“Fuori dalla mischia” Lucia Cammarano si racconta, dal Benevento all’approdo in Nazionale

Continua la nostra rubrica “Fuori dalla mischia” dove ogni settimana i protagonisti e le protagoniste del rugby italiano ma in particolare quello campano raccontano in maniera più approfondita la loro carriera e le esperienze più emozionanti. Questa settimana è il turno di Lucia Cammarano tallonatrice sannita delle Belve Neroverdi e della Nazionale Italiana femminile.

Lucia, Come va la quarantena?

Bene, diciamo che alterno diversi stati d’animo. Ne sto approfittando per dedicarmi un po’ a me stessa e ad attività che non coltivo di solito per mancanza di tempo. Studio, mi alleno, leggo tanto e sto diventando una chef.

Parlando di allenamenti com’è nata la tua passione per il Rugby, uno sport un po inusuale qui in Italia per una ragazza. 

Io sono di Apice, in provincia di Benevento. Lì si è sempre respirato rugby, dunque mia madre ha deciso di far provare me, mia sorella e i miei fratelli. Il fatto che fosse uno dei pochi sport gratuiti ha sicuramente influenzato la scelta di mia madre, anche se iniziando da veramente bambina è stato semplice amare questo sport; Acchiappare i compagni, trascinarli a terra, rotolarsi nel fango mi entusiasma e mi ha dato e continua a darmi tanto. Ovviamente la fatica e i sacrifici sono tanti, ma ne vale sempre la pena Come tutti gli sport di contatto sicuramente una buona struttura muscolare aiuta, ma è uno sport dove contano tanto la determinazione e la testa. Bisogna essere convinti delle proprie azioni.

Cosa ti ha portato a Monza?

Mi sono iscritta al Politecnico di Milano, e dopo un anno ho iniziato a giocare a Monza. Ho trovato una vera e propria famiglia e l’anno in cui abbiamo vinto il campionato ho capito realmente cosa volesse dire “allenarsi” correttamente. Quello che fai in campo è solo la punta dell’iceberg, bisogna fare quel passo in più. È stata l’annata più bella che io abbia in mente.

Poi hai iniziato a giocare in nazionale l’anno successivo e gli ottimi risultati non sono mancati a partire dalla qualificazione ai mondiali di rugby, qual’è stato il momento più bello che ancora oggi ricordi con emozione?

Non saprei dirti con precisione, ho vissuto molte emozioni con le ragazze della nazionale. Ma sicuramente una delle esperienze che più mi ha commosso è stata quella dei mondiali. Durante la prima partita ho subito un brutto infortunio, la rottura di tibia e perone. Ho passato diversi giorni in ospedale e avevo il morale a terra, mesi e mesi di preparazione “buttati”. In quel momento ho sentito la forza della squadra, la grandezza del gruppo. Non riesco a ricordare se ho pianto più io o Maria Magatti. Lei è stata uno dei miei punti di riferimento più importanti, insieme a Locatelli. Ma la verità è che ho sentito in ogni momento la vicinanza e la solidarietà di ogni compagna. Non mi hanno mai lasciata sola e quel calore me lo porto dentro tutt’ora. Il recupero è stato molto lungo, ma ora sono pronta per ripartire.

La nazionale tecnicamente più difficile da affrontare qual’è stata? 

Tecnicamente direi la Francia, fisicamente l’Inghilterra

Raccontaci del tuo allenatore Di Giandomenico, è in nazionale da ben 11 anni,, vi ha visto crescere sportivamente. 

Credo che Andrea sia la persona giusta al posto giusto. Non riuscirei ad immaginare qualcun altro al suo posto.

Per quanto riguarda L’RBS ti chiedo un’analisi di quest’anno nonostante abbiate disputato solo 2 partite, in quanto sospeso causa corona virus. 

Sicuramente non sono state partite semplici, nessuna lo è, ma tendenzialmente all’inizio facciamo più fatica. Le prime partite ci aiutano anche a ritrovare la giusta sintonia. Purtroppo non abbiamo avuto modo di continuare, ma daremo il meglio al temine di questa tragica situazione.

Parlando di futuro tu come vedi il tuo sia in nazionale ma anche in campionato con le Belve dopo questa situazione particolare. 

Per ora non possiamo sapere come andranno le cose. L’unica certezza è che dobbiamo cercare di non fermarci per essere pronte nel momento in cui servirà. Con le ragazze de L’Aquila stiamo facendo un ottimo lavoro. Siamo seguite quotidianamente e con attenzione dai nostri allenatori, Alessandro Marozzi e Jesse Du Toit, e dal nostro Preparatore Atletico, Giulio Zecca. Siamo un bel team, non posso che sperare bene per il futuro.

 

 

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