X-Ray, quello che non sai su Gennaro Troianiello

Una carriera invidiabile, dalla polvere mangiata nei campi di Eccellenza a le prodezze e i campionati vinti in B. Abbiamo raggiunto Gennaro Troianiello che si è raccontato a 360 gradi, tra sogni, obbiettivi raggiunti e da raggiungere. Un ragazzo come pochi che in più di 300 presenze tra i pro e quasi 100 gol, è sempre rimasto se stesso, grande umiltà ed umanità oltre alla sua simpatia, ripercorriamo la carriera di Gennaro Troianiello.

Dove e quando nasce l’amore per questo sport?
“Come per tanti, l’amore per questo sport nasce in strada. Lì ho dato i primi calci ed è in strada che ho appreso le prime cose importanti su questo sport bellissimo.”

Il primo ricordo legato al calcio?
“Quando qualcuno ha iniziato ad accorgersi del fatto che avevo quel qualcosa in più, quello è uno dei primi ricordi che mi legano al calcio. Non lo dico per immodestia, anzi è una cosa che non mi appartiene. Anche se devo dire che da piccolo ero un pò burlone, non mi piaceva tanto allenarmi, volevo solo giocare e fare i provini. “

Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera?
“Rimpianti no, sono felicissimo della carriera che ho fatto e che sto facendo. Forse l’unico dispiacere sta nel fatto che non ho mai avuto l’onore di giocare la Serie A. L’ho conquistata diverse volte, ma non sono mai riuscito a fare il mio esordio. Mi dispiace perché comunque è il sogno di una vita, specialmente quando giochi ad alti livelli e inizi a vincere. Però non ho mai fatto polemica e mai la farò. “

Il gol più bello della tua carriera?
“Io penso che ogni gol, anche quelli “facili” sono sempre legati al momento in cui arrivano. Certo, se proprio devo trovarne uno ti dico quello segnato in un Frosinone-Salernitana. Lo ricordo particolarmente anche perché sono partito quasi dalla mia difesa, in quella stagione mi veniva tutto bene e stavo bene, sentivo la fiducia della piazza e del mister Moriero che mi cercò tantissimo. “

In carriera non ti sei mai preso sul serio, cosa pensi della tua popolarità extra calcistica?
“Sono felicissimo della persona che sono, diciamo anche che il personaggio che si è creato è stata un pò un arma a doppio taglio, mi ha tolto e mi ha dato. La gente credeva che Troianiello è arrivato dove è arrivato solo perché facevo gruppo, cosa non vera perché mi sono sempre sudato tutto ed ho sempre lavorato per restare al top. “

La carta d’identità si fa pesante, come sta adesso Gennaro Troianiello?
“A 37 anni non sei più un ragazzino e le cose cambiano, diciamo che inizi a mollare e lasciare qualcosa . Io cerco di stare ancora sul pezzo che a 37 anni non è facile, anche dal punto di vista fisico diciamo che iniziano ad arrivare i primi acciacchi.Ora inizio a pensare anche a cosa fare da “grande” ed inizio a pensare anche alla famiglia. “

Ecco quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Non ci penso troppo, almeno per ora. Ti dico la verità, vorrei rimanere nel mondo del calcio ma non in ruoli importanti. Escludo già da ora l’allenatore, è una responsabilità che non fa per me. So cosa significa essere escluso dalla formazione titolare o le reazioni che un calciatore può avere ad una scelta del suo mister quindi al momento escludo l’allenatore. “

L’allenatore che ti ha dato di più?
“Ognuno a suo modo mi ha dato tanto, sono stato allenato da allenatori che hanno fatto la storia del calcio italiano ma ognuno mi ha dato un qualcosa che mi ha aiutato. Però se devo farti dei nomi penso a Moriero con la quale sono esploso a Frosinone, poi Conte che mi ha voluto fortemente a Siena e mi ha dato tantissimo ma una parte importante nella mia carriera l’hanno fatta anche Iachini e Pecchia. “

Il calciatore più forte con la quale hai giocato?
“Tanti, ognuno per una motivazione diversa. Però i due più forti sono senza dubbio Dybala che quando arrivò a Palermo era sconosciuto ma aveva un tocco palla da mettere i brividi già da giovanissimo, poi anche Ciccio Brienza aveva qualcosa di davvero speciale. “

Cosa ti senti di dire ai giovani?
“Un consiglio che mi sento di dare ai tanti giovani che hanno una carriera davanti è quello di lavorare, lavorare tanto e duro. Conta tanto la testa, per me il calcio è tutto testa. Quindi non mollate mai che se avete talento arriverete è solo questione di tempo.”

Quanto vedi lontano il tuo addio al calcio?
“Forse lo vedo troppo vicino!! Apparte gli scherzi, come dicevo prima a 37 anni iniziano ad esserci altri stimoli e tenere alta l’asticella non è nemmeno facile. Ora come ora, spero che passi in fretta questo virus, il calcio davanti a questo passa in secondo piano e mi si gela il sangue nelle vene a sentire e a vedere la situazione attuale. Poi per il futuro si vedrà ma posso affermare con tranquillità che sono agli sgoccioli della carriera. Chiaramente nessuno vorrei mai lasciare questo sport meraviglioso però è anche giusto che ad un certo punto bisogna capire e farsi da parte. “

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