Nella mente dell’arbitro. L’importanza delle regole e della loro applicazione

Fare l’arbitro non è semplice, capire cosa passa nella mente di un arbitro è cosa ancora più difficile. Attraverso le parole di uno dei migliori arbitri della storia, Nicola Rizzoli, faremo un viaggio nel mondo dell’arbitro e scopriremo i retroscena di quello che è il processo decisionale che molto spesso divide appassionati e tifosi.

“L’importanza delle regole nel mondo arbitrale è qualcosa di fondamentale e non ci si può sottrare nascondendosi dietro ad un qualcosa di inventato.” Questo è il principio cardine per chi decide di intraprendere la vita arbitrale, nonostante proprio le regole siano in continua evoluzione. Come l’attuale designatore AIA spiega “le regole sono semplici nella loro complessità di forma, il problema è applicarle e farle rispettare contestualizzandole a quello che è il momento della partita in cui si interviene”. Tale affermazione ci porta a quello che è il primo spunto di oggi, il contestualizzare una regola e valutarla nella sua applicabilità.

Una regola per essere applicabile deve essere rispettabile- Lo dicevamo poche righe sopra, le regole calcistiche sono in continua evoluzione e molto spesso si creano atti di confusione per chi le regole deve rispettarle e per chi le regole deve farle rispettare. L’esempio principale è quello dei falli di mano ravvicinati, fonte di diverse analisi e polemiche. Il regolamento attuale dice che nel caso ci sia un contatto tra la palla e la mano/braccio di chi difende il direttore di gara deve attenersi, attraverso un criterio visivo, alla distanza tra l’attaccante e il difendente. Se tale distanza è minore ad un metro il contatto non è falloso, in caso contrario il contatto è anche passibile di sanzione disciplinare. Fino a pochi mesi fa vigeva un’altra regola, la creazione di una circonferenza tra l’arto che tocca la palla in maniera fallosa e il terreno. Difficile per chi deve giudicare il contatto, che avviene spesso in situazioni concitate della contesa, attraverso il criterio visivo. Motivo per cui è stata istituita la VAR, ma di questo concetto intrinseco ci sarà una valutazione diversa e separata. Dunque è fondamentale per i direttori di gara che la regola sia il più possibile chiara e rispettabile, in modo da poterla contestualizzare ed applicare senza ricorrere all’uso della tecnologia. Valutare attraverso le proprie sensazioni, visive e mentali ma rimanendo in osservanza delle regole.

L’amarcord di Rizzoli e l’impersonificarsi in chi commette l’infrazione fallosa- Per aiutare a capire il giocatore che commette il fallo molto spesso i direttori di gara fanno uso ai ricordi legati a quando erano loro dall’altra parte. Rizzoli spiega come è riuscito ad ottenere la fama di migliore al mondo anche per il suo comunicare con i 22 in campo, facendo ricorso ad un amarcord dalla quale prendere spunto. ” Quando si gioca a calcio si ha la sensazione di subire sempre un torto, anche quando il fischio è a tuo favore. Ricordo con piacere l’episodio che mi ha poi fatto diventare arbitro, l’arbitro che conoscete oggi. In una partita ero lanciato a rete in solitaria quando vengo tirato giù da dietro, un intervento che oggi sarebbe sanzionabile con il cartellino rosso diretto ma che allora fu sanzionato con un giallo per la durezza dell’entrata. Da parte mia veementi proteste e giallo con il direttore di gara che mi invitò a leggere meglio il regolamento, non aspettai più di troppo e mi iscrissi al corso. Ho subito capito che di tutto quello che credevo di sapere, in realtà, non conoscevo nulla.” Importante dunque comunicare sempre con chi commette il fallo, senza mostrarsi subito severo ma cercando di capire ed ascoltare il parere di chi commette fallo. Non sempre è però cosa facile, ma il modo migliore per stemperare gli animi resta l’uso dei cartellini. Quindi il calciatore dovrebbe conoscere il regolamento allo stesso modo di chi dirige, conoscere per potere capire chi dirige la sfida.