Avellino. D’Agostino perentorio: “C non è A, tutele e ammortizzatori”

“Nei giorni successivi alla riunione con gli altri presidenti di Lega Pro e con il presidente Ghirelli, si è rafforzata in me la convinzione già espressa, e mi è parso di capire condivisa dagli altri, che oggi prima di tutto deve essere interesse delle società delle federazioni e dei club tutelare la salute dei tesserati e di tutta la forza lavoro che ruota intorno all’organizzazione o di una settimana di allenamento” – perentorio Angelo Antonio D’Agostino, nuovo presidente e proprietario dell’Avellino, che al Corriere dello Sport, ha fatto un bilancio della situazione esponendo la sua posizione.

Tagli e proposte, sono gli argomenti sul tavolo delle videoconferenze di questi giorni, con l’ultima ipotesi, quella dei maxi-ritiri e dei controlli a tappeto sui calciatori in isolamento per tre mesi: “Se gli organi preposti ci diranno che si potrà giocare, noi siamo pronti. E’ tuttavia necessario individuare dei sistemi di tutela economico-finanziaria per i club che, in caso di ripresa del campionato, verrebbero esposti a importanti costi non ultimo quelli per gli adeguamenti sanitari e i test da effettuare, a fronte di guadagni pressochè nulli in assenza di pubblico”.  Chiaro il segnale del patron biancoverde, che non ha nessuna voglia di svenarsi per un protocollo di isolamento che potrebbe portare a un collasso economico dei club.

Su bonus e accordi per i calciatori: “Ovviamente anche i calciatori devono rientrare in questo tipo di tutela, un’ammortizzatore come può essere la cassa integrazione, è uno strumento che ci permetterebbe sicuramente di respirare in un momento di contingenza economica che vede tutti i presidenti delle squadre sportive in difficoltà. Se proprio non ci sono le risorse per coprire tutti e quattro i mesi, ci si può venire incontro. Ma è impensabile che tutto il peso economico gravi sul singolo proprietario di un’azienda o di una società calcistica. Capisco anche le ragioni dei calciatori, sono lavoratori in mondi casi decisamente lontani dalle cifre faraoniche che si vedono in Serie A, con famiglia e figli a casa. E’ giusto che anche loro accedano a forme di tutela”.