzione di una pena che appare improponibile. La drastica sentenza all’apparenza non cede spazi a nessuna possibilità di riscatto, ma ci sono ancora troppi punti lasciati al caso e parti oscure che offrirebbero spunti all’avvocato Mattia Grassani di studiare i fatti e di far riconsiderare la decisione.
Senza se e senza ma l’inno è stato fischiato e i petardi sono stati lanciati, ma la trattativa avvenuta tra il capitano Marek e Gennaro De Tommaso non è imputabile se lo Stato afferma che non c’è stata, considerando poi che anche Daniele Pradè era a colloquio con i capi ultras dei viola.
Una vicenda ancora troppo ingarbugliata per una sentenza già fissata e stabilita. L’obiettivo in casa Napoli è, quanto meno, la riduzione della pena a una giornata di squalifica invece di due.

 

Elena Cuomo

 

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