Riforma Calcio. Criscitiello insiste: sarà Serie B a due gironi

Mentre non si placano le polemiche per la situazione che riguarda la Serie D, ancora al vaglio è la possibile riforma del calcio professionistico. Sono due le possibili strade, a quanto pare, seppur Michele Criscitiello insiste sull’ipotesi proposta dal presidente del Potenza Caiata.

Seconda questa possibile riforma si andrebbero a ridurre drasticamente le squadre professionistiche, ma al tempo stesso si andrebbe ad appesantire il carico delle squadre dilettantistiche sotto il controllo di Cosimo Sibilia. La Serie C, infatti, passerebbe a categoria dilettantistica, la prima, in cui andrebbero a militare 40 squadre, quelle retrocesse e degradate da quella che diventerebbe il secondo girone della Serie B. Serie A a 20, Serie B a 40. Questa l’ipotesi.

Con questa proposta, però, non sarebbero d’accordo in tanti. In primis Mauro Balata, ma anche i presidenti dei club di Serie C, che dovrebbero trasformare il club in una ASD o SSD, rinunciando al 4% dei diritti sportivi provenienti dalla Legge Melandri per i diritti televisivi. Inoltre non renderebbe contenti nemmeno i calciatori militanti nel campionato di Serie C che a quel punto perderebbero non solo lo status di professionista, ma anche i contributi previdenziali che il contratto pro porterebbe loro.

Un surplus di malcontento che andrebbero ad aggiungersi a quelli delle 36 retrocesse dalla Serie D, ma che potrebbero ritrovarsi comunque in interregionale grazie alla riforma o semplicemente per carenza di organico, situazione, attualmente che si ipotizza a causa della crisi post Covid-19.

Un’altra ipotesi è quella che sembrerebbe preferita dai vertici della Serie B, cioè quella con il ritorno della Serie C2 ad accogliere 40 squadre e la riduzione della Serie C a un unico girone da 20. Che nell’aria ci sia comunque l’intenzione di riformare il pallone è chiaro a tutti, anche a causa di una grande fatica economica da parte di chi si ritrova nel professionismo dopo il salto di categoria. Il ritorno della C2, una sorta di limbo tra professionismo e dilettantismo, ammortizzerebbe i costi di ripescaggio, attualmente pari a 300mila euro a fondo perduto, senza contare quelli di iscrizione.

Chi spinge da un lato, chi dall’altro. Il 3 giugno con molta probabilità si andrà incontro a una discussione ardua sul futuro del calcio italiano. Tutti son pronti, ora è da capire se ci siano realmente le volontà.