Stamani, presso la sala consiliare del Comune di Bari, si è tenuta la prima conferenza stampa di Aurelio De Lauretiis da presidente del Bari. Presenti anche il sindaco del capoluogo pugliese Antonio Decaro ed il legale di Napoli e Bari, Mattia Grassani.
A prendere per primo la parola è proprio il sindaco Decaro: Per me è stata una responsabilità importantissima, non stavo assegnando solo un titolo sportivo ma custodivo la passione dei tifosi e la storia di 110 anni di una squadra. I tifosi mi hanno chiesto tre cose: competenza, e quella di De Laurentiis la porta con s√© col suo nome. Nella lettera ha scritto che quando partecipa lo fa per vincere; la seconda cosa è la trasparenza, e il presidente come da mia richiesta ha deciso di presentarsi direttamente con la sua faccia e azienda, senza utilizzare altre persone; la terza cosa era il rispetto, che chiedo personalmente a De Laurentiis, perch√© in passato non c’è stato rispetto per i tifosi. Abbiamo vissuto tre stagioni con fallimento. Abbiamo scelto De Laurentiis per meriti sportivi, nella sua attività ha già dimostrato tanto, passando dalla Serie C allla Champions. Economicamente c’erano altre aziende, la cordata di baresi mi ha impressionato, ma De Laurentiis è la scelta giusta. Questa volta ho scelto io e vigilerò. Posso dirle che non abbiamo scelto un tifoso, ma un imprenditore che si occupa di calcio con risultati sportivi ed economici importanti. La passione e il tifo lo metteranno i tifosi baresi. Da lei vogliamo la cazzimma! Grazie per aver accettato questa sfida”.
Dopodich√© parla De Laurentiis: Grazie al sindaco per la fiducia accordata alla mia persona e al mio gruppo. Io da bambino giocavo a basket, non a calcio. Quindi mio padre mi portava a vedere il Napoli, però a scuola si giocava molto a calcio e a basket. Poi, nel 1996 Veltroni decise di trasformare i club. Era una cosa strana, non si capiva cosa fossero. Sembrava quasi uno specchio riflettente di chi voleva ottenere altre cose attraverso il calcio. La riconoscibilità mediatica o altre situazioni. A un certo punto Veltroni ha cambiato qualcosa, concetto ribadito dalla Uefa col FPF. A 19 anni ho iniziato il percorso nel cinema. Ho realizzato circa 400 film. Poi ho pensato al calcio insieme al cinema, la mia famiglia viene dalla Campania e abbiamo pensato di prendere il Napoli. Mi sono avvicinato al Napoli fallito, non esisteva più. Mi venne consegnato un pezzo di carta nel 2004, feci la Serie C che ha insegnato tantissimo. Poi la B e la cavalcata fino alla Serie A, una crescita con nove anni di fila in Europa. Gli olandesi hanno scelto il Napoli come il club più cresciuto al mondo negli ultimi dieci anni. Quando mi hanno informato del Bari ero in ritiro a Dimaro con la squadra, volevo vivere tutte le fasi del Napoli di Ancelotti. Mi ha chiamato il sindaco, non abbiamo avuto un rapporto semplice. Ho detto che era inadeguato. Ho provato a chiamarlo per ore, senza ricevere risposta. Dopo ci siamo parlati, ci siamo trovati e ho detto che non posso fare un insieme tra Napoli e Bari. Il Bari ha la sua storia, rappresenta un territorio che ho sempre amato. Napoli ha altra storia e rappresenta un’altra terra che amo. Noi siamo insieme ai tifosi, anche se poi negli ultimi venti anni i sostenitori si sono allargati perch√© ci sono quelli da stadio normale e quelli da stadio virtuale. Cioè quello che vede le gare in tv, in rete. Noi dobbiamo essere vicini a tutti loro, rispettando le tifoserie e rappresentando i club. Bisogna capire anche come avvicinarci allo stadio reale, con famiglie e bambini. Come fa una famiglia di 4 persone ad andare allo stadio? Il Bari ha una storia composta, lunga, di 110 anni. In questi anni ci sono state stagioni belle e altre meno belle. Vogliamo una cavalcata rapida per provare a tornare in Serie A. Vogliamo lavorare sulle regole che non permettono di avere due squadre in A con la stessa proprietà. Vogliamo un cambiamento epocale”.
Subito dopo prende la parola anche l’avvocato Mattia Grassani: “Di acquisizioni societarie, nel corso della mia carriera, ne ho seguite tante. Tra piazze importanti e squadre con grande storia. La passione è tanta, ci siamo trovati di fronte una grande platea che ha voglia di conoscerci. Aurelio è un battagliero, quando mi dice ‘prendi e vai in battaglia’ ci metto lo stesso entusiasmo tra A e D. Questa situazione premia meritocrazia, esperienza e voglia di fare. De Laurentiis ha sempre portato a compimento i fatti, Aurelio gioca non per partecipare ma per vincere. La parola ‘gioco’ non è un divertimento, ma vuole fare impresa. Col calcio, con i gelati, con il cinema e con l’immobiliare. Dal secondo anno di C a oggi, tutte le vicende ci hanno messo insieme. I risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
Ancora ADL: Ringrazio Grassani che ha rinunciato alle sue ferie per essere presente oggi. Dovete stare tranquilli, il Bari non sarà mai un’appendice del Napoli. Per fugare questo problema, ho convinto in due giorni mio figlio Luigi, oggi a Londra perch√© ha inaugurato un negozio con i nostri gelati targati Fendi, a darmi una risposta sul Bari. Lui non s’è mai interessato al calcio. La famiglia De Laurentiis ci mette la faccia, non so quante cordate interessate hanno messo la faccia in prima persona. Il nuovo piano tecnico? Questa mattina alle 6.45 ho cominciato a parlare con Giuntoli. Ho già trovato il nome per il vivaio, che è Filippo Galli, che viene dal Milan. Credo che noi ci metteremo tutta la nostra cultura acquisita per fare il massimo del massimo, ma bisogna partire dal concetto che Napoli e Bari sono due situazioni diverse. Da rispettare ugualmente per fare bene. Non si possono unire le vicende, questa è un’abitudine tutta italiana. Quando ho pensato al Bari, visto che sono stato sempre un sostenitore del sud, ho pensato che al sud non c’è impresa. Manca la cultura politica, se ricordate il Trentino negli anni ’30 era una delle regioni più depresse d’Europa. Ho sempre detto che qui c’è potenziale, bisogna sfruttarlo. Mi piacerebbe creare delle opportunità per il sud che possano portare Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia a imporsi. Il San Nicola? Mi dovete dare il tempo di arrivare, di studiare il territorio. Ciò che è stato progettato nel 1990 potrebbe non rispondere alle nuove regole che il calcio richiede. Una struttura da 57.000 posti potrebbe oggi essere idonea per 40.000. Quale sarà il progetto? Credo molto in me stesso e non parlo mai di budget. Se c’è necessità, il budget può sempre essere implementato. Da Napoli mi hanno fatto i complimenti, il cellulare è esploso. Non sono mai andato fuori budget. Sono l’unico presidente al mondo a farsi cedere i diritti di immagine. Sapete che in Serie D c’è un limite agli stipendi, con i diritti d’immagine possiamo incrementare e convincere i calciatori più importanti a venire da noi. La Lega? Per vent’anni in Lega non siamo stati capaci di fare uno statuto corretto. L’arrivo di Miccichè può cambiare la situazione, confido molto in lui. Personalmente sono contrario alle seconde squadre, è una scelta che serve solo alle Juventus per piazzare i propri giocatori. Fare l’Under 23 per me sarebbe più utile, io avrei potuto parcheggiare i vari Rog, Diawara, facendoli giocare. Bisogna tirare fuori il calcio dalle mani dei politici. Per me la C è una categoria che potrebbe anche non esistere, l√¨ si formano le caste. In Lega ci affiliamo direttamente, potremmo rimanere indipendenti. Avevo intenzione di prelevare una squadra in Belgio e in Portogallo, era più difficile comprare a Londra e risalire le varie categorie. In Portogallo e in Belgio non ci sono limiti per i calciatori extracomunitari. Un’altra stupidata di Tavecchio e Lotito. Con Ventura c’è stata una brutta figura, mentre Belgio e Portogallo hanno extracomunitari e sono forti con le loro nazionali. Perch√© Bari? Amo questa terra e questa città, ci ho girato anche dei film. Vorrei creare una sorta di squadra del sud, per poter essere utile a questi territori. Il ritorno personale non deve essere il primo risultato. Il sud ha una grossa potenzialità inespressa. Obbiettivo? Bisogna lavorare per riportare il Bari in Serie A, ma non secondo le solite regole, bisogna cercare di rivoluzionarle. Bisogna provare a utilizzare una visione di calcio moderna, che possa coinvolgere i più e i meno abbienti. Idea Reja? Vero e falso. Gli avevo chiesto di darmi una mano con il settore giovanile del Napoli. Gli ho chiesto di allenare il Bari, ci risentiremo oggi. In caso, però, ho già delle alternative. Perch√© il nome SSC Bari? Mi sembra normale, non ci avevo nemmeno pensato. Mi sono abituato perch√© c’è la SSC Napoli, abbiamo preparato il dossier in pochi istanti. Per me è una cosa normale. Il mio progetto ha battuto Lotito? Siamo diversi, abbiamo culture diverse. Lui è un costruttore”.




