Quando finisce un … campionato !!! Considerazioni sul filo della nostalgia e dell’emozione

Sabato 14 maggio 2016, ore 22:45 circa. Nel San Paolo in festa, riecheggiano le note della musichetta… Il secondo posto appena blindato significa accesso diretto alla Champions League: l’Europa che conta tornerà nel suggestivo, per quanto fatiscente, impianto di Fuorigrotta.

Dopo la sbornia, breve e moderata, dopo aver rivissuto con la mente l’intera stagione partita a luglio in quell’incantevole paradiso di nome Dimaro, dopo aver riposto segreti talismani e presunti amuleti, un’ improvvisa quanto ingiustificata amarezza, miscelata a nostalgia prende il sopravvento.

Quando finisce un campionato […] ti senti un nodo nella gola, ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente, e non ti basta più un amico e non ti basta più distrarti, e non ti basta bere da ubriacarti e non ti basta ormai più niente…

Parafrasando un celebre capolavoro di Riccardo Cocciante, provi a giustificare un simile stato d’animo. Ma non ti basta, e allora vai a rileggerti gli articoli di ‘commiato’ delle precedenti stagioni, scoprendo delle affinità emozionali, ma anche quanto e come siano mutate le aspettative e le speranze circa il futuro azzurro.

[‚Ķ] Il campionato è finito. Punto. Ecco una spiegazione ‘razionale’, plausibile e ‘rassicurante’. […] Inutile nascondersi, la ‘vera’ risposta ha un nome: Walter, e un cognome: Mazzarri. [‚Ķ]. E la nostalgia è niente al confronto della ‘paura’ dell’ ignoto cui andiamo incontro. Ricominciare tutto o quasi daccapo non è mai semplice, ma forse una ventata di novità è proprio quello di cui abbiam bisogno.[‚Ķ] Ecco perch√©, perso e dimenticato Mazzarri, sarà fondamentale e indicativa la scelta del nuovo allenatore. Un veloce identikit è quanto basta: di caratura europea, che abbia già vinto, e che pretenda giocatori di qualità.

Cos√¨ scrivevo dopo un ininfluente Roma-Napoli, ultima di campionato, stagione 2012-2013. La scelta di Benitez, corrispondente in pieno a quell’identikit, permetteva di credere in quel decantato progetto, magari lento, farraginoso, al limite dell’utopico, eppur reale, vivo. La cesura si consumerà l’anno dopo quando, la seconda annata in salsa iberica, sarà segnata da una palese mancata fermezza societaria, di perseguire un percorso idealmente tracciato.

L√¨, in quel luglio senza Dimaro, le mie fragili certezze crollano, e l’annata disgraziata (con la sola parentesi orgiastica di Doha) partita da Bilbao, passata per un arbitro norvegese e una sperduta città ucraina, terminata il 31/05 con un rigore sparato alle stelle da un immaturo Higuain, fanno il resto. Poi… poi è storia recente. La sbandierata internalizzazione, ripudiata a vantaggio di una sana ‘provincializzazione’, Sarri, la tuta e tanto scetticismo. Entusiasmo ai minimi storici, il ritorno a Dimaro per ca(r)pire sentimenti e sensazioni; i dubbi, poi fugati, sull’opportunità di seguire ancora la (mia) maglia della mia città. La ‘colpa’ non risiedeva nel pur deludente panciuto spagnolo, n√© nel pedigree poco allettante del toscano nato a Bagnoli, ma in un progetto societario troppo ‘ballerino’, troppo debole e lunatico per essere realmente credibile.

Sia chiaro: i meriti e i risultati conseguiti da questa società sono tanti e di straordinaria fattura, ancor più se si guarda con razionalità e senso critico la storia del calcio italico (e nella fattispecie anche dell’ultima annata); ma è lampante quanto non ci sia, magari non ci possa essere, una reale volontà di potenza. Manca insomma il rischio di impresa, economico e politico; gli investimenti, laddove arrivano, sembrano figli dell’immediato e non di un’idea ‘grande e lontana’.

L’angolino dove riporre le ultime residue speranze di una grandeur che sia anche vincente, e non solo ‘decoubertiniana’ e favoleggiante, sta nell’immaginare che alla lunga, questo lavorio di AdL, frutterà ricavi tali da arginare e limitare l’attuale incontrastato sabaudo potere.

Conta prima di ogni altra cosa non ripetere, con Sarri, quanto visto dopo il primo anno spagnolo. Si dia seguito a qualcosa di saggiamente e sapientemente costruito, investendo con coraggio, un pizzico di azzardo e soprattutto con competenza. Non si cerchino le solite ‘scorciatoie’, non si facciano i soliti giochini, che al netto delle puerili e noiosissime fazioni a cui danno vita, danneggiano esclusivamente il nostro amato Napoli, unico e solo amore che mai sarà protagonista del capolavoro di Cocciante.

Pasquale Lucchese