Abbiamo intervistato il rugbista campano Carlo Canna, mediano d’apertura delle Zebre e della Nazionale Italana di Rugby. Un’interessante chiacchierata a bocce ferme causa emergenza tra passato, presente e futuro con l’atleta classe ’92 sannita che ha raccontato la nascita della sua passione per la palla ovale.
Carlo sei così giovane e già giochi nella nazionale, hai debuttato all’RBS Sei Nazioni. Non deve essere semplice lasciare la propria terra così presto per inseguire un sogno. Com’è nata questa passione?
“La mia passione nasce dalla mia famiglia. Mio padre ha giocato a rugby nelle selezioni giovanili della Nazionale, il fratello di mia mamma altrettanto è stato capitano del rugby Benevento per circa 10 anni prima di smettere e il mio padrino Antonio Fragnito è stato anche lui un giocatore del rugby Benevento e ora è un allenatore. Sono cresciuto in una famiglia di rugbisti e non poteva essere diversamente. Sono andato via di casa a soli 19 anni per trasferirmi a Roma alla Fiamme Oro, non è stato difficile ambientarmi lontano dalla mia terra poiché facevo quello che mi piaceva. L’esordio in nazionale è avvenuto a 23 anni, nonostante non fossi proprio giovanissimo per la maglia azzurra posso comunque ritenermi soddisfatto”.
Nonostante l’RBS si è dovuto fermare per ovvie ragioni legate all’emergenza nazionale e mondiale, ti chiedo un’analisi sull’Italrugby fino ad ora e anche del tuo rapporto con il neo allenatore Franco Smith.
“Da quando sono arrivato in Nazionale si sono susseguiti tre CT: prima Brunel, poi O’Shea e infine Franco Smith. Conoscevo già Smith, poiché allenava una squadra sudafricana del nostro campionato. Lui allo stesso tempo conosceva il mio modo di giocare e quindi è stato facile entrare in sintonia con lui. Ha cambiato il mio ruolo in campo senza snaturare il mio metodo di gioco. Quindi non posso che essere contento del suo arrivo sulla panchina azzurra, spero di poter ricambiare la sua fiducia anche in futuro. Con lui abbiamo cambiato il nostro modo di giocare rispetto alle due precedenti gestioni. Dopo una brutta prestazione con il Galles, sia con la Francia che con la Scozia abbiamo mostrato molte cose positive senza però sfruttare le occasioni nel modo giusto e regalando qualcosa di troppi agli avversari. Penso che in ogni caso possiamo toglierci molte soddisfazioni, siamo sulla buona strada”.
La nazionale più difficile da affrontare fino ad ora qual è stata?
“In questi anni abbiamo affrontato tutte le squadre che ci precedono nel ranking mondiale, ovviamente ogni squadra ha le sue peculiarità, ma di sicuro le squadre più imprevedibili sono le neozelandesi. Non sai mai cosa aspettarti da loro e questo ti può cogliere alla sprovvista talvolta. Puoi provare a studiarli con dei video, ma hanno una capacità di alternanza che noi non abbiamo purtroppo e questo rende queste squadre davvero forti a livello mondiale, tra l’altro la loro è una tradizione ben radicata”.
Tra gli addetti ai lavori si dice che tu sia un giocatore molto impulsivo, addirittura alcuni criticano questa tua caratteristica. Pensi che questo tuo lato caratteriale giochi a tuo favore o sfavore?
“Lo ammetto, spesso può sembrare che il modo di giocare sia un po’ troppo impulsivo e non ragionato in talune circostanze. Ma sin da piccolo mi hanno insegnato a vedere ciò che mi si presenta davanti e provare a fare la cosa migliore. A volte può andare bene, a volte non come speravo, ma questo fa parte del gioco e soprattutto del mio ruolo in campo. Il mio modo di giocare mi ha aiutato tanto fin ora, ma so anche che ci sono alcune cose su cui devo lavorare per il bene sia mio che della squadra”.
Parlando di squadra ora sei con le Zebre da 5 anni quasi, qual è la ricetta di un rapporto così duraturo con una società?
“A Parma e mi trovo davvero benissimo. Dopo i primi due anni dove abbiamo avuto qualche piccola difficoltà, ora abbiamo una società sempre presente e che ci fa sentire importanti e soprattutto ci tutela. Abbiamo avuto diversi risultati positivi e abbiamo migliorato il nostro modo di giocare tantissimo. Vincere più spesso sarebbe ancora più bello sia per noi che per tutto il movimento italiano, il nostro obiettivo è migliorarci con impegno e lavoro ogni giorno”.
Come vedi il futuro dei campionati ora che è tutto momentaneamente fermo?
“Credo che la priorità attualmente sia superare questa emergenza Covid19, la salute è sempre prioritaria. Individualmente stiamo continuando ad allenarci per farci trovare pronti alla ripresa. Per quanto riguarda il campionato ci sono diverse possibilità ma per il momento quella più plausibile è che vengano giocati solo i play-off tra le prime tre, oppure eventualmente una finale tra le prime due in classifica. Ci tengo a sottolineare che sono tutte ipotesi. Personalmente invece spero di continuare a giocare a rugby quanto più a lungo possibile ad alti livelli e continuare ad avere stimoli per fare sempre meglio”.




