Roma 2022. Storie di Master: da Pechova a Mazzucchi

ROMA 2022. LA LEZIONE DELLA NUOTATRICE AMPUTATA PECHOVA: “IN ACQUA MI SENTO UGUALE A TUTTI GLI ALTRI E CON UNA FORZA INCREDIBILE”

Roma 2022. Il nuoto è uno sport per tutti. Un veicolo straordinario per abbattere barriere, ridare speranza e rilanciare la voglia di misurarsi con se stessi e soprattutto gli altri.
Un messaggio d’eccellenza arriva dalla ceca Marketa Pechova e dalla sua storia che narra di lotte, di rinascite e di vittorie. Una lunga battaglia, iniziata a 3 anni, contro un maledetto tumore ad una gamba: poi a 12 l’amputazione. “Sono stati anni difficilissimi nella mia vita – sottolinea la 43enne di Praga – a 16 anni infatti mi è stato diagnosticato anche un tumore ad un rene che poi per fortuna ho sconfitto grazie a un trapianto. Una volta uscita dall’ospedale sono ritornata a vivere e ho provato il nuoto. In acqua mi sono sentita uguale a tutti gli altri e con una forza incredibile”. Insomma l’acqua è diventata il suo elemento naturale e lei da quando è uscita dall’ospedale non si è più fermata. “Nel 2019 ho attraversato lo Stretto della Manica, dalla Francia in Inghilterra, in 12 ore e 31 minuti: sono stata la prima donna per il mio Paese con una sola gamba. Un’esperienza bellissima e che vorrei riprovare per abbassare il tempo”.
Marketa ha disputato mercoledì la 3 km di nuoto in acque libere, svolta di fronte la spiaggia SPQR del Lido di Ostia, che ha aperto la diciottesima edizione dei campionati europei Master di Roma, chiudendo al dodicesimo posto nella categoria (40-44) in 54’46”4. “Sono contenta del mio tempo: la 3 e la 5 km sono le mie distanze. Ero un po’ emozionata in partenza, poi mi sono sciolta. Sono felice di aver gareggiato in Italia: un’esperienza bellissima, unica”.

MASTER NUOTO – REICHELT E MANNOCCI: IL BANCHIERE TEDESCO E IL FILOSOFO ITALIANO

Hans Reichelt e Massimo Mannocci sono l’emblema di come il nuoto faccia bene al fisico, alla mente e soprattutto renda viva e migliore la vita.
Ottantaseienne bavarese ed ex banchiere uno, settantaseienne romano di Fregene ed ex professore di filosofia l’altro. Entrambi sono cresciuti a pane e nuoto fin dall’infanzia; in questi dieci giorni si sfideranno, prima nelle acque libere e poi tra le corsie, ma sempre con il sorriso sulle labbra, un ottimismo da fare invidia e una voglia di ringhiare ancora contagiosa.
Reichelt parla un italiano perfetto, adora il Belpaese e ci viene da sempre in vacanza e non solo: “Ho iniziato a nuotare a cinque anni, nel piccolo lago di Jena, nel cuore della Turingia, e poi non ho mai smesso. Ho provato anche a praticarlo a livello agonistico, ma poi gli studi in Economia e il lavoro in banca, per un bel periodo, mi hanno costretto a diminuire con gli allenamenti, senza però mai abbandonare completamente il nuoto”.
Intorno ad Hans, mentre parla, si avvicinano master più giovani per ascoltare una storia di passione che dura da ottant’anni. “A quarantacinque anni ho scoperto il mondo dei master e ho ripreso una preparazione più seria. Due ore al giorno, sette giorni su sette: durante la settimana appena uscivo dalla banca, verso le cinque del pomeriggio, e nei weekend la mattina. Poi una volta in pensione non ho più avuto problemi d’orario: adesso alterno lago a piscina senza problemi. Gareggiare in Italia per me è bellissimo, non è la prima volta: in passato ho partecipato anche ai campionati estivi a Riccione. L’amore e la passione per questo sport aiuta a mantenere giovane e viva la testa, che poi comanda anche il fisico; più nuoto e più ho voglia di nuotare”.
Massimo Mannocci è un fiume in piena, da buon romano doc. Nato e vissuto a Trastevere, si è poi trasferito a Fregene, a pochi chilometri da Ostia: questo è il suo mare. “Ho iniziato a nuotare a quattro anni: mi sono buttato nelle acque del Lago di Albano ed è come se non ne fossi mai uscito. Da giovane ho nuotato per la Lazio Nuoto.
Mi sono fermato appena iscritto a Filosofia all’università e successivamente durante i primi anni di insegnamento. Ho ripreso, anche io e sempre con immutata passione, grazie ai master. Insegnavo ed allenavo: sveglia alle 4.00, allenamenti alle 5.00-5.30 e alle 8.00 pronto per entrare in classe.
Questa è stata la mia routine fino alla pensione. Adesso è tutto più regolare, ovviamente e meno frenetico: disputo una quarantina di gare all’anno e mi alleno sei giorni alla settimana, perché uno lo lascio per riposarmi e soprattutto per stare con mia moglie che mi ha sempre supportato e sopportato”. Il nuoto come elisir di vita per il professor Mannocci. “Ho 76 anni e mi sento la forza e l’energia di un ragazzino. Adesso si gareggia per divertirsi, più che per agonismo: certo nessuno ci tiene a fare brutta figura. Il segreto prima di una gara? Non sentire la pressione (non controllo mai l’ordine di partenza) e mangiare bene la sera precedente: io, in genere, mangio riso e verdure e in gara vado alla grande”.

ROMA 2022 – L’OLIMPICO MAZZUCCHI TORNA A TUFFARSI PER IL FIGLIO LORENZO

Dalla commentary position al trampolino. Massimiliano Mazzucchi ha appena finito di raccontare per Rai Sport le imprese degli azzurri dal castello dei tuffi allo Stadio del Nuoto. Adesso tocca a lui lanciarsi da lassù. “Lasciare il microfono e tornare a saltare in questa bellissima piscina è un’occasione unica”. Massimiliano Mazzucchi ha 41 anni, ha rappresentato l’Italia alle Olimpiadi di Sydney 2000 e Atene 2004 dalla piattaforma. “Nel 2013 ho smesso di gareggiare e nel 2015 è nato il mio primo figlio, Lorenzo”.
È anche per lui se Massimiliano ha deciso di gareggiare ai Master. “Mio figlio nuota, ha sette anni. Ho pensato che tornare a saltare fosse un modo carino per mostrargli dal vivo quello che il papà faceva in passato; ma anche per trasmettergli lo spirito di sacrificio nello sport”.
L’ex atleta olimpico ha un ricordo speciale del Foro Italico. “Avevo proprio 7 anni quando, dopo aver iniziato a fare tuffi, vidi una gara master con Giorgio Cagnotto in questo impianto. Non sapevo chi fosse, ma rimasi estasiato. Pensai, quanto è bravo!”.
Per Mazzucchi, che adesso allena i più giovani, è la prima volta ai Master. “È stata una decisione che ho preso per me, anche per rimettermi in forma. Nel momento in cui l’ho detto ai miei amici, ai miei ex compagni di nazionale, non potevo più tornare indietro. È un modo per darsi degli obiettivi. Ognuno di noi sta qui per un proprio obiettivo. Ognuno vince a modo suo. Nei tuffi puoi scegliere la serie, vorrei eseguire dei tuffi un po’ difficili rispetto alle mie capacità. Spero di non farmi male, non vedo l’ora di risentire quel brivido quando sto sul trampolino, il giudice che fischia. Rischiare anche qualcosa. Provare ancora l’adrenalina che soltanto chi pratica sport può capire”.
In questi giorni si affronteranno ex tuffatori, appassionati, allenatori. “È un modo per stare insieme. Ci divertiremo. Chiederò consigli a chi si è appena tuffato. Quale trampolino scegliere, qual è il migliore da usare”, per strappare un applauso al piccolo Lorenzo.