Il Rinascimento rosa

Ed eccoci qua, a raccontarne una nuova. Una storia nuova, che poi a definirla storia si rischia di sminuirla, però poi riesce difficile pure a pensare una parola diversa per raccontarla questa storia. Pensandoci bene, questa storia può essere definita una battaglia, una delle tante che la nostra Penisola abbia visto nella sua plurimillenaria storia. Già, la nostra Penisola, la nostra terra. Quella “terra di santi, poeti, navigatori” ma anche quella degli allenatori da bar, dai teorici da Facebook, quella dei sollevatori di polemiche. La nostra penisola, quella dove il calcio è una religione. Aihmè, anche quella dove la Donna nasce con lo scudo e la spada tra le mani, perchè sin da subito parte un passo dietro l’uomo. Così è stato per millenni, così è ancora oggi, ma non vogliamo mica ammetterlo. In questo scenario si muovono le protagoniste della storia, quelle che la storia l’hanno fatta. Sportive e calciatrici, ma soprattutto Donne…. fino a ieri 0 assoluto.

“Amore mi spieghi il fuorigioco?”

Quante volte lo avranno chiesto le donne ai propri uomini, quante volte questa scena ha fatto capolino nei film d’autore e non. Quante volte noi uomini le abbiamo derise? Quante volte dalla nostra bocca è uscito solo “lascia stare, torna in cucina”? Quante volte le abbiamo umiliate? Quante volte non le abbiamo capite? Umiliate, si saranno dovute sentire umiliate anche Maria Marotta e Maria Sole Ferrieri Caputi. Eppure a volte il cambiamento è dietro l’angolo, bisogna solo avere il coraggio di svoltare la strada. La strada che hanno svoltato le due sopracitate, che hanno messo i panni del direttore di gara e si sono date la risposta da sole alla domanda che hanno sempre posto ai loro “uomini”. Quanti campi di provincia avranno calcato, quante volte la loro testa e le loro orecchie si sono riempite di parole ben poco onorevoli, ordite dagli uomini perchè si sa per loro “le donne devono stare dietro ai fornelli”. Eppure anche loro hanno allargato le spalle, indossato l’elmetto e dopo tanta lotta la strada l’hanno svoltata davvero, oggi il futuro e il presente gli sorride e le vede tra gli uomini che dirigono gli uomini della Serie A.

“Il calcio femminile non sarà mai come quello maschile”

Ho sentito questa frase tante volte, ho addirittura perso il conto. Ho provato a spiegare a qualche amico, a qualche anziano al bar di Paese che sport e che lo sport non lo praticano solo gli uomini. Eppure non ho mai trovato altro che un muro, un muro fatto di pregiudizi e di tante offese. Come quelli che si sono trovati ad affrontare negli anni le calciatrici, senza distinzione di categoria. O meglio, quello che si sono trovate ad affrontare le donne. Sono donne, sono mamme, sono studenti… come tutte le altre che fingete di rispettare, ma non diciamocelo. Sono ragazze con dei sogni, ragazze che fanno sacrifici, ragazze che si sentono libere. Libere, libere almeno per 90 minuti dagli occhi di chi non le apprezza mai a fondo. Libere, libere da chi troppo spesso le vede come oggetti. Libere, libere di sognare. Sognare che un giorno tutto questo smetta di esistere, sognare che un giorno anche loro possano essere rispettate ed apprezzate, invocate e sostenute da 80mila uomini. E allora si, allora è vero il calcio femminile non sarà mai come quello maschile. Perchè il calcio maschile non avrà mai i principi di quello femminile. Non avrà mai il rispetto tra donne prima che tra calciatrici ed avversarie, non avrà mai la voglia di andare in campo e farlo solo per passione. Il calcio maschile non avrà mai una sola partita senza fischi ad atleti di colore.

“Anche le donne giocano a calcio?”

Ho provato a spiegare anche ai bambini il calcio femminile. A loro a cui tutto sembra normale, tutto sembra a colori vividi. Eppure nei loro occhi ho trovato stupore, ma stupore a sapere che anche le ragazze giocano a calcio. I bambini, quelli che nella nostra penisola nascono con gli stessi pregiudizi dei loro papà. Quante volte al parco abbiamo visto scene con bambini e bambine accumunati dalla stessa voglia di calciare la palla. Quante volte i bambini hanno allontanato le bambine? Perchè? Perchè loro devono giocare con le bambole. Imposizioni, nella terra delle imposizioni. Dove una bambina viene giudicata solo perchè rincorre un sogno, solo perchè il suo sogno è rincorrere una palla. Giudicata dalle parole, che fanno male si. Ma che non fanno mai male come gli sguardi freddi e delusi di anziani, di genitori e non… di altri bambini. La scorsa sera ero ad uno di quei tornei di paese, quelli dove si litiga anche per un banale prosciutto in palio. Tra i tanti bambini intenti a scartarsi, a passarsi il pallone o a calciarsi a vicenda incrocio una bambina, sola. Sola nella parte più luminosa della struttura, a piedi nudi sull’erba, un pallone da calcio consumato e i palleggi, il suo sorriso, pieno e contagioso.

Siamo il paese del bello fuori si, ma anche dello orrendo dentro. Siamo sempre più indietro, sempre più attaccati a valori di tempi ormai persi e non esistenti. Sono costretto a sognare una penisola dove le donne possano essere anche solo un minimo equiparate agli uomini. Costretto a sognare che anche solo per una volta migliaia di uomini possano guardare le donne calcare il campo come gli uomini. Costretto a sognare che anche solo una volta siano gli uomini a stare dietro ai fornelli. Siamo il popolo delle violenze sulle donne, siamo il popolo in cui la donna è un oggetto, da usare e soprusare. Siamo il popolo in cui fingiamo di rispettare una donna di “potere”. Siamo il popolo dove la donna non è mai stata Presidente della Repubblica. Siamo un popolo alla deriva, ma non diciamocelo.

E allora tocca a voi ragazze, tocca a voi mettere la casacca Azzurra e sudarla. Fatelo però per voi, per i vostri sacrifici, per le vostre rinunce, per gli insulti che avete dovuto udire. Fatelo per voi stesse, per il vostro saper essere donne, guerriere, sognatrici, per il vostro saper essere libere. Non fatelo nella speranza di avvicinare gli uomini della nostra penisola al vostro mondo, troverete solo un muro. La nostra bandiera oggi sventola a mezz’asta, piegata dalle nefandezze e inadempienze degli uomini, tocca a voi Donne riportarla ad ergersi forte e a sventolare la sua bellezza come ormai non fa da secoli.

 

A quella bambina che palleggiava da sola tra i bambini, alle calciatrici della nazionale femminile, alle dilettanti, a tutte le donne e bambini che indossano o sognano di indossare le scarpette. Che possiate coltivare i vostri sogni, libere e lontane dagli uomini e dai loro pregiudizi.