Sport dilettantistico verso lo stop, ecco cosa sta succedendo

Torna il dualismo Covid-19-sport. Torna la paura per i contagi, ma anche quello del lockdown. Dopo il DPCM che ha bloccato lo sport amatoriale, entro giovedì o venerdì potrebbe essere la volta dello sport dilettantistico. Al momento, la discussione del nuovo DPCM che Giuseppe Conte dovrebbe firmare ormai a breve, si sta discutendo sul mantenimento dell’apertura di palestre e piscine, e dello sport dilettantistico per il settore giovanile e scolastico.

Vincenzo Spadafora è il primo che si sta muovendo per mantenere aperto lo sport, consapevole dei diritti che anche un settore considerato solo ludico posso ritrovarsi nella crisi. All’ANSA il Ministro dello Sport ha dichiarato la sua posizione: “Non si possono prendere decisioni azzardate, stiamo lavorando per riconoscere allo sport gli stessi diritti degli altri settori”. Si rischia una vera e propria crisi, in particolare nei settori dilettantistici, dove alle spalle delle squadre lavorano tanti, rischiando, così di venir fermati prima ancora del necessario. Il primo ad aver messo in discussione l’apertura dello sport è stato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intenzionato nella giornata di ieri a chiudere i campionati. Da qui, l’apertura di una petizione (LEGGI QUI) per non fermate lo sport e considerarlo per i valori che ha: un lavoro per alcuni, uno sfogo sociale per altri.

Intanto Spadafora, sta lavorando per prova a restringere i protocolli, mantenendo comunque aperti gli sport. Tutto questo all’indomani del primo DPCM, quello che aveva dato l’ok per l’apertura al pubblico di stadi e palazzetti dello sport. Si rischia un passo indietro, non solo per quel che riguarda gli sport regionali, ma quelli a livello nazionale. Coinvolti, quindi, potrebbero essere i campionati di calcio dalla Serie D a scendere. Da qui, l’appello di Cosimo Sibilia a non prendere decisioni affrettate. Un appello a cui fa eco anche il numero uno del CONI Giovanni Malagò, ma anche Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute, Claudio Barbaro, presidente del comitato ASI (LEGGI QUI) ed infine Vittorio Bosio, presidente del CSI (LEGGI QUI)

In tutto questo, però, c’è la condizione di sussistenza di campionati come quello di Eccellenza e Promozione, senza dimenticare le altre categorie inferiori. Continui rinvii, un protocollo che a tutti gli effetti non si riesce a rispettare a causa della crisi economica e delle difficoltà di ritrovare i fondi per tamponi e test sierologici. Calciatori spaventati e Comitato regionale Campania costretto a rinviare di settimana in settimana partite nelle quali le società sospettano positività o contano i contagiati. Basti pensare al Gladiator, ultimo colpito con 9 tesserati fermi in isolamento, lo Sporting Barra, ma anche altre società.

Condizioni surreali in cui i calciatori non sanno se e come scendere in campo. Test che possono essere garantiti solo nel campionato di Serie D, grazie alle diverse energie economiche a disposizione. Ed è proprio in questi tornei che resta alta la resistenza, prima ancora che nei settori regionali.