Serie A. Tra inferno e paradiso niente è ancora deciso

Sta per volgere al termine anche il massimo campionato di calcio italiano. Si è archiviata ieri la 36esima giornata di Serie A. Risultati per tratti prevedibili e per tratti inaspettati.

La Fiorentina si riaffaccia al 6¬∞ posto arrivando ad un punto di distacco dal Milan nella speranza di sistemare una stagione maledetta. Lo fa battendo la Lazio e alla vigilia della partita con il Napoli, illuso e mazziato dall’acerrima rivale.

Infatti nello scontro diretto tra Juventus e Roma, in cui la Vecchia Signora avrebbe potuto ipotecare il sesto scudetto consecutivo, il terzo dell’era Allegri, è la Roma a esultare, davanti al proprio pubblico. Ma quanto ha gioito in realtà la tifoseria? Dopo la panchina a San Siro, nell’ultima del Pupone alla Scala del Calcio, Spalletti umilia l’eterno capitano giallorosso facendolo entrante in campo solo a due minuti e mezzo dalla fine, a risultato acquisito, senza che il numero 10 potesse toccare palla. Uno sfregio vero e proprio o solo pragmatismo? Alla 37esima giornata l’ardua sentenza, quando calerà il sipario della stagione nella partita interna dei romanisti contro il Genoa.

Napoli illuso da Lemina, che apre le marcature e fa respirare ottimismo alla squadra di Sarri reduce dal pokerissimo contro l’altra torinese, i granata di Sinisa Mihajilov. Tutto molto bello, ma è tempo di bilanci e quei punti persi con le meno blasonate, vedi Pescara, vedi Sassuolo, vedi Palermo, pesano come macigni. E a meno che Genoa e Chievo non compiano miracoli fermando i giallorossi, i giochi son fatti.

La favola più bella resta comunque l’Atalanta: per gli sportivi disinteressati proprio grazie ai nerazzurri si respira ancora un po’ l’aria romantica del calcio che fu, quello imprevedibile, in cui chiunque poteva festeggiare e non solo le solite sette primizie. Da sempre ostica, la squadra bergamasca aveva abituato ad un classico, ma efficace, catenaccio all’italiana, per poi trasformarsi, con l’arrivo del maestro Gasperini, a un gioco propositivo. Squadra giovane composta da propositivi giocatori italiani, ora corteggiati da tutte le squadre di Italia. Si sogna, giustamente l’Europa e dopo la defaiance contro l’Inter con quel pomposo 7 a 1, i nerazzurri si sono ripresi fermando, solo ultimamente, Juventus e Milan. Quest’ultima partita valevole per il quinto posto, dove gli atalantini son ben saldi.

La milanesi, nobili decadute, si sono affidate alle mani dei potenti orientali. Thoir più che Berlusconi. Un “Milah” appena nato che ancora non ha potuto operare attivamente sull’aspetto tecnico. Dall’altro l’Inter che pare non ave colto l’essenza dello sport: le figurine non servono. A mentre il buon Pioli viene messo da parte a tre giornate dal termine, il neo-arrivato si fa sottomettere da un mai domo Sassuolo, a metà della classifica solo per i tanti guai fisici dei principali protagonisti della scorsa stagione.

In fondo alla classifica il Palermo ormai con la mente in B, si fa beffe di un Genoa più altalenante che mai vincendo seppur di misura. Una vittoria morale più che utile alla classifica. Pescara ed Empoli perdono, nel mezzo un orgoglioso Crotone, che conferma aver ritrovato la forma e anche le misure, vincendo contro l’Udinese ed avvicinandosi all’Empoli, che dista solo un punto. I pitagorici, però, nel prossimo week-end avranno a che fare con una Juve reduce dal pareggio nel derby, dalla sconfitta con la Roma e dalla finale di Coppa Italia contro la Lazio. Testa a Roma, testa a Cardiff e seconda della classe che si fa vedere nello specchietto retrovisore, arrivando a -4 dalla zebra torinese.

Un calendario complicato per gli uomini di Nicola che nell’ultima dovrà avere a che fare contro la Lazio. Al contrario Empoli impegnato con Palermo e Atalanta. Sarà lotta fino all’ultimo sangue.

Nel mezzo della classifica tutto secondo le aspettative.

Cristina Mariano