Apice, il sogno che diventa realtà: quando il calcio premia idee, lavoro e identità

Dalle salvezze sofferte ai vertici dell’Eccellenza: il capolavoro biancazzurro che sta riscrivendo la storia di Apice

Editoriale a cura di Francesco Nettuno

Ci sono stagioni che nascono per sorprendere e altre che, partita dopo partita, finiscono per ridefinire le ambizioni di un’intera comunità. Il girone d’andata dell’Apice Calcio rientra senza dubbio nella seconda categoria. Numeri, prestazioni e continuità che, alla vigilia del campionato di Eccellenza Campania girone B, apparivano quasi impensabili.

L’Apice, piccola ma orgogliosa realtà della provincia di Benevento, è oggi la sorpresa più bella del torneo. Al terzo anno consecutivo in Eccellenza, i ricordi delle due salvezze sofferte — la prima arrivata ai playout, la seconda conquistata soltanto all’ultima giornata — sembrano appartenere a un’altra epoca. Questa squadra ha cambiato pelle, mentalità e orizzonte, trasformando la prudenza in consapevolezza.

Apice dirigenza

La dirigenza dell’Apice

Il merito va condiviso, come ogni progetto serio richiede. Renato Cioffi, tecnico esperto e uomo di campo, ha dato continuità e identità a un gruppo che oggi gioca con personalità. Alle sue spalle, un lavoro di costruzione accurato e silenzioso firmato dal direttore sportivo Angelo Cioffi, dal team manager Annino Cucciniello, dal direttore tecnico Giuseppe Finelli e, soprattutto, dalla visione e dall’impegno costante del presidente Felice Pepe, vero motore di una gestione intelligente e lungimirante.

I numeri raccontano più di tante parole: 39 punti in 17 partite, frutto di 12 vittorie, 3 pareggi e sole 2 sconfitte. Un cammino che ha portato l’Apice a chiudere il girone d’andata al secondo posto, davanti a società storiche e blasonate come la Battipagliese e a un solo punto dalla capolista Ebolitana. Non solo risultati, ma anche qualità: miglior attacco del campionato con 39 gol segnati e difesa solida, appena 13 reti subite, al pari della prima della classe.

Alla base di tutto c’è stata una scelta chiara: dare continuità all’ossatura della passata stagione e intervenire con innesti mirati. La regia di Mincione a centrocampo, l’esperienza di Colarusso e l’impatto di giocatori determinanti come Kouyate e Schinnea, capocannoniere della squadra, hanno elevato il livello tecnico senza snaturare lo spirito del gruppo.

Emblematica, in tal senso, l’ultima gara del girone d’andata: il 3-2 sofferto contro la Virtus Monteforte non è stato soltanto un successo pesante in classifica, ma la certificazione di una squadra capace di vincere anche quando le cose si complicano. Una vittoria che ha consegnato all’Apice il titolo simbolico di vice campione d’inverno, risultato che vale come una dichiarazione d’intenti.

Apice

L’Apice rappresenta oggi un modello virtuoso per il calcio dilettantistico. In un contesto dove spesso si rincorrono “figurine”, ingaggi fuori scala e calciatori sul viale del tramonto, il club biancazzurro dimostra che il mercato va fatto con competenza, equilibrio e visione. Scegliere gli uomini giusti, prima ancora dei calciatori, valutare il tasso tecnico ma anche la predisposizione al sacrificio, al gioco di squadra e alla tenuta mentale: è qui che nascono i cicli vincenti.

Come finirà questo campionato è ancora tutto da scrivere. Ma una certezza già esiste: l’Apice è in salute, l’ambiente è compatto e l’entusiasmo cresce di domenica in domenica. E quando un piccolo paese riesce a riconoscersi in una squadra che gioca, lotta e sogna, allora sì, il calcio ha ancora molto da insegnare.