Giffonese. Dalla Guinea all’Europa inseguendo un sogno, Diallo: “Ho attraversato l’Africa per il calcio, determinato a raggiungerlo”

Nel calcio, come nella vita, molti sono disposti a tutto pur di correre dietro ad un sogno. Ma molto spesso il raggiungimento dei sogni ĆØ sinonimo di impegno, sacrificio e disponibilitĆ  a sradicare le radici di una vita per inseguirlo, lasciare una vita e ricominciare da capo. Allo stesso tempo, dietro a chi si costruisce una realtĆ  dal suo sogno, c’ĆØ chi ĆØ disposto a giocare con i sentimenti pur di avere un tornaconto, approfittare dei pochi spicci per arricchirsi. Una storia, una qualunque, che si ripete in Africa, in Sud America, ecc. Una di queste ha toccato anche l’Italia.

Nella Giffonese in estate ĆØ arrivato il difensore centrale Moussa Diallo, classe ’98 guineano di nascita che ha attraversato il continente nero per riuscire a raggiungere il sogno di una vita: il calcio.

“Sono della Guinea, sono arrivato in Europa nel 2016, perchĆØ cercavo di andare in Polonia a giocare a calcio -racconta ai nostri microfoni Moussa Diallo- GiĆ  in Guinea avevo iniziato a giocare a calcio, ero nel giro della Nazionale U16 del mio paese, ma poi sono andato fino in Marocco in aereo per andare poi in Polonia. Avevo un procuratore tedesco, che però mi viveva e vive in Polonia. Dovevo dargli il 50% di quello che guadagnavo per cercarmi le squadre. Una volta arrivato in Marocco ho iniziato a giocare lì, ma non mi pagavano, dicevano che dovevo aspettare, ero ancora minorenne e non potevano. Intanto il procuratore diceva che la squadra l’aveva trovata, ma dovevo pagare il biglietto dell’area e c’era una situazione troppo complicata. Ad un certo punto ĆØ sparito, non ha risposto più al telefono. Questo mi fa porre delle domande sulla serietĆ  di questa persona”.

Dal Marocco all’Italia per mare, con un barcone: “Come ho detto, avevo un procuratore, dovevo aiutare la mia famiglia, non potevo più dargli i soldi, dovevo badare a mia madre, in quel modo avrei dovuto pesare sulla mia famiglia. Non potevo. Inoltre, ĆØ sparito improvvisamente e l’unico modo per raggiungere l’Europa era quello. Sono arrivato in Italia per il calcio, per raggiungere questo sogno. Sono arrivato e sono stato in comunitĆ  per un po’, ma non sono stato bene lì. Cerco una casa, cerco un lavoro e ora che la stagione con la Giffonese ĆØ finita cerco una nuova squadra”.

Dalla comunitĆ  a Caserta, in un appartamento, cercando una nuova occasione per mettersi in mostra su un rettangolo verde: “Sono venuto qui non per i soldi, ma per il calcio. Questo mestiere, però, mi può permettere di guadagnare soldi e voglio provarci. I soldi che prendo li mando a mia madre, in Guinea. Non la vedo da sei anni e quei soldi le servono per mantenere i miei fratelli. Ho due sorelle e un fratello. Appena sono arrivato sono andato a giocare nell’Hermes Casagiove, poi nel Gladiator e poi nella Polisportiva. Le prime esperienze sono state dure, il calcio italiano ĆØ davvero diverso da quello che si gioca in Africa, in Marocco, tatticamente e tecnicamente più difficile. Ho raccolto poche presenze. Poi quando sono andato alla Polisportiva arrivavo da un infortunio. Non mi pagavano le cure nell’altra squadra, loro mi hanno convinto proprio perchĆØ mi hanno permesso di curarmi”.

Esperienza Giffonese e la voglia di tornare in campo: “Alla Giffonese sono stato bene, benissimo e di questo ringrazio il mister Luigi Incitti che mi ha dato l’occasione di mettermi in mostra. Ho giocato in difesa affianco al capitano Imparato, un calciatore che ha giocato in Serie C e da cui ho potuto imparare tanto. Ho giocato 25 partite, ma poi sono stato fermo due settimane per via di uno stiramento. A dicembre volevo andare via, ma poi ĆØ arrivato il direttore Enzo Musto, che mi ha convinto a restare. Lo devo a lui se ho potuto mettermi maggiormente in mostra. A Giffoni ci sono tante brave persone a cui devo fare tutti i miei ringraziamenti, dal presidente, al mister, allo staff, ai calciatori. Spero di riuscire in estate a trovare una squadra. Sono un calciatore che si mette a disposizione subito e dĆ  tutto in campo, proprio perchĆØ, come ho detto -conclude Diallo- il calcio ĆØ il mio sogno più grande. Tutto questo mi ĆØ possibile perchĆØ un signore Sergio Acatullo, che per me ĆØ un secondo padre, mi sta aiutando a restare in Italia. Mi ha accolto in casa, quando tutti mi hanno voltato le spalle. Non posso fare altro che ringraziarlo per questo“.

Cristina Mariano