“Mi ritorni in mente”. Paolo Buonanno racconta Ferdinando Cannella: “Onesto, umile e forte”

Resterà sempre il Capitano per i calciatori del Giugliano. Stiamo parlando di Ferdinando Cannella, fedelissimo “striscione” che ha vestito la maglia del Giugliano per circa trent’anni, da calciatore e da allenatore.

Un amore cominciato e mai interrotto quello tra i colori gialloblù, di quella squadra che proprio tra gli anni ’40 e ’50 venivano chiamati gli striscioni e non i tigrotti, soprannome che i tifosi hanno dato alla squadra solo intorno agli anni ’70.

La scorsa settimana, a Mondragone, dove viveva assieme a dei nipoti, il mondo terreno ha salutato l’indimenticato Ferdinando Cannella, spentosi all’età di 94 anni.

“Faceva il macellaio -ci racconta in esclusiva la penna del Corriere dello Sport e storico tifoso del Giugliano Paolo BuonannoQuindi non si è mai spostato da qui anche per questo motivo. Aveva l’attività e non poteva andare molto lontano. Lui, però, era davvero accatto a questi colori perchè è nato qui e ha sempre sposato i colori gialloblù”.

Tanti anni di differenza tra i due, ma Paolo Buonanno ha vissuto in qualche modo l’uomo Cannella, conoscendolo e riuscendolo a inquadrare almeno caratterialmente: “Era un uomo umile, lo scrivo anche nel mio libro ¬´85 anni di calcio a Giugliano¬ª. Quella descrizione valeva sia per l’uomo che per il calciatore. Aveva un carattere forte, ma era onesto, aveva disciplina. Lui ha inizio a giocare con la Virtus Giugliano. Questa era una delle denominazioni non fasciste o di gerarchi fascisti”.

“Ha iniziato proprio quando si stavano riprendendo le attività post-belliche. Ha vestito solo questa maglia, tranne per due anni, quando il Giugliano non si era iscritto al campionato e allora andò al Marano -spiega ancora Buonanno- Per il resto ha vestito sempre la maglia gialloblù. A differenza di altre squadre, questa ha sempre, o quasi, avuto presidenti non di certo facoltosi. Uomini legati all’amore questa squadra. Giugliano è sempre stata una squadra ricca, ma le persone facoltose si sono quasi sempre discostate dalla realtà calcistica. Anche di questo mi parlò in una delle nostre conversazioni”.

Il riferimento è a Don Peppe Pirozzi, presidente del Giugliano dal 1958 al 1966: “Mi parlò di lui perchè aveva un lavoro normale, non era facoltoso e per mantenere in piedi la società e la squadra si impegnava lo stipendio. Come ti ho detto, molte volte il Giugliano ha dovuto rinunciare alle iscrizioni, perchè a differenza di squadre come la Puteolana o altre non avevamo presidenti facoltosi. Questo ha fatto s√¨ che militasse quasi sempre in categorie regionali. Proprio con Cannella il Giugliano militava in Prima Divisione Regionale. Con lui vinsero due campionato, dalla Seconda alla Prima Divisione Regionale e poi nella Prima Divisione Interregionale. Erano nel girone calabrese con squadre del calibro della Cavese, della Puteolana, Paolese, Vibonese”,

Navigando ancora nei ricordi di Cannella e di Buonanno: “L’episodio che più ricordava e a cui era più legato ad Alberto De Cristofaro. Lui l’ha scoperto. De Cristofaro era uno dei calciatori più forti che ha vestito la maglia del Giugliano. Era nato a Marano ma poco dopo si era trasferito a Giugliano ed essendo irrequieto era stato portato in collegio. Quando usc√¨ dal collegio a 17 anni Cannella insistette per farlo tesserare. Lui lo scopr√¨ e mi raccontò un episodio che ha poi segnato la morte di De Cristofaro. Giocarono ad Ururi, lui fu espulso e ci fu un’invasione di campo. I tifosi lasciarono De Cristofaro al freddo. Lui soffriva di nefrite acuta e dopo due anni di malattia mor√¨. Questo episodio poi negli anni fu accostato all’omicidio di un calciatore austriaco”.

Attaccate le scarpette al chiodo divenne allenatore del Giugliano, ma non ebbe la stessa continuità e fortuna: “Vinse un campionato di Prima Categoria, che allora era come l’Eccellenza attuale, ma non fu riconfermato. Restò fermo per cinque anni, poi per due volte su richiamato. L’ultima esperienza fu nel 1960 quando non riusc√¨ a salvare la squadra dalla retrocessione. La sua carriera da allenatore, però, cominciò con i Tigrotti Giugliano, la seconda squadra della città con cui poi si fuse la prima squadra squadra molti anni dopo. Con loro vinse due campionati portandoli in Prima Categoria”.

Dopo Cannella un solo calciatore ha replicato la storia del centrocampista classe ’24: “Cannella ha indossato la fascia di capitano sin da giovane, e non l’ha mai levata fino al ritiro. La sua eredità l’ha presa Gerardo Di Grazia classe ’34. Ha indossato la fascia dopo Cannella e ha anche giocato assieme a lui, centrocampista anche lui”.

Dopo il ritiro dal mondo del calcio: “Ha continuato a fare il macellaio fino a 70 anni circa. Era rimasto solo, la moglie era morta e non ha avuto figli. Qualche anno fa ha avuto un brutto incidente, scoppiò una bomba. Si riprese, ma po con il passare degli anni dei nipoti lo anno portato a Mondragone dove vivevano loro. E’ tornato a Giugliano, per poi andare di nuovo via. Infatti è morto l√¨ ed è sepolto l√¨”.

A Giugliano nessuno l’ha dimenticato tant’è che proprio nell’ultima sfida di campionato giocata sabato contro l’Afragolese in cui le squadre hanno rispettato un minuto di silenzio per ricordare l’unico, vero Capitano.

Si ringrazia Paolo Buonanno, autore del libro “85 anni di calcio a Giugliano” per la disponibilità e la collaborazione nel raccontarci un pezzo di storia del Giugliano Calcio.

Cristina Mariano