Turris. A spasso nel tempo con Gautieri: “Devo tutto ai corallini”

Esistono gli amori, quelli passionali, travolgenti che esplodono e si consumano alla velocità di un fiammifero. Poi ci sono gli amori quelli razionali, costruiti nel tempo, quelli che ti restano dentro nonostante una separazione, perchè in fondo, amare è sinonimo di relazione. E’ questo secondo caso che unisce Carmine Gautieri alla Turris. L’ex attaccante è arrivato a Torre del Greco all’età di 19 anni, collezionando nelle due stagioni 59 presenze e 5 gol con la maglia corallina.

Se ho iniziato a fare il calciatore, lo devo alla Turris che mi ha dato tanto -racconta il tecnico della Triestina alle colonne di Metropolis- Puntarono su di me pur non essendo di loro proprietà. Mi hanno cresciuto e svezzato calcisticamente. Se non avessi fatto quel biennio al Liguori non penso sarei riuscito l’anno dopo a consacrarmi ad Empoli per poi arrivare negli anni in A”.

Un retroscena sull’approdo in casa corallina: “Fu Fabiano, attuale allenatore della squadra corallina, a volermi a tutti i costi. Giocavo nella Primavera dell’Empoli, i toscani decisero di cedermi in secco ai corallini. Sulle mie tracce c’era anche il Pontedera, ma scelsi Torre per giocare davanti ad un pubblico caldo e passionale, e poi anche perché mi sarei avvicinato a casa.  A Franco devo praticamente tutto, mi ha insegnato molto in campo e fuori: è una delle poche persone vere rimaste nel calcio. I suoi insegnamenti me li porto ancora dietro. Ricordo andammo in trasferta ad Acireale, ero triste e pensieroso. All’improvviso, Fabiano venne a sedersi vicino a me per capire cosa avevo. Mi tranquillizzò per tutto il viaggio con parole uniche” 

Camminando indietro nel tempo: “Vecchietti? Un presidente d’altri tempi, ci metteva cuore e passione per quella società. Oggi chi compra un club fa l’imprenditore in primis –confessa Gautieri- Mi offrì vitto ed alloggio quando seppe che facevo ogni giorno avanti e indietro da Quarto. Porto nel cuore anche il Strino: fu il primo a darmi consigli appena arrivai in sede. In quella partita ho rischiato la vita: mentre stavo battendo un corner, partì un mattone che per poco non mi colpiva in pieno -riferimento a Turris-Savoia- Riuscimmo ad agguantare il pari grazie ad una grande ferocia e determinazione: non volevamo deludere la nostra gente. Feci due bei gol, bisognava a tutti i costi vincere ed attendere un altro risultato -ricorda invece riguardo alla vittoria per 3-1 contro il Latina-  A fine gara eravamo tutti a pendere dalle labbra dello speaker Ascione, poi esplodemmo di gioia”.

Alcune curiosità lontano da Torre del Greco. Partiamo da Empoli: “Luciano (Spalletti, ndr) era identico ad oggi nel senso che era un rompiscatole senza eguali in campo. Non gli piaceva perdere”; passando per Totti e chiudendo con Capello: “Con Francesco ancora oggi mi sento. Una volta mi invitò, dopo un allenamento, a mangiare le cotolette preparategli da sua madre. La frase fu: “A Carmine nun fa storie e vieni”. Fu una serata davvero memorabile, conobbi una splendida famiglia. Ci fece interrompere l’allenamento perché io ed un altro avevamo calzini diversi da quelli previsti. Era un pignolo in tutto, teneva sotto controllo ogni aspetto”.