Napoli. “Scurdammece ‘o passato”. Nel presente c’è Higuain

Simme ‘e Napule, paesà – Povero tifoso medio azzurro: in due estati, ha subito due deturpazioni. Prima il Pocho Lavezzi, poi il Matador Cavani, due “piezze ‘e core” che se ne vanno. La meta è la stessa, quella Paris cos√¨ ricca e fashionable. Povero tifoso, verrebbe da dire. Una delle qualità migliori del napoletano, per antonomasia vate dell’arte dell’arrangiarsi, dell’abbattersi e del risollevarsi, è però l’ottimismo e cos√¨, per due grandi amori che se ne vanno, eccone altri pronti ad allargare le loro braccia e (soprattutto) far correre le loro muscolose gambe. L’anno scorso non andò proprio cos√¨: via Lavezzi, ecco il riscatto di Pandev più il ritorno di Insigne (che per quanto talentuoso, era pur sempre un ragazzino alla sua prima esperienza in A), due colpi non proprio da prima pagina. Le cose, con Mazzarri al timone, andarono comunque più che discretamente: azzurri secondi in campionato ma quasi anonimi nell’Europa (league) che non conta.

Adieu Matador – L’estate 2013 ha, però, come ben noto, quel sapore internazionale che difficilmente scorderemo e promette di essere culla di nuovi sogni. Per un Matador che se ne va, ecco un Pipita pronto a sposare il progetto azzurro direttamente dalla nobile (real, oseremmo dire) Madrid. E qui pochi storcono il muso. Dire “adieu” al “core ‘ngrato” di Salto ha fruttato alle casse azzurre più di 60 milioni di euro, reinvestiti per sostituirlo con sua Maestà Gonzalo Higuain (sotto la benedizione di niente popò di meno che del Dio del calcio Diego Maradona) e per rinforzare ergo internazionalizzare la rosa. Sotto il profilo economico, quindi, nulla da eccepire. Ma tecnicamente parlando, il Napoli ci ha guadagnato?

Bienvenido Gonzalo – A nostro parere s√¨. Se è vero che i gol segnati in 6 stagioni dal Pipita in merengue sono meno di quelli siglati dal Matador all’ombra del Vesuvio in 3, c’è però da fare alcune considerazioni. In primis Cavani aveva a Napoli una squadra, disegnata da Mazzarri, che giocava per lui, mentre Higuain, portato dal duo Capello-Baldini nel quasi tramonto della loro breve (ma gloriosa) era, era costretto a giocarsi il posto con Karim Benzema, pupillo di Florentino Perez. Inoltre, l’uruguaiano monopolizzava i calci piazzati (punizioni e rigori) e, pur non essendo uno specialista per dono, ha col tempo imparato a limare anche questa qualità. Tempo che il Pipita non aveva invece a disposizione, dovendo rispettare le gerarchie dei vari Cristiano Ronaldo, Ozil, Alonso ed in passato Snejder, Robben, Van der Vaart e Raul, non proprio i primi arrivati. D’altronde si sa: se una stella è sola, in cielo, è impossibile non vederla brillare, se invece “balla” tra luminose costellazioni, allora il suo splendore effettivo può apparire all’occhio umano meno evidente di quanto non sia in realtà. E’ forse il caso di Higuain, uno degli attaccanti più forti d’Europa e quindi del Mondo.

Il confronto – Cavani è un giocatore atipico, un “9” con la gamba di un “7” e la grinta di un “8”, mentre invece, per quanto propenso al gioco di squadra, Higuain è un attaccante puro, tecnico e spietato in area. Cavani è una prima donna, mentre Higuain un leader: l’uruguaiano ha bisogno di spazi e palloni, mentre l’argentino riesce a giocare anche di sponda e non dispensa, vedi il gol di Callejon col Chievo, dal fornire assist ai compagni. In poche parole Cavani è più una Ferrari, mentre il Pipita una Limousine dove poter far accomodare tutti i compagni di squadra, Benitez incluso. Grazie ad un’esperienza internazionale invidiabile, poi, il Pipita può caricarsi sulle spalle il peso di un intero attacco e favorire, con i suoi movimenti, gli inserimenti di uno scatenato Hamsik, che sembra giovare più di chiunque altro della new entry nel settore offensivo. In definitiva, forse Higuain non segnerà 30 gol a stagione (ma speriamo di sbagliarci) ma tra gol segnati, assist forniti, buchi creati ai compagni e giocate d’alta scuola, può portare il suo Napoli sul tetto d’Italia, proprio come un altro argentino fece qualche anno fa (senza mai riuscire ad essere imitato). Matador? No grazie, c’interessa il tricolor.

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