AreAvellino. Quante parole, troppi pochi fatti

La stagione dell’Avellino è stata, e continua ad esserlo, caratterizzata per lo più da tante parole, nello specifico da tante promesse.

Il Presidente Walter Taccone, per i più smemorati, aveva dichiarato a inizio stagione di avere come obiettivo primario quello di ripetere quanto fatto l’anno scorso da Massimo Rastelli, raggiungendo i play-off e sfiorando la promozione uscendo solo per via di una traversa colpita dal tiro di Castaldo nella partita di ritorno contro il Bologna. Le prime partite giocate aveva presagito quanto sarebbe potuto accadere. Una sconfitta, un pareggio e poi la prima vittoria, ma un rendimento fin da subito troppo altalenante, una difesa troppo bucata per aspirare a qualcosa di prestigioso. Quanto meno, però, una certezza c’era: Marcello Trotta, considerato non determinante dai più, non si sarebbe mosso da Avellino fino al termine della stagione, quanto meno.

Le giornate scorrono, le prestazioni convincono a tratti, l’allenatore anche. Attilio Tesser è stato in bilico per tanto tempo, arrivando a rischiare davvero il salto in occasione della sportivamente tragica trasferta di Trapani. In quell’occasione l’Avellino perse, ma lo sfregio più grande fu la rassegnazione che la squadra mostrò. Fu la prima contestazione dei tifosi avellinesi della stagione. La reazione fu immediata, gli irpini di Attilio Tesser misero in moto un ruolino di marcia che pareva un sogno: 5 vittorie di fila in 5 partite giocate Oltre al risultato c’era la prestazione, la convinzione di una squadra che non voleva più lasciare neanche le briciole agli avversari per la corsa ai play-off. Però, poi, è arrivato il mercato, sono continuati gli infortuni e sono ricominciate le promesse dirigenziali di costruire una squadra all’altezza delle aspettative e degli obiettivi. Marcello Trotta,, che doveva essere un gioiellino da vendere al miglior differente, è diventato quasi un peso da buttar via il prima possibile: 2 milioni per il cartellino del calciatore che nel corso di 6 mesi aveva segnato 10 gol, che nell’ultimo periodo aveva preso per mano la squadra e l’aveva trascinata in alto, più i alto di dove aveva iniziato. Il giocatore che ha scritto la parola fine sulla striscia positiva che aveva caratterizzato le ultime settimane. Conclusa la trattativa, continuano le promesse: Troveremo un sostituto all’altezza. Il giocatore designato è Joao Silva, arrivato al Portogallo e piazzato a scaldare la panchina. Finito il mercato, il retrogusto amaro della campagna riparatoria è comprensibile. I risultati, ma soprattutto le prestazione hanno ricominciato a non soddisfare, eppure non si corre ai ripari fino alla 32¬∞ giornata. Dopo la catastrofica partita contro la Ternana la dirigenza ha deciso di esonerare il tecnico di Montebelluna.

Il nuovo arrivato, a solo 10 giornate dal termine del campionato, ha il compito di raggiungere il nuovo obiettivo, che nel corso del girone di ritorno è diventata la salvezza. Continuano gli infortuni, si lavora, ma è faticosamente insopportabile continuare a vedere che la vittoria non arriva. Ma qual è la colpa di Marcolin, un allenatore dal palmarès non particolarmente lungo e elogiante, se non quella di non avere il tempo di riuscire a ottenere dei risultati? I cultori del calcio lo sapranno meglio di chi scrive questo articolo, un cambio panchina porta fisiologicamente con s√© sia infortuni -causa cambio di ritmo e di lavoro- sia prestazioni negativa fino a che gli automatismi non sono acquisiti. √à quello che sta accadendo, ma ormai la piazza è impaziente, è delusa è arrabbiata, perch√© una squadra soprannominata lupo non può scendere in campo con la rassegnazione di chi già sa, che andrà al patibolo. Le contestazioni in campo sono quasi onnipresenti, a ogni errore arrivano i fischi, ma non si può negare che il il cambio del gioco richiede tempo ed impegno. Con Tesser la squadra non raggiungeva il 50% di possesso palla, molti, troppi lanci lunghi dalla difesa al reparto avanzato. Nelle ultime partite, gli undici in campo hanno provato ad imbastire azioni che partivano da dietro, ma la manovra è lenta e macchinosa, a risentirne sono proprio i tre davanti. L’atmosfera è calda, incandescente e dopo l’ultima partita, un’altra sconfitta arrivata in maniera meno disarmante della precedente, il Presidente aveva preannunciato un ritiro per allontanare la rosa dalla pressione e dare loro serenità nel preparare la prossima partita, che sarà con il Perugia. Dopo tre giorni arriva la notizia: niente ritiro. Ancora chiacchiere, ma questa squadra ha bisogno di fatti, fatti seri per ridarle dignità.

Cristina Mariano