Calcio & Violenza. Che lo scempio continui: da Mestre a Roma l’orrore e la paura sui campi

Campionati finiti, bocce ferme, calciatori in ferie, quasi tutti. In alcune categorie dilettantistiche e giovanili ancora il calcio giocato non si ĆØ fermato, ma ĆØ ormai ai titoli di coda.

Ai titoli di coda probabilmente ĆØ anche il calcio in generale, con una popolazione che sembra quasi alla deriva. Nell’ultimo week-end, infatti, si ĆØ assistito a tutto tranne che a giornate di sport. Da Mestre a Roma, dai Giovanissimi alle prime squadre. cambia l’etĆ , cambia la categoria, ma resta lo scempio.

A Mestre offese, insulti e molestie a una direttrice di gara in una partita tra giovanissimi regionali. Dalle offese del pubblico, genitori dei calciatori in campo, alle vere e proprie molestie da parte di uno dei calciatori che nonostante l’etĆ  ha ben imparato l’ “esempio” di coloro che dovrebbero far sì che lo sport sia un momento di svago, cultura e socializzazione. Non un motivo ben preciso, se non quello di essere una giovane ragazza a dirigere un match di ragazzi dal sesso opposto. Questa la sua colpa e il sessismo ha prevaricato ogni senso civico ed educativo di democrazia, cultura e tolleranza. Il giocatore in questione, infatti, accodandosi al “prostituisciti” che arrivava dagli spalti si ĆØ abbassato i pantaloncini “invitando” la giovane lì di fronte a pratiche sessuali. A poco servono le scusa da parte della squadra che si ĆØ dissociata dal comportamento, perchĆØ in fondo il ricordo di questa giornata per l’arbitro sarĆ  irrimediabilmente indelebile.

A Roma, invece, l’ennesimo atto di violenza fisica nei confronti di un esperto arbitro che nel corso della sua giovane carriera si ĆØ distinto per direzioni di gara esemplari. Spareggio promozione in Seconda Categoria, con la Polisportiva Giovanni Castello a festeggiare a pochi secondi dal termine del match e i rivali del Tormarancia a sfogarsi sull’incolpevole arbitro partendo in una vera e propria caccia all’uomo. Pugni in testa, in faccia, sul labbro, un volto tumefatto, una tac e dieci giorni di prognosi. E’ questo il riassunto del finale di match che ha coinvolto il Lazio, di nuovo dopo quanto accaduto lo scorso novembre.

Due atti di violenza, verbale e fisica, in una sola giornata, in un solo pomeriggio che sarebbe dovuto essere di sport. Nulla, però, di quello che ĆØ accaduto ha a che fare con lo sport. Troppe parole di circostanza che niente hanno portato se non a un po’ di clamore e qualche rumors sui giornali. A fatti tutto ĆØ come prima e a quanto sembra le prioritĆ  paiono altre, come i play-off, i play-out e i vari capricci di Federazioni che fanno e disfano a loro piacimento. Intanto, però, gli uomini e le donne più vulnerabili, gli arbitri, restano soli di fronte alla follia.

Cristina Mariano