Emergenza Coronavirus, Ancelotti: “In Inghilterra non si sono resi conto della gravità. Rispettiamo noi stessi”

Carlo Ancelotti dal 21 dicembre è sulla panchina dell’Everton e ad attualmente unico allenatore italiano a guidare una squadra di Premier League. La stessa Premier League che, nel giro di poche ore è stata investita dalla questione Coronavirus, sbocciata anche in Gran Bretagna. Il tecnico di Reggiolo, nell’edizione odierna de’ La Gazzetta dello Sport, ha rilasciato alcune dichiarazioni sia sul mondo del calcio, variando anche sull’emergenza sanitaria in Inghilterra, con l’Eventorn costretto a fermarsi dopo che il centrocampista André Gomes ha mostrato sintomi del virus, facendo scattare le procedure di sicurezza.

Ecco quanto si evince dalle colonne del quotidiano sportivo nazionale.

“Isolamento? Non proprio, sono scattate le misure di prevenzione di fronte alla situazione del calciatore. Il giocatore ora sta meglio, la febbre è calata e questa è la cosa importante” – Esordisce Ancelotti parlando di Gomes, e poi prosegue – “Premier ferma? Era ora. È stata una decisione giusta e corretta di fronte allo scenario di queste ultime ore. Non si poteva andare avanti. La salute è la priorità. Per tutti: squadre, tifosi, media, lavoratori impegnati nel calcio. Chi può sapere che cosa accadrà. Noi, in teoria, dovremmo rimetterci al lavoro il 22 marzo, ma se la situazione generale dovesse peggiorare, come si può pensare alla ripresa del lavoro? Non conteranno le esigenze del calcio, ma la salute delle persone. Se ancora il Coronavirus sarà in piena esplosione, il calcio non potrà ripartire” – Sull’eventuale conclusione del campionato e sui provvedimenti da adottare, l’ex Napoli è fermo sulle proprie idee – “Con estrema sincerità, l’argomento non mi interessa. Il calcio, di fronte alla vita e alla salute, va messo da parte. In queste ore per me il calcio conta zero e mi dà quasi fastidio parlarne, di fronte alla tragedia alla quale stiamo assistendo. Ci troviamo a fare i conti con una pandemia, una situazione che nessuno di noi aveva mai vissuto fino ad oggi. Il bollettino dei morti dell’Italia è terribile. In un giorno sono scomparse altre duecentocinquanta persone. La priorità è concentrarsi su questa lotta, tutto il resto non conta” – Il discorso si sposta anche sulla questione italiana – “L’Italia è stata costretta a capire che, in questo momento, basta con le cazzate e con le leggerezze. Bisogna rispettare le direttive e ascoltare chi ha la competenza per emanare delle regole. Ci sono ordini ben precisi e vanno eseguiti. Bisogna rispettare se stessi, gli altri e le persone che sono al fronte in questa guerra. Provo profondo rispetto e ammirazione per medici, infermieri, volontari” – Mentre sul premio britannico Boris Johnson –  “Ho seguito in televisione con attenzione la conferenza stampa del premier britannico. Mi pare che quassù non si siano ancora resi conto della gravità della situazione. La vita continua a scorrere con una certa regolarità. Eppure ho letto le dichiarazioni di uno dei consiglieri scientifici di Johnson, Patrick Vallance, secondo il quale il sessanta per cento dei britannici nel contrarre il Coronavirus svilupperà l’immunità di gregge” – Sul personale – “Paura? In questo momento non riesco a scindere Carlo Ancelotti dal resto del mondo: penso a me stesso e penso agli altri. Il conto dei morti in Italia è terribile. Ogni sera leggiamo un bollettino di guerra”.

L’intervista tratta che dei rapporti con i colleghi allenatori da Klopp a Mourinho, passando per Allegri, oltre della sua esperienza sulla panchiana dei Toffees, ma la chiosa di Ancelotti è un messaggio rivolto all’Italia e agli italiani: “Rispettate le direttive, rispettiamo noi stessi e gli altri, rispettiamo chi sta lottando al fronte in questa battaglia”.