Si salvano solo loro. I tifosi giunti all’Emirates. Perch√© non c’è risultato che tenga: anche sotto di due gol, non hanno mai smesso di cantare, di sostenere una squadra che stasera non ha mai dato l’impressione di essere scesa in campo. Aldilà del risultato: i tifosi lo sanno bene, l’amore per la maglia viene prima di tutto. Un po’ d’amor proprio lo hanno fatto mancare i protagonisti in campo: l’Arsenal è una grande squadra ma queste sfide le si affrontano con la giusta dose d’orgoglio, per sudare la maglia ed uscire dal campo quantomeno senza rimpianti. All’Emirates non è accaduto niente di tutto ciò. Di seguito la cronaca della prima disfatta stagionale del nuovo corso targato Benitez.
Si riaccendono i riflettori della Champions. Il Napoli fa visita all’Arsenal in un clima surreale, speranzoso, intriso di emozioni. Una notte da guerrieri e allora per gli azzurri spazio alla mimetica.
Come due mesi fa nuovamente l’una di fronte all’altra: l’Arsenal ha cambiato volto, Wenger ha rivitalizzato un gruppo rinnovato in chiusura di mercato da innesti importanti. I Gunners sono in testa in Premier ma anche in Champions vogliono dettare legge. Il tecnico francese accantona il 4-2-3-1, rinforza il centrocampo dando spazio ad un 4-3-3: davanti a Szczesny, difesa a quattro con Sagna e Gibbs sugli esterni, al centro fiducia a Mertesacker e Koscielny. Mediana a tre con Flamini e Arteta ai fianchi di Ramsey. In avanti il tridente composto da Ozil, Rosicky e Giroud.
Benitez recupera Albiol ma dovrà fare a meno del suo ariete. Gonzalo Higuain non ce la fa: el Pipita ci ha provato fino all’ultimo ad essere della sfida, l’argentino però non ha superato l’ultimo provino e sarà in tribuna a soffrire al fianco di De Laurentiis. Davanti a Reina, c’è Albiol al centro della difesa al fianco di Britos, Mesto e Zuniga, fresco di rinnovo, sugli esterni. Confermati Behrami e Inler in mediana, sulla trequarti torna Hamsik tra i titolari assieme a Callejon ed Insigne. In attacco c’è Pandev, in panchina la promessa colombiana, Duvan Zapata.
Squadre in campo, parte l’inno: anche all’Emirates non può mancare l’urlo della Champions. Uno spicchio di San Paolo si è trasferito a Londra.
L’Arsenal sfrutta il fattore campo e comincia il match proiettato all’attacco. Sette minuti bastano ai Gunners per rompere il ghiaccio: giocata di prestigio di Giroud che lancia Sagna sulla corsia destra, invito al bacio per il piattone di Ozil che di giustezza fulmina Reina. 1-0 e gara subito in salita. Il Napoli non è praticamente sceso in campo. Passano altri sette minuti, Britos regala il possesso all’Arsenal, Ozil guadagna il fondo, pallone comodo per Giroud che da zero metri deve solo spingere in rete. E sono due. Ma dov’è il Napoli? Gli azzurri provano a venir fuori per la prima volta al minuto 18. Ad Insigne arriva un buon pallone, il Magnifico avanza, ignora Mesto sulla destra e prova al conclusione: tiro fuori bersaglio. Segnali di ripresa. Tre giri di lancette e schema da corner: cross millimetrico di Insigne per la testa di Britos che, di testa, manda il cuoio a lato di poco. Non è giornata per l’uruguaiano: al 22′ regala un altro possesso, Ramsey per fortuna non ne approfitta. L’Arsenal però ha la gara in pugno: Sagna sulla destra fa quello che vuole, Zuniga non riesce a prendergli le misure, altro cross invitante per Ramsey che rientra sul destro, spara a botta sicura ma centra in pieno Giroud. Salvi per un pelo. Benitez storce il naso, si scaldano Cannavaro, Dzemaili e Mertens. Azzurri a riposo con due gol sul groppone, serve una strigliata epica per raddrizzare una partita nata storta.
Comincia la ripresa, ma nulla è cambiato: meno di un minuto ed il Napoli balla ancora in difesa, Rosicky, a centro area, manca clamorosamente l’impatto col pallone. Azzurri graziati. Troppo timido il Napoli: sei minuti ed Inler ci prova con il destro, tiro potente ma impreciso. Mesto ha più libertà sulla destra, sul suo invito, al 55′, Koscielny e Mertesacker chiudono con qualche affanno. Quattro minuti e tocca di nuovo Insigne: destro fuori bersaglio. Benitez ricorre al primo cambio: fuori Pandev, evanescente, dentro Mertens. Azzurri in campo senza punte di ruolo. Cambia anche Wenger che tira fuori Rosicky e rilancia Wilshere. I partenopei faticano a venir fuori, il possesso palla, nei rari momenti in cui l’Arsenal lo concede, è sterile: in settanta minuti il Napoli non ha ancora compiuto un solo tiro nello specchio. Un dato allarmante. Al 76′ Benitez prova a dare peso all’attacco: dentro Zapata, fuori Callejon. Ma le occasioni migliori sono sempre dell’Arsenal: sugli sviluppi di un corner, Reina è miracoloso sul tocco ravvicinato di Koscielny. Benitez ricorre anche all’ultimo cambio: Albiol accusa qualche problemino, meglio non rischiare, al suo posto c’è Fernandez. Il cronometro scorre inesorabile, Wenger concede la standing ovation a Ramsey, tra i migliori in campo, ultimi scampoli di gara per Monreal. Tre minuti di recupero, poi l’incubo finalmente finisce. Il Napoli cade all’Emirates, la strada in Europa si complica.
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