BISOGNO 5: Incolpevole sui gol ma nei primi 20′ sbaglia alcune uscite che mettono in apprensione i compagni di reparto.
MATINO 5: Soffre tanto con la iniziale difesa a 3 quando nella sua zona arrivano avversari da tutte le parti, leggermente meglio nel secondo tempo.
MARZORATI 4: Quasi sempre in ritardo, specialmente nell’occasione del raddoppio di Di Piazza, conclude una serata horror con un goffo autogol.
ROCCHI 6: Non ripete la splendida prova di quattro giorni fa, ma è il migliore della retroguardia, come riconosciuto da un tecnico della difesa Mario Somma in diretta Raisport.
NUNZIANTE 5: Schierato come tornante finisce nella sofferenza generale della squadra,le cose non migliorano quando torna terzino sinistro.
MATERA 5: Ci mette voglia ma nel primo tempo è sempre fuori posizione ed il Catania è padrone della mediana.
CASTAGNA 6: Meritata la maglia da titolare, è uno dei pochi a cercare idee ed imbucate non sempre capito dai compagni. Dal 79′ STRANGES sv: non punge.
FAVASULI 5,5: Soffre la fisicità ed il dinamismo del centrocampo del Catania, non brillante anche lui con una preparazione fisica da rivedere. Dal 60′ SAINZ-MAZA 6: entra con più voglia del solito e si vede, si procura il penalty che verrà sbagliato.
D’IGNAZIO 4,5: Altra prova insufficiente per l’ex baby del Napoli. Il Catania affonda dalle sue parti a ripetizione e troppo facilmente. Dal 46′ RUSSOTTO 5: Con lui in campo la Cavese dovrebbe avere maggiore qualità, ma non illumina mai e le poche volte compie errori poco comprensibili.
DI ROBERTO 5: Titolare nonostante sia uscito stremato con la Paganese, qualche tiro dalla distanza ma non pervenuto per quasi un’ora. Dal 54′ ADDESSI 6: √à più fresco fisicamente e si vede, può avere lo spunto per lasciare il segno ma entra a gara compromessa, da puntare su di lui per il futuro.
EL OUAZNI 4: Impalpabile. Non riesce praticamente mai a tenere palla e far salire i suoi mandando su tutte le furie Campilongo, spaesato. Dal 54′ DE ROSA 5: Sbaglia il rigore che avrebbe potuto riaprire la gara, sul palo terminano anche le speranze aquilotte.
ANDREA LIGUORI




