Il curriculum di uno dei pezzi pregiati del mercato degli allenatori, Renato Cioffi, è di tutto rispetto.
Dopo gli esordi con il Durazzano e la Viribus Unitis, arriva la svolta, nel 2005, con la chiamata del Sorrento. Saranno due anni ricchi di successi quelli alla guida della squadra costiera, con stagioni indimenticabili, che consentiranno ai rossoneri di riuscire nel triplo salto dalla Serie D alla C1.
Poi il passaggio alla Cavese, sempre in C1, con la chiusura anticipata dell’avventura metelliana, rassegnando le dimissioni
L’anno dopo, decide di scendere di categoria, con le sue straordinarie doti che vengono messe al servizio dell’Aversa Normanna, in Serie C2, ma l’esperienza si conclude poco dopo essere cominciata.
Nelle stagione 2010/11 arriva un’altra chiamata importante, quella della Casertana, con l’allenatore di Cervinara che guiderà i falchetti fino al terzo posto nel girone I di Serie D, ed i conseguenti play off.
Segue il ritorno alla Viribus Unitis e l’esperienza all’Isola Liri, dove in una situazione difficile, è costretto a lasciare, prima del master di Coverciano per allenatori di Prima Divisione iniziato nell’estate scorsa.
Eccole le parole di mister Cioffi, al momento uno dei tecnici più ambiti del panorama non solo campano, che si racconta in esclusiva ai taccuini di Sport Campania.
Mister, a Sorrento l’esperienza più prolifica, con il salto dalla D ai professionisti. Che ricordo ha di quel periodo?
Dopo una iniziale e necessaria gavetta, nel 2005 arriva la chiamata del Sorrento. Al primo anno vincemmo sia il campionato che la coppa Italia di Serie D. L’anno successivo arrivammo primi in C2 vincendo anche la supercoppa di Lega. Ovviamente, perch√© si è vinto, è l’esperienza che ricordo con più affetto, ma anche quelle non andate nel migliore dei modi, magari culminate con gli esoneri, restano comunque, a mio modo di vedere le cose, esperienze positive, perch√© le mie squadre hanno sempre prodotto gioco, ricevuto applausi, e siamo sempre stati apprezzati per il lavoro svolto; purtroppo però agli allenatori va dato il tempo giusto per costruire e le società non sempre lo concedono. Prima parlano di progettualità, e poi appena le cose vanno male ti danno il benservito. D’altronde, però, questa è un po’ la storia del calcio.
Poi il passaggio alla Cavese, dove ci fu un buon campionato ma non eccezionale. Tornasse indietro, rifarebbe la scelta di lasciare i rossoneri?
Sicuramente no. C’è stata un’iniziale incomprensione, poi subito chiarita, con la società del Sorrento, all’epoca rappresentata dal duo di presidenti Giglio-Castellano, due persone eccezionali e due presidenti ormai merce rara in questo ambiente. Con loro avevo un rapporto eccezionale. E’ stato difficile lasciare il Sorrento perch√© ormai la squadra giocava a memoria: con i miei ragazzi bastava un occhiata per capirci al volo e, nell’allora campionato di C1, dopo la promozione, potevamo raggiungere anche qualcosa di importante, in quanto la storia, vedi Trapani e Carpi, insegna che se si ha un gruppo unito, tra società e squadra, ben amalgamato in tutte le sue componenti, e se si lavora bene, si possono raggiungere anche obiettivi altrimenti al di fuori della portata di determinate piazze.
Tra le tante realtà allenate anche la Casertana. Come vede i falchetti rossoblù quest’anno in Seconda Divisione?
Per me, nel girone B di Seconda Divisione, la Casertana è la squadra più forte e credo non avrà alcun problema a qualificarsi alla Divisione unica di Lega Pro per il prossimo anno. E’ una piazza fantastica, in cui ho avuto l’onore di allenare. L√¨ il calcio è seguito come nelle grandi piazze, con lo stadio sempre pieno. E’ una realtà che merita dei palcoscenici importanti.
L’ultima esperienza all’Isola Liri si è conclusa con le sue dimissioni. E’ancora amareggiato per come è finita?
Purtroppo ho avuto problemi personali per i quali sono dovuto andare via. La cosa che dispiace di più è che abbiamo cominciato la stagione in una situazione a dir poco disastrosa: il primo giorno ricordo che trovammo il cancello del campo di allenamento sbarrato. Alcune trasferte abbiamo dovuto addirittura organizzarle con le macchine. Siccome è una piazza che conosco bene, in quanto ho avuto l’onore anche di giocarci per cinque anni, ho tenuto duro e abbiamo portato avanti il nostro lavoro lasciando la squadra, a fine febbraio, in una posizione di classifica tranquilla.
La scorsa estate, invece, l’ottima esperienza del master a Coverciano. Tra le varie esperienze anche l’incontro del gruppo di allenatori con Benitez e Mazzarri. Quali le differenze che ha colto tra l’attuale ed il vecchio allenatore del Napoli?
Sono due allenatori, sia per quello che si vede dall’esterno che per quello che ho potuto carpire nell’incontro con loro, completamente diversi. Il primo, Benitez, è un vero e proprio manager e ci ha parlato soprattutto di quella che deve essere, secondo lui, la gestione societaria di un club, avendo egli avuto importanti esperienze in questo ruolo in Inghilterra. Il secondo, invece, ci ha spiegato soprattutto il suo modo di vedere il calcio dal punto di vista tattico e quindi i vari movimenti e le strategie proprie del suo modulo di gioco.
Si parla di lei come successore di Di Maio a Vico Equense. Quanto c’è di vero?
C’è stato un sondaggio da parte della società del Real Vico ma attualmente non c’è ancora nulla di concreto. Loro al momento stanno valutando le varie possibilità. Dal canto mio sarebbe senz’altro un onore, oltre che un piacere, in quanto tornerei in costiera dove ho vissuto stagioni straordinarie con il Sorrento. E’ un ambiente tranquillo e per l’obiettivo di stagione, che penso sia la salvezza, in un girone molto difficile, la squadra è assolutamente ben attrezzata. Vediamo cosa succederà‚Ķ.
Fabio Sposito




