Eccoci di nuovo all’appuntamento con la nostra rubrica C’era una volta il Calcio. Come di consueto negli ultimi appuntamenti, anche oggi andremo a riscoprire le regole e la storia di uno dei giochi che hanno contribuito allo sviluppo di quello che è diventato il calcio moderno. Partendo dalla Cina del III secolo a.C. passando per il Giappone delle dinastie imperiali, oggi ci soffermiamo sui giochi della Grecia antica, e precisamente sull’Episkuros.
Storia del gioco – Il nome Episkuros termine che probabilmente signigica gioco dell’inganno, deriva dalla parola greca phenakizo, ovvero imbrogliare, mentire. Nonostante fosse un gioco con la palla, i confronti potevano essere anche molto violenti, cosa che accadeva soprattutto nelle versione spartana del gioco. Proprio a Sparta l’Episkuros veniva praticato durante una festa annuale, in una manifestazione che metteva le une contro le altre 5 squadre composte ciascuna da 14 giocatori. Era principalmente giocato da uomini, ma non era raro fosse praticato anche dalle donne.
Descrizione – Praticato nella Grecia antica, era un gioco molto orientato al lavoro di squadra. Una partita veniva di sputata da due schieramenti che potevano contare dai 12 ai 14 giocatori.
Attrezzatura – Il campo da gioco era costituito da uno spazio delimitato da due linee di fondo e da una linea centrale detta Skuros, avente la funzione di dividere le due squadre.
Svolgimento – Le due squadre si lanciavano la palla con l’obiettivo di costringere gli avversari a retrocedere oltre la linea bianca posta alle loro spalle.
Giovanni Tafuto




