Nazionale. Prandelli: “Troppe polemiche, non si gioisce neanche quando si vince…”

Un bilancio dei suoi anni da ct, cosa non va nel calcio italiano e come gli piacerebbe che fosse.
All’indomani della partita che porta per la prima volta la Nazionale ai Mondiali con un anticipo di due turni, Cesare Prandelli si concede a “Sette”, il magazine del “Corriere della Sera” in edicola da venerdi’. Sulle recenti indiscrezioni relative al suo futuro lontano dalla panchina della Nazionale dopo i prossimi Mondiali, Prandelli non si sbilancia. “Al momento opportuno daremo l’ufficialita’: continuare o andare in un club. Certo, come ho gia’ detto, mi manca il lavoro quotidiano”. Il ct si dice pero’ deluso dal calcio italiano, “un calcio tendenzialmente polemico. Tante volte non c’e’ neanche la gioia quando vinci, perche’ c’e’ comunque la polemica. Non siamo mai contenti. C’e’ il desiderio di essere cattivi ma a che scopo?”. E racconta come vorrebbe fossero gli stadi e la partecipazione delle persone: “Le altre nazioni sono avanti. Anche nella gestione del dopo-gara, del pre-gara, dei commenti. Guarda gli stadi, all’estero. Festeggiano, si alzano, applaudono. Hanno preso il gol? Applaudono, via si ricomincia.
Mi piacerebbe chiudere gli occhi e vedere gli stadi con ragazzi giovani, famiglie che si divertono e ventidue ragazzi in campo che lottano con rispetto per vedere chi e’ piu’ bravo. Invece da noi, se perdi una partita, ti lanciano i sassi, ti aspettano fuori. Questo calcio qui basta”. E anche ai giornalisti che raccontano il calcio consiglia: “Mi piace il calcio emozionato ed emozionante, perche’ ormai il risultato, lo sbaglio, il passaggio, l’abbiamo visto e rivisto. Dopo mezz’ora e’ gia’ vecchio. Mi piace l’approfondimento fatto in maniera non seriosa. E magari costruttiva. Ma purtroppo il calcio in Italia e’ un calcio tendenzialmente polemico”. Prandelli ha parole entusiastiche per Mario Balotelli. “Sono sempre piu’ convinto che potenzialmente e’ nei primi cinque al mondo. Ha compiuto da poco 23 anni, ha gia’ avuto esperienze internazionali, importanti. Allegri e io, i suoi allenatori siamo convinti che possa fare ancora di piu’. Spesso gli rimproveriamo che il personaggio soffoca un po’ il calciatore”. Giaccherini e’ invece uno dei giocatori che gli ha dato di piu’. “Nella Juve non e’ mai stato titolare ma per un allenatore e’ una gioia averlo. Perche’ e’ sempre positivo, e’ generoso in campo, qualsiasi cosa la fa con entusiasmo”.Cesare Prandelli e’ stato in Brasile con la Nazionale per la Confederations Cup, e commenta negativamente il rapporto tra il calcio e il mondo sociale. “Stride troppo. Cioe’ tu non puoi ristrutturare un Maracana’ e spendere quello che hai speso. Di fronte alle favelas”. I momenti che descriverebbe come i piu’ emozionanti alla guida degli azzurri non sono legati al calcio “perche’ quelli ormai sono nella storia e nella memoria di tutti noi”.
Ricorda invece quattro episodi: “A Rizzoconi in Calabria con don Ciotti, quando siamo arrivati in questo campettino per fare l’allenamento con tutta la gente attorno. A quindici chilometri da Auschwitz, quando in pullman, con la squadra, c’e’ stato un silenzio come se ci preparassimo a qualcosa di intimo e profondo. Al Quirinale, quando siamo tornati dagli Europei, e il presidente Napolitano era felice come un ragazzo. Ci metto anche il recente incontro con papa Francesco, insieme agli argentini che facevano un casino fantastico”. (agi.it)