Due squadre allo sbando, risultati imbarazzanti e campionato falsato. Il girone A di Eccellenza Campania vive settimane surreali, con Sessana e Sant’Antonio Abate ormai completamente fuori da ogni logica sportiva, protagoniste di un finale di stagione che lascia più interrogativi che risposte.
La situazione della Sessana racconta di una società che, col passare delle giornate, ha progressivamente smantellato l’organico, affidandosi a un gruppo di giovani chiamati più a limitare i danni che a competere realmente. Tuttavia, anche la buona volontà non è bastata a evitare risultati pesantissimi. L’ultima sconfitta è emblematica: 13-0 contro il Castel Volturno, un passivo che non solo fotografa il momento drammatico della squadra casertana, ma che finisce inevitabilmente per incidere anche sugli equilibri della lotta salvezza, alterando valori e differenze reti.
Se la Sessana rappresenta una resa progressiva, il caso del Sant’Antonio Abate è ancora più grave e controverso. Ripescata in Eccellenza dopo la retrocessione della scorsa stagione, la formazione abatese ha di fatto abbandonato il campionato dopo poche giornate. Smantellamento totale della rosa, gare perse a tavolino e situazioni al limite del regolamento hanno caratterizzato un percorso sportivamente inaccettabile.
Non si tratta solo di sconfitte pesanti, ma di episodi che minano la credibilità della competizione: dalla partita non disputata per indisponibilità del campo, fino a dinamiche al limite dell’assurdo con simulazioni di infortuni e gare terminate anticipatamente per mancanza del numero minimo di calciatori. Un copione già visto contro la Boys Caivanese e ripetutosi ancora, con l’ultima partita sospesa al 13’ sull’11-0 per il Santa Maria la Carità.
Uno scenario che non può essere ignorato. Quanto accaduto impone una riflessione seria sui criteri di ammissione e controllo adottati dalla LND Campania. Il rischio è quello di compromettere la regolarità del campionato, penalizzando le società che, tra sacrifici e programmazione, portano avanti la stagione con dignità e rispetto delle regole.
Il calcio dilettantistico rappresenta passione, territorio e identità. Proprio per questo, non può permettersi spettacoli del genere. Servono controlli più stringenti, garanzie economiche e organizzative concrete e, soprattutto, la volontà di tutelare chi il calcio lo vive con serietà.
Perché perdere sul campo fa parte del gioco. Arrendersi prima ancora di scendere in campo, no.
Foto: Giuseppe Scialla




