Lys Gomis, ex Paganese, riparte dalla seconda categoria: “Pagani la mia rinascita. Oggi voglio ricominciare a divertirmi”

Lys Gomis, portiere classe 89′, ha vestito la maglia del Torino, in Serie A, dell’ Ascoli e del Trapani, in Serie B, e di Teramo, Paganese, Lecce e Casale in Serie C. Cresciuto nelle giovanili dei granata, gli viene tramandata la passione per il ruolo del portiere dal padre ed a sua volta la trasmette anche ai due fratelli Alfred (attualmente al Rennes) e Maurice (attualmente veste la maglia dell’Agia Napa).  Oggi Gomis riparte dalla seconda categoria piemontese firmando con il Gesola. L’estremo difensore è stato intervistato in esclusiva ai nostri microfoni.

Come mai la scelta di ricominciare a giocare e di ritornare tra i pali dopo tanto tempo di inattività?

“La passione ci porta avanti, perchè chi gioca a calcio lo fa per passione, non come pensa la gente solo per soldi; dietro ci sono tanti sacrifici e noi guadagniamo perchè è a tutti gli effetti un lavoro. La passione probabilmente mi porterà a giocare ancora per chissà quanti anni, proprio perchè amo questo sport”.

La scelta di giocare per l’ASD GENOLA in seconda categoria piemontese a cosa è dovuta?

“Io sono di Cuneo e qui ho tanti amici; dopo gli infortuni mi si era spenta un po’ la passione per questo gioco, ma ad oggi che ho 32 anni e faccio il portiere voglio ritornare a giocare con i miei amici e ritrovare quella spensieratezza che questo gioco mi dava quando ero bambino. Questo è un punto per ripartire, ritrovare quell’amore per lo sport e ritornare tra i professionisti, perchè le qualità non mi mancano”.

L’obiettivo, dunque, è ritornare tra i professionisti?

“L’obiettivo è dimostrare a tutti che Lys sta bene, anche perchè oggi ho una mia scuola calcio per portieri a Cuneo e l’obiettivo è insegnare ai bambini i veri valori di questo sport. Sto cercando di tramandare ai ragazzini tutti gli insegnamenti che ho ricevuto dai preparatori che mi hanno accompagnato nelle varie squadre”.

Nell’ultimo periodo hai svolto il ruolo di osservatore: è una figura che vorrai ricoprire quando smetterai definitivamente di giocare?

“Questo ruolo mi è sempre piaciuto, poi in particolar modo dovevo osservare i portieri, quindi mi divertivo molto a vedere le partite degli Under-16  e valutare gli estremi difensori. Oltre all’osservatore, però, in futuro mi vorrò dedicare anche alla scuola calcio, perchè oggi molti allenatori pensano esclusivamente alla vittoria, ma io vorrei partire dall’educazione e dalle basi. Io ho avuto la fortuna di essere cresciuto in un settore giovanile professionistico ed io voglio dare la stessa possibilità a tutti i ragazzi, poi chi ha le qualità arriva. Questa è la mia sfida”.

In Serie C tu hai giocato anche con la Paganese, che esperienza è stata? Ricordi un momento in particolare?

“Innanzitutto ricorderò sempre con affetto il Presidente Trapani. Io arrivavo dal Lecce dove ero titolare, poi per alcuni motivi sono finito ai margini e ricorderò sempre l’ultimo giorno di mercato della sessione invernale, quando mi chiamò il mio procuratore e mi disse che dovevo andare a Pagani. Inizialmente ero demoralizzato, ma poi incontrai Grassadonia e nonostante non fossi il titolare mi fece ritornare l’amore per questo sport; io ed il mister abbiamo la stessa visione di calcio, è un ossessionati di questo sport e fa lavorare tanto i ragazzi. Appena ho letto la notizia del suo ritorno ho pensato poverini i ragazzi, non dormiranno più la notte (ride ndr). Pagani è stata a tutti gli effetti la mia rinascita e la società mi è sempre stata vicina anche quando sono andato via”.

In conclusione, ti senti di dare un consiglio ai giovani portieri?

“Dobbiamo dire che alcuni regolamenti nei dilettanti distruggono i giovani, ma il consiglio che posso dare è quello di andare a giocare sempre, anche scendendo di categoria. Fare un passo indietro non è una vergogna, perchè più giochi più ti fai vedere; io sono un esempio, ho fatto 3 anni in panchina in Serie A, è vero che mi trovavo nella massima serie, ma a fine anni controllavo i minuti e vedevo 0, mentre magari in Serie C c’era uno stesso portiere della mia età che faceva 30 partite. Il consiglio che do sempre, anche ai ragazzi della mia scuola calcio, è quello di riuscire a fare un passo indietro, così poi magari se ne possono fare 4/5 in avanti”.