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LadieSoccer. Di padre in figlia, Azzurra Massa e quella maglia condivisa: “Il calcio nel mio DNA”

Il lato venusiano del calcio viene sempre considerato un lato oscuro, non affascinante, non spettacolare, che non merita attenzione e visibilità. Dietro questo lato ci sono atlete, allenatrici e anche giornaliste. Un lavoro certosino, quasi perfezionistico di persone che lottano contro la storia, ma anche contro la cultura per riuscire a svolgere l’attività che più amano senza sentirsi giudicate, guardate con sdegno e disgusto, ma soprattutto senza essere considerate come pezzi di carne posizionate lì per attirare l’attenzione e lo share davanti alla TV.

In questo senso Sport Campania ha deciso di dare visibilità al lato rosa del calcio, con la nostra nuova rubrica LadieSoccer. Per la quinta uscita abbiamo deciso di raccontare Azzurra Massa, attaccante napoletana militante tra le fila del Napoli Femminile.

Azzurra Massa, attaccante del Napoli Femminile

Tuo padre tifoso ex calciatore, è stato lui a trasmetterti la passione per il calcio?

Mio padre Giuseppe Massa ex calciatore del Napoli, Inter, Lazio, Avellino e InterNapoli , prima calciatore poi vedendomi giocare è stato il mio primo tifoso anche se proprio all’inizio lui non voleva che giocassi. Questa passione mi è stata trasmessa, come si dice “ tale padre, tale figlia”, per fortuna non ho smentito questo detto. È DNA. Sono contenta che comunque posso continuare a portare avanti questo cognome in alto come ha fatto lui nei suoi anni d’oro”.

Come ci si sente a condividere la maglia con tuo padre? Lui è stato nel Napoli, tu sei nel Napoli. Due società diverse, ma la stessa città rappresentata nel calcio.

“È un orgoglio per me condividere la maglia del Napoli, stesso numero il 7 “guai a chi me lo tocca” ci sono affezionata ma da sempre, non l’ho mai chiesto, ma l’ho sempre ricevuto e guarda caso stesso numero, possiamo dire che è destino. Ovviamente parliamo di due società e tempi molto diversi, ma l’emozione, la gioia, la felicità di indossare quella maglia o di segnare e giocare con quella maglia è la stessa”.

Una volta arresosi ti ha dato consigli per migliorare?

“Ogni fine partita mi dava consigli, mi diceva cosa sbagliavo, come potevo “ingannare “meglio l’avversario, non c era un giorno che non parlavamo di altro. Mi piaceva ascoltarlo quando mi dava consigli, poi diciamo che lui mi dava consigli ,ma là stava a me Apprendere, è quando giocavamo insieme, io li lo osservavo in tutto e per tutto. Posso dire che ora ho preso tanto le sue movenze, mi rendo conto che abbiamo anche la stessa camminata, non dico uguali ma simili gesti tecnici. La tecnica è stata la primissima cosa che mi ha insegnato e che ad oggi la maggior parte dicono che il mio punto più forte, tra tecnica e velocità e dribbling ho preso tutto da lui, per fortuna eh”.

Hai fatto piangere qualche ragazzino dopo i dribbling?

E si quando ero piccolina. Ero nella Mariano Keller, giocavo ancora con i maschietti ero L unica femminuccia. Un’azione che feci fuori area di rigore, dribblai tre di loro e tirai nell’angolino basso, tanto fu che il portiere si mise a piangere e uscì dal campo”. 

Ci sono altri aneddoti soddisfacenti che ti ricordi?

“Stavo già nel Napoli, io entrai al secondo tempo, ricordo che giocavamo ancora al Denza contro il Real Marsico , stavamo sempre in Serie B, mister Riccio mi fece entrare cross di Giusy Moraca, io con un tiro al volo la metto nell’incrocio. Feci un gol bellissimo. Ci sono altri episodi, ma questi sono quelli che ricordo più. Mi ricordo che nella Mariano Keller giocavo sempre con quelli con un anno in più, ma ogni tanto aiutavo quelli più piccoli di un anno . Nella prima partita feci gol su calcio di punizione. Quando ero piccolina  ero brava sulle punizioni, le battevo sempre. Ora anche, ma non mi ci metto come prima. In questa partita ero lì pronta a battere dall’esterno dell’area, sempre a batterlo sul primo palo e segnai. Nella seconda  partita mi ricapitò e ricordo che uno dei genitori si mise a urlare «Azzu’ Azzu’ si sign giur ca riman veng c’a gonnellin all’allenamento. Questo è uno degli aneddoti che mi è rimasto impresso. Avevo circa dieci anni. Erano orgogliosi di avermi in squadra. Ero titolare con i maschietti e c’era qualcuno che rimaneva un po’ così a lasciare il posto a me. Son cose belle da ricordare”.

È mai capitato che qualche maschietto di prendesse in giro? O ti offendesse?

Soltanto poche volte, sai mi vedevano, poi quando iniziavo  a giocare si stavano zitti e allora ero io che li prendevo in giro”.

Sei giovanissima ma hai notato delle differenze tra quel calcio femminile e questo attuale?

“Sì, si notato. Io mi sono fatta la trafila  nel Napoli e militavamo nella Primavera. Giocavamo sempre nella Serie B,  le rivali erano grandicelle rispetto a noi. Noi stracciavamo il campionato anche se non facevamo classifica. L’anno scorso, abbiamo giocato nel campionato di Serie C e vedevo che il livello si è alzato. Si vede la differenza tra Serie B e C, ma anche tra Serie A e Serie B, anche se ci sono calciatrici che potrebbero giocare in Serie A, soprattutto se dessero più spazio alle giovani. Parlo di tutte. Anche nel Napoli molte sono nuove, sono rimaste poche napoletano. Però il livello si è alzato moltissimo”.

State stracciando il campionato ora tutto fermo come la vivi?

Siamo rimaste male. Ovviamente il campionato doveva fermarsi. Ci siamo rimaste un po’ così perchè volevamo continuare a vincere sul campo. Speriamo di chiudere questa stagione con le 7 giornate che ci mancano, ma se volessero fermarlo che almeno ci permettano di andare in Serie A, perchè altrimenti sarebbero vanificate tutti i sacrifici. Noi speriamo di riprendere, di tornare a gioire sul campo, solo che al momento non si sa niente. Ci sono ancora delle riunioni, forse solo martedì sapremo qualcosa in più, cerchiamo di informarci. Viviamo di speranza, perchè sarebbe bello tornare a giocare con la tua squadra, anche perchè ci stiamo allenando a casa”.

Sogni di diventare giornalista.

Diciamo che la mia idea è cambiata, era una cosa che dicevo sempre da piccola. Ora con lo studio e con le varie opportunità che mi saranno date, vedrò cosa fare anche se il mio pensiero sarà di traduttrice ma vedremo”.

Dove ti vedi tra cinque anni!

Bella domanda -ride- spero di aver raggiunto i miei obiettivi di ora ovviamente, perché poi c’è ne saranno altri quando avrò raggiunto questi. Quindi spero di giocare in Spagna vedremo un po’ il futuro cosa mi riserva e poi di avere un lavoro soddisfacente che mi permetta sempre di lavorare con lingue perché studio questo”.