“Te lo ricordi?”. Ciro Caruso, il fiore partenopeo mai sbocciato

Eccoci qui, ritorna con il nono appuntamento la rubrica Te lo ricordi?, dedicata ai calciatori che sono spariti o allontanati dai riflettori dei palcoscenici più altisonanti. Per questa nona uscita abbiamo deciso di parlare di Ciro Caruso, difensore classe ’73, ex promessa del calcio napoletano.

GLI INIZI. Caruso inizia la sua carriera calcistica nelle giovanili della Bagnolese, insieme al suo amico Fabio Cannavaro; sempre insieme a quello che sarà poi il pallone d’oro dopo Germania 2006, Ciro finisce per essere tesserato per il settore giovanile della squadra per cui fa il tifo da sempre, il Napoli. Le sue buone qualità di permettono di strappare una convocazione per il ritiro del club azzurro nell’estate del 1992.

L’EREDE DI BARESI E GLI INFORTUNI. Per farlo maturare, la società azzurra lo manda in prestito all’Ischia Isolaverde in Serie C1, con cui gioca quattordici partite, evitando anche la retrocessione in C2, con la vittoria nei play-out contro il Chieti. A fine stagione fa ritorno al Napoli, dove riesce anche a fare il suo esordio con la maglia azzurra, ma si tratterà dell’unico gettone nella stagione 1995/96, a causa di continui infortuni ed operazioni ad entrambe le ginocchia. L’anno successivo viene ceduto definitivamente al Carpi, ancora in Serie C1. A differenza di Cannavaro, che vede anno dopo anno sbocciare sempre di più la sua carriera, la carriera di Caruso fin dal suo inizio è costellata di gravi infortuni che non gli permetteranno di collocarsi l√¨ dove tutti gli addetti ai lavori si aspettavano. All’epoca in molti pensavano che Ciro poteva diventare l’erede di Franco Baresi.

IL RITORNO A NAPOLI. Dopo la parentesi al Carpi, dove Caruso colleziona 14 presenze con 3 reti messe a segno, il difensore partenopeo accetta il trasferimento alla Reggiana in Serie B. Con i granata di Reggio Emilia torna a mettersi in mostra scendendo in campo per ventuno volte nel campionato cadetto, facendo valere le sue qualità di difensore. Si trasferisce quindi a Pescara nell’estate del 1998 ancora in cadetteria, ma in due stagioni in biancoazzurro, scenderà in campo solo otto volte, sempre a causa di continui infortuni che fin dall’inizio gli hanno condizionato la carriera. Conclusasi l’avventura con i delfini, fa il suo ritorno al Napoli, quando i partenopei sono appena tornati in Serie A, il calciatore viene per subito girato in prestito al Benevento. Con gli stregoni gioca appena otto partite, per poi rientrare in azzurro nella finestra del mercato estivo. Il Napoli intanto è retrocesso in cadetteria, qui Caruso trova una discreta continuità di gioco, scendendo in campo ben 13 volte su 38 giornate di campionato.

LE UTLIME SQUADRE PRIMA DEL RITIRO. Quella del 2001/2002 sarà la sua ultima esperienza con il suo amato Napoli, poich√© Caruso nell’estate del 2002 passa alla Carrarese in Serie C1. In Toscana gioca con continuità , vestendo la casacca gialloazzurra per ben ventidue volte, per poi passare alla Palmese nel 2003, vestendo la maglia delle Furie Rossonere in Serie C2. Ciro Caruso chiuderà la sua carriera in Eccellenza, con la maglia dell’Internapoli, dopo anche un’esperienza con i siciliani del Siracusa in Serie D.

DOPO IL RITIRO. Conclusasi la carriera da calciatore, Ciro Caruso non lascia il mondo del pallone e intraprende quella di procuratore di giovani calciatori. Attualmente è uno stimato agente Fifa e presidente di alcune scuola calcio.

Questa è la carriera sportiva di Ciro Caruso, calciatore partenopeo che, a causa dei costanti infortuni non è sbocciata come ci si aspettava. Potevamo anche parlare della tragedia che ha colpito l’ex Napoli nell’estate del 2008, ma per rispetto alla famiglia Caruso, evitiamo di addentrarci in questa vicenda.

 

a cura di Gianfranco Collaro