Benevento-Juve Stabia 1-0. Inzaghi: “Stagione memorabile”, Vigorito: “Momento che mi ripaga di tutto”

Il Benevento torna in Serie A. Dopo aver messo al tappeto la Juve Stabia di Caserta (1-0), chiudendo al comando del campionato con sette giornate di anticipo, a parlare ai microfoni di DAZN è stato proprio mister Pippo Inzaghi: “Resta l’immagine di stasera, in 10 per 80′. Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di storico, c’era un record dal 77 e noi l’abbiamo eguagliato. In casa le abbiamo vinte tutte, non so che dire. Sono felice per il presidente e il direttore, hanno creduto in me. Avremmo meritato un’altra cornice, miglior difesa d’Europa, complimenti ai ragazzi. Sono stati favolosi. Io sono un martello, ma queste sono soddisfazioni. Primi a 7 giornate dalla fine, che posso dire? I ragazzi sono andati oltre, dietro c’è un grande lavoro, io e il mio staff abbiamo fatto grandi cose. Avevo un debito d’onore con loro. Non avrei mai pensato di fare la storia. A chi dedico questa promozione? Il primo pensiero è per la mia famiglia, alla fidanzata, e a chi ha creduto in me. Infine devo ringraziare tutto il mio staff. Io pronto a battere Simone? Ora ci penseremo”.

Subito dopo il tecnico giallorosso, a parlare è un commosso Oreste Vigorito. Queste le dichiarazioni del presidente giallorosso: “La gente non va mai via dallo stadio, rimane il loro amore. Restano lì, nascosti dietro i sedili, ad applaudire. Era una promessa che avevo fatto a me stesso, ora mi godo la festa. Non era scontato, l’abbiamo visto anche stasera. Non è stato semplice, se chiudo gli occhi mi ricordo tutto, il freddo e il vento, la pioggia e le ore senza sonno. Un momento che mi ripaga tutto. Cosa dico alla gente? Di ascoltare i sussurri del vento, il cuore. Era il motto di mio fratello Ciro, ora i tifosi mi hanno regalato questa maglia e volevo che fosse sempre con noi. Lo stadio si chiama come lui, non avrebbe potuto avere un altro nome, voleva quello che stiamo facendo. Senza di noi, sarebbe stato molto più difficile. Mercato? Pensavo che bastasse un nome o un cognome, e invece no. 15 anni sui campi di C2, C1 e B mi hanno insegnato molto. Abbiamo trovato campioni di umanità, Foggia è uno di famiglia, ha un posto speciale. Ha vissuto con noi per andare in Serie A”.

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