Us Agropoli, il Guariglia torna indisponibile per l’atletica: società penalizzata e stufa, ora basta!

Agropoli senza Guariglia: quando l’atletica penalizza il calcio a stagione in corso

L’Agropoli sarà costretta a lasciare il proprio stadio per la prossima gara interna di campionato. Domenica 4 ottobre i delfini affronteranno infatti l’Atletico San Gregorio al “Carrano” di Santa Maria di Castellabate, a causa dell’indisponibilità del “Raffaele Guariglia”, occupato nello stesso fine settimana dai Campionati Italiani Individuali e per Regioni Cadetti di atletica leggera.

Un problema che si era gia presentato in maniera simile alla prima giornata, quando l’Agropoli fu costretta a spostare l’orario della gara alle 17:30 per poi mettere apposto il terreno di gioco in fretta e furia pur di ripristinarne la regolarità.

Foto: Giancarlo Venosa

Sia chiaro: il problema non è l’atletica e nemmeno l’importanza di una manifestazione nazionale. Agropoli ha tutto l’interesse a ospitare eventi sportivi di questo livello. Il problema riguarda piuttosto la programmazione e una domanda che sarebbe opportuno porsi: può una società calcistica impegnata in un campionato regolare essere costretta a rinunciare al proprio stadio perché l’impianto è stato concesso per un’altra manifestazione proprio durante la stagione agonistica?

Perché se una richiesta arriva con largo anticipo, questo non significa automaticamente che debba essere accettata senza considerare gli impegni già previsti per il principale utilizzatore calcistico dell’impianto. Nei mesi di settembre e ottobre il campionato è già iniziato e, per una squadra inserita in un calendario ufficiale, ogni domenica può significare una partita interna.

Il concetto è semplice: considerando un calendario equilibrato, la probabilità che una determinata giornata coincida con una gara casalinga è sostanzialmente del 50%. Accettare manifestazioni che rendono indisponibile il Guariglia in questo periodo significa quindi mettere in conto, fin dall’inizio, la possibilità concreta di costringere l’Agropoli a cercarsi un altro campo.

E cambiare campo non è un dettaglio.

Mister Gigi Squillante prepara la propria squadra anche in funzione delle caratteristiche del Guariglia. Spostarsi al “Carrano” significa giocare su un terreno sintetico, con dimensioni più contenute rispetto all’impianto agropolese. Cambiano gli spazi, le distanze, le abitudini e, inevitabilmente, anche alcune situazioni tattiche sulle quali il tecnico lavora durante la settimana.

A tutto questo si aggiunge l’aspetto ambientale. L’Agropoli sta cercando di ricostruire entusiasmo dopo anni caratterizzati da vicissitudini societarie e sportive tutt’altro che semplici. Chi ha deciso di investire nuovamente nel progetto ha messo sul tavolo migliaia di euro, tempo e risorse per provare a riportare i delfini nel calcio che conta. E proprio nel momento in cui si cerca di ricreare un legame forte tra squadra, società, città e tifoseria, giocare le partite casalinghe lontano da casa rappresenta inevitabilmente un elemento negativo.

Ma il discorso non riguarda soltanto l’Agropoli.

Quest’anno il “Raffaele Guariglia” è infatti anche la casa temporanea della Scafatese, impegnata nel campionato di Serie C in attesa della conclusione dei lavori al “Vitiello” di Scafati. Una situazione che rende la gestione dell’impianto ancora più delicata.

Il continuo montaggio e smontaggio di porte, barriere e strutture, insieme all’utilizzo intenso del terreno di gioco, può infatti aumentare il rischio di deterioramento del manto e creare ulteriori problematiche organizzative. E non va dimenticato che la società del patron Felice Romano sostiene importanti costi per poter disputare le proprie gare ad Agropoli, garantendo di fatto al Guariglia un utilizzo di livello professionistico.

Non sarebbe quindi sorprendente se una gestione particolarmente intensa dell’impianto finisse per generare qualche malumore anche in casa Scafatese, soprattutto qualora il terreno di gioco dovesse risentire dell’alternanza tra calcio, atletica e ulteriori manifestazioni.

Il punto, dunque, è più ampio della singola partita Agropoli-Atletico San Gregorio.

Il Guariglia è un impianto pubblico e deve certamente essere messo a disposizione dello sport in tutte le sue forme. Ma proprio perché è un bene della città, la programmazione dovrebbe tutelare tutti gli utilizzatori e non creare una disciplina a discapito dell’altra.

Se l’Agropoli ha un campionato da disputare e la Scafatese deve utilizzare il Guariglia per la Serie C, queste esigenze dovrebbero rappresentare un punto fermo nella programmazione degli eventi. Le manifestazioni sportive possono e devono essere organizzate, ma nei periodi in cui il calcio è già in piena attività sarebbe opportuno valutare con maggiore attenzione la disponibilità dell’impianto.

Non è una guerra tra atletica e calcio. È una questione di priorità, programmazione e rispetto per chi utilizza il campo per un’attività agonistica già calendarizzata.

Foto: Giancarlo Venosa

Il Comune di Agropoli, anche in vista dei prossimi anni e della crescente vocazione sportiva della città, dovrebbe quindi interrogarsi sulla necessità di non concedere automaticamente il Guariglia nei mesi di campionato, anche quando le richieste arrivano con largo anticipo. L’anticipo della richiesta non può diventare l’unico criterio: bisogna necessariamente incrociarlo con i calendari delle società che utilizzano stabilmente l’impianto.

Perché oggi è l’Agropoli a dover traslocare. Domani potrebbe accadere nuovamente, magari con conseguenze ancora più complicate per il terreno di gioco o per la Scafatese.

E in un momento in cui c’è chi sta investendo migliaia di euro per riportare l’Agropoli verso categorie più importanti e chi, come la Scafatese, sostiene costi significativi per giocare al Guariglia in attesa del proprio stadio, sarebbe auspicabile che la programmazione degli eventi tenesse conto anche di questi sacrifici.

Agropoli vuole essere una città dello sport. Ma per esserlo davvero, lo sport non può diventare una disciplina contro l’altra. Deve essere una programmazione capace di permettere a tutti di svolgere la propria attività senza danneggiare chi, nel frattempo, deve rispettare un campionato ufficiale.

Foto: Giancarlo Venosa