Brescia. Il paradosso dei festeggiamenti: quando un meridionale invoca la discriminazione

La festa del Brescia si macchia del solito razzismo, nello specifico una discriminazione territoriale, nei confronti delle società meridionali che dietro alle rondinelle cercano la promozione in Serie A. Chiaro, quindi, il riferimento a Lecce e Palermo che alle spalle della squadra di Eugenio Corini e ancora in lotta tra loro per il secondo posto disponibile alla promozione diretta.

Al termine della gara contro l’Ascoli che ha decretato il ritorno in Serie A degli azzurri alla ribalta non salta di per sè la promozione, quanto, invece, il gesto goliardico ma che lascia l’amaro in bocca e un certo senso di disgusto a chi ascolta. Non certamente sugli, visto che il coro è solito tra le fila dei supporters bresciani, che nonostante il gemellaggio con la Salernitana, non si sono risparmiati di offendere, seppur, ripetiamo con goliardia, l’intero meridione.

A invocare il coro è proprio un meridionale, Torregrossa, siciliano di nascita, di San Cataldo. “La nostra preferita, quella preferita di tutte” – Sono le parole pronunciate dall’ex Trapani per invocare il coro, poi assecondato da Morosini che esplicitamente intona “Terùn, terùn”. Torregrossa, però, non è il solo meridionale in forze al Brescia. Oltre al siciliano, infatti, ci sono Dall’Oglio, anche lui siciliano come anche Ndoj, Donnarumma e Carillo campani rispettivamente di Torre Annunziata e Napoli. Oltre a loro il cagliaritano Sabelli e il romano Bisoli.

Insomma una goliardia che va a toccare non solo le squadre avversarie, Lecce e Palermo, con i primi che hanno risposto con altrettanta goliardia proprio per la provenienza di Torregrossa, ma anche i calciatori stessi che non solo non hanno protestano, ma sono stati i primi a chiedere un coro che in fondo resta sempre un emblema di discriminazione territoriale.

Cristina Mariano