Ci sono sconfitte che pesano più di altre. E quella dell’Avellino nel derby con la Juve Stabia pesa eccome. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivata: senza grinta, senza continuità, e con la sensazione che, nei momenti che contano, questa squadra si smarrisca.
Al “Romeo Menti” si è vista una Juve Stabia compatta, feroce, consapevole. Tutto ciò che l’Avellino, invece, non è riuscito a essere. Il derby, si sa, non è una partita come le altre: serve fame, serve orgoglio, serve quella scintilla che accende il fuoco dentro. I biancoverdi, al contrario, sono sembrati spenti, incapaci di reagire alle difficoltà, quasi intimoriti dalla personalità degli avversari.
Il piano gara è saltato presto, la manovra è apparsa lenta e prevedibile, e l’unico vero lampo di pericolosità si è perso tra le mani del portiere stabiese. Troppo poco per una squadra che può ambire a lottare per le zone alte della classifica.
La Juve Stabia ha colpito con cinismo, sfruttando gli errori di un Avellino distratto e nervoso. Ma ciò che preoccupa di più non è tanto la rete subita, quanto la mancanza di una reazione concreta. Non c’è stata quella spinta emotiva che, in un derby, dovrebbe venire naturale.
E allora è inevitabile interrogarsi: dov’è finito lo spirito dell’Avellino? Dov’è quella fame che, solo pochi mesi fa, sembrava l’arma in più? Il gruppo appare fragile, e la sensazione è che basti poco per farlo crollare.
La sconfitta nel derby non è solo una battuta d’arresto, è un campanello d’allarme. Perché perdere può capitare, ma arrendersi — e questa squadra per lunghi tratti ha dato l’impressione di farlo — è inaccettabile.
I tifosi meritavano ben altro. Meritavano una squadra che lottasse su ogni pallone, che mettesse in campo almeno l’orgoglio di chi sa cosa significa vestire quella maglia.
Da qui bisogna ripartire: dalla rabbia, dal senso di responsabilità, dalla consapevolezza che il nome “Avellino” non basta per vincere. Servono idee, coraggio e uomini veri.




