Calcio giovanile. Quando a 6 anni la vittoria prevale sull’educazione: la denuncia di mamma Virginia

Sport come educazione, sport composto principalmente da gioco, ludicità strumento fondante lo sport. Niente di tutto ciò vale in quel di Torre del Greco, dove in una scuola calcio della zona di Ginestra ha come principale fine la vittoria e non la formazione fisico-educativa dei propri atleti. A denunciarlo è mamma Virginia, tramite le colonne di Metropolis, e non certamente solo tramite i giornali. La mamma di un bambino di sei anni, infatti, tramite degli striscioni esposti all’esterno della scuola calcio.

“Vergogna eliminare un bambino dalla squadra solo perchè ritenuto poco capace. L’omertà, il silenzio sono la vergogna di questa società” – recita uno degli striscioni a difesa del piccolo atleta. L’iscrizione alla scuola calcio, la passione, il tifo e la voglia di partecipare. Tutto va bene fino a quando non arriva il momento topico della settimana, la convocazione e la partita, Sin dalle prime uscite ufficiali, il piccolo atleta viene escluso. Nessuna convocazione e dopo mesi in cui la situazione si è protratta, mamma Virginia decide di prendere in mano la situazione e chiede spiegazioni.

“Le partite vogliamo vincerle” – questa è la risposta che Virginia ottiene. Umiliazione è il sentimento che viene provocato nella donna, ma soprattutto nel bambino che a sei anni crede di andare a giocare a calcio per puro divertimento. E’ così che nella scuola calcio di Torre del Greco vengono meno i principi fondanti dello sport moderno, dell’educazione sportiva. Viene lesa la dignità dell’individuo e, infine, vengono violati tutti i principi fondamentali su cui si poggia il fair play: il rispetto dell’altro.

Caillois, filosofo del ‘900, parlava di sport come formazione integrale ed è per questo che diventa ancora più grave il trattamento riservato al figlio di Virginia, costretto fuori dal campo, distruggendo la sua dignità e facendogli capire che in fondo, lo sport non è proprio per tutti, neanche quando hai solo sei anni e l’unico obbligo nella scuola calcio è quello di divertirsi.

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