Palermo. Schelotto saluta, Tedesco-Bosi alla guida, ritorna Iachini?

Dopo solo un mese si è già esaurita l’avventura di Guillermo Barros Schelotto alla guida del Palermo. Annunciato l’11 gennaio scorso come sostituto di Ballardini, il tecnico argentino finora era andato in panchina come dirigente accompagnatore in attesa di ottenere l’ok perchè gli venisse riconosciuto il patentino conseguito in Sudamerica. Ma le lungaggini burocratiche e le difficoltà di comunicazione con la squadra durante le gare hanno spinto Barros Schelotto a fare un passo indietro. Il tecnico ha maturato la decisione nella notte comunicandola al presidente Maurizio Zamparini, con tanto di saluto alla squadra stamane a Boccadifalco.
Il Palermo ha annunciato in una nota che “con profondo rammarico deve prendere atto della decisione di Guillermo Barros Schelotto e del suo staff di lasciare la guida tecnica della squadra, non avendo la Uefa riconosciuto come valida la licenza da allenatore in suo possesso. Barros Schelotto ha salutato questa mattina la squadra, che ha iniziato l’allenamento senza il suo staff, sotto la guida di Giovanni Tedesco. I vertici tecnici della società sono in riunione per superare la fase di emergenza attuale”. Il club rosanero ha anche pubblicato il testo del documento spedito dalla Uefa che precisava come il tecnico argentino non fosse in possesso del criterio minimo dei cinque anni di esperienza in un massimo campionato perchè gli venisse riconosciuto il patentino anche in Europa.
Al momento l’unica certezza è che col Torino andranno in panchina Giovanni Tedesco, ingaggiato fino a giugno proprio per i problemi burocratici di Barros Schelotto, e Giovanni Bosi, tecnico della Primavera. Per il futuro è ipotizzabile anche un clamoroso ripensamento da parte di Zamparini che potrebbe decidere di richiamare Iachini, ancora sotto contratto col club siciliano.
A questo va aggiunto che appena qualche settimana fa Barros Schelotto, ai microfoni degli argentini di “TyC Sports”, aveva manifestato tutte le difficoltà incontrate a livello di comunicazione. “Il calcio è un po’ una lingua universale, tra l’altro l’italiano è molto simile allo spagnolo per cui forse avremo bisogno di un traduttore per le prime settimane, fondamentalmente perchè possano capire la mia idea di base. Ma ci sono giocatori di altri Paesi, abbiamo un serbo che parla solo inglese o croato, uno svedese che parla inglese e le spiegazioni durante gli allenamenti si rallentano perchè uno le fa in spagnolo e il traduttore le comunica in italiano e nel frattempo io in inglese lo spiego al serbo e allo svedese. E poi c’è l’ungherese che ha un traduttore a parte perchè parla solo la sua lingua”.
(ITALPRESS).