La Giustizia non è uguale per tutti

E’ una stagione particolare questa; molto spesso a tenere banco nei salotti e negli articoli degli addetti ai lavori non sono la tattica, la tecnica e la partita giocata quanto l’atteggiamento degli arbitri, le direzioni di gara, ma anche e soprattutto la disparità di giudizio nelle sentenze dei Giudici Sportivi.

Non comuni negli scorsi anni, ma molto in questo le continue lamentele per delle squalifiche non congrue al fatto compiuto, ma anche referti un tantino ricamati rispetto alla realtà vissuta.

Mai come nella stagione in corso si vede una coesione tra le varie società dalla D in giù a denunciare delle disparità arbitrali e delle ingiustizie che spesso e volentieri condizionano l’andamento dei campionati. Voce comune è la necessità di cambiare, nel rispetto dei sacrifici finanziari di Presidenti e soci che militano nelle categorie dilettantistiche, già di per sè economicamente vuoti a perdere.

Le ultime beffe proprio poche settimane fa: squalifica dai quattro, ai sei, agli otto mesi per comportamenti ritenuti, poi, nelle cause di ricorso non violenti, scorretti, forse, ma non violenti. Una metà stagione buttata al vento in molti casi per un criterio di giudizio tutto da comprendere, come il voler giudicare uno schiaffo comportamento non violento o un braccio poggiato sul direttore di gara più grave dello stesso schiaffo. Una protesta, seppur veemente ma non scorretta vale 3 giornate, mentre un colpo ne vale 4. Dov’è la coerenza di giudizio? Ma soprattutto quali sono i criteri per la difesa? Nonostante la massiccia presenza di telecamere non è valida la prova TV per potersi difendere ed eventualmente discolpare: è la parola di uno contro la parola dell’altro, nulla più, partendo dal presupposto che il peso del referto arbitrale è sicuramente maggiore.

Non ultimo l’atteggiamento degli stessi direttori di gara, in queste categorie giovani e sicuramente inesperti, ma al tempo stesso molto spesso irrispettosi, presuntuosi e maleducati nei confronti di calciatori, allenatori e dirigenti senza alcuna differenza.

E nel clou della stagione, con qualche traguardo ancora da raggiungere e tutto da giocarsi, il coro delle società è unico: riforma, cambiamento, trasparenza ed equità per tutelarsi e tutelare le proprie finanze, e non solo.

Cristina Mariano