Avellino. Alto mare e zattera di salvataggio: niente è perduto per gli irpini

La tempesta che si è abbattuta sulla Sidigas e di conseguenza su Gianandrea De Cesare sta trascinando come un effetto domino anche la Scandone e l’Avellino. Se, però, da un lato la società di basket è quella che sembra sempre più vicina all’affondamento, l’Avellino essendo una società fresca e senza pendenze debitorie può avere una scialuppa di salvataggio.

In un primo momento si pensava che la vendita sia della Scandone quanto dell’Avellino fossero vincolate l’una all’altra il che metteva in difficoltà l’imprenditoria locale che sembrerebbe, secondo quanto raccolto dai colleghi di SportChannel 214, interessata proprio all’acquisizione della società calcistica. Ipotesi cautamente smentita proprio da De Cesare che in un primo confronto con i tifosi della Curva Sud, sia poi nel proprio agire, ha chiarito che il pacchetto basket+calcio non era obbligatorio.

A spiegare questa scissione è certamente la diversa situazione in cui vigono le due società. Se come detto da un lato l’Avellino è sano dall’altro c’è una Scandone che rischia il fallimento il prossimo 12 luglio, data in cui si pronuncerà la Procura che ha intentato un’istanza di fallimento causa i 12milioni di pendenze esistenti sul titolo della pallacanestro. A far tirare un sospiro di sollievo ai tifosi è certamente la notizia della prenotazione del Green Park di Mercogliano per il prossimo ritiro degli irpini nonostante ad oggi non sia ancora stato programmato nulla. Poco importa, a quanto pare, perchè da De Cesare si respira ottimismo e garanzia di un futuro per l’Avellino già iscritta al campionato.

Niente voli pindarici, questo è il mantra ma certamente sarà garantito l’ordinario in attesa di una nuova cordata pronta a prelevare il titolo.

Cristina Mariano