Napoli. Sarri a Mister Condò: “In paradiso solo per la mia squadra”

“Sentivo meno responsabilità nel dirlo a mia moglie che a dirlo a mio padre. Sono stato fortunato perchè la mia famiglia mi ha appoggiato subito. Mia moglie mi ha detto ce se questa era la cosa che mi faceva stare bene dovevo farla e mio padre mi ha detto la stessa cosa. Ho avuto la fortuna di prendere una decisione sofferta e di essere appoggiato. Il fatto è che volevo fare l’allenatore e questa decisione dovevo prenderla”. Esordisce cos√¨ Maurizio Sarri intervistato su Sky da Paolo Condò nel suo Mister Condò totalmente dedicato all’allenatore del Napoli: “Non ero un allenatore professionista, lo facevo a tempo pieno ma era pur sempre in Serie D. Fortunatamente vincemmo la Coppa Italia di Serie D e poi i play-off e arrivammo in C. Fu una scalata perchè due anni prima eravamo in Eccellenza e portare una città in Serie C era bellissimo. Poi a San Giovanni facemmo ancora un secondo posto e vincemmo i play-off”. “La Serie D dell’epoca era una categoria al limite dei professionisti, pochi andavano a scuola, qualcuno giocava e basta qualcuno giocava e lavorava, io ho sempre fatto calcio nello stesso modo […] Non è la categoria che ti rende professionale. La categoria dilettantistica non implica meno professionalità, cos√¨ come la categoria professionistica non implica un alto livello di professionalità”. La prima da “allenatore” a Felline: “Avevo 15 anni il tecnico aveva litigato con i dirigenti e aveva detto che non sarebbe venuto, avevamo una trasferta, caricai la squadra e andammo a giocare dicendo all’arbitro che l’allenatore aveva avuto un incidente stradale e sarebbe arrivato in ritardo. Vincemmo 2 a 1. Fu una soddisfazione vedere tutti essere contenti”. Sarri accostato a Sacchi per modo di giocare e per la gavetta: “Non so se sia azzeccato. Arrigo ha vinto tutto, per il momento si possono paragonare solo gli esordi. A me fa onore perchè quando giocavo mi sono innamorato dei suoi metodi e ogni volta che ho modo di parlarci glielo dico sempre. √© nato tutto da lui, per me essere accostato a lui è motivo di soddisfazione, poi vedremo se riuscirò a vincere quanto ha vinto lui. Non l’ho mai visto giocare dal vivo, ma avevo le cassette e me le vedevo sempre. Ho studiato gli schemi offensivi. Se faccio questo è tutto merito suo. Sacchi ha incido in maniera profonda nel mondo del calcio”. L’Ajax di Cruyff giocatore, il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola “Sono tre momenti fondamentali nell’evoluzione Mi sono messo a studiare anche il metodo di Guardiola. Sono momenti di grandi cambiamenti e le persone che fanno cambiamenti sono persone che hanno inciso in maniera importatissima nel loro lavoro. probabilmente sarebbero ricordati anche se non avessero vinto, come l’Olanda che ha perso i Mondiali, erano innovativi. Io ho bisogno di avere affianco persone che stimo e a cui voglio bene perchè quello che faccio devo farlo anche per loro, più che per me stesso. Se affianco ho persone a cui tengo mi sento in dovere di fare bene per lui. Mi è accaduto a Empoli. Mi piace il senso di responsabilità ma soprattutto rendere felice una persona che ha dimostrato di stimarmi e volermi bene. Forse è un mio limite”. “Io sono uno che manifesta poco le proprie emozioni ma mi affeziono molto a chi lavora vicino a me. Uno a cui mi sono affezionato molto è Croce. Nell’ultimo anno li dicevo che avevo parlato col presidente per fargli allungare il contratto. Gli dicevo voglio vedere com’è a fine”.

All’Arezzo l’alternanza tra Conte e Sarri: “All’inizio c’era Antonio e ha iniziato ad avere difficoltà poi sono arrivato io e col tempo ho iniziato ad avere difficoltà. Poi è tornato lui e l’Arezzo avrebbe potuto salvarsi, ma la retrocessione è stata figlia della penalizzazione, sul campo sarebbe potuto arrivare decimo o undicesimo. Era una squadra che aveva Floro Flores, Ranocchia”. I destini tra Sarri e il Napoli si incrociano prima ancora che il tecnico arrivasse a sedersi sulla calda panchina azzurra: “Da bambino tifavo Napoli, ma anche dopo. Sono andato a vederlo anche durante qualche partita di coppa. Solo che avevo una schiera di zii che tifavano Fiorentina e mi hanno portato a vedere anche loro. Sono le due squadre della mia vita. A Firenze ci sono cresciuto. Il Napoli….avevo l’idea che uno dovesse tifare la squadra in cui era nato, mi sembrava assurdo che fosse diverso. Io nato a Napoli dovevo per forza tifare a Napoli, da piccolo ero l’unico”. “Mi sento il rappresentante degli allenatori delle dilettanti anche se la distanza non è tanta tra le dilettanti e i professionisti. Il campo è quello, lo scopo è quello”.

Sarri e il soprannome mister 33 schemi cos√¨ come Bielsa e i suoi 26 schemi: “Io posso anche essere maniacale ma credo che sia impossibile che un giocatore possa ricordarsi 26 schemi. Noi abbiamo l’obbligo di dare un’organizzazione alla squadra, ma dobbiamo avere la consapevolezza che il talento si deve esprimere e a volte le partite le vinci con il talento nonostante tu abbia preparato i falli laterali, i calci d’angolo, ecc”. L’esperienza di Empoli è la consacrazione di Sarri come allenatore professionista: “E’ stato un qualcosa che ha emozionato più me, quindi ritrovarmi ad allenare proprio il Napoli era un qualcosa che mi emozionava. pensavo, allora è un destino. Ha segnato più me che i miei genitori. Quando sono entrato nello spogliatoio ho notato subito che era silenzioso, era una cosa strana. Ho pensato cosa sta succedendo? Mi sembrava un gruppo contenuto, triste. Tutti i giorni ripetevo loro questa mia sensazione e volevo togliermela. Ho ripetuto loro che quello che facevamo lo dovevamo fare con il divertimento. Una squadra deve divertirsi, deve essere felice. Una squadra triste può anche essere tirata e forte ma perde 1 a 0, quindi volevo un altro tipo di atteggiamento che poi è arrivato fortunatamente. Un episodio? Quando becchi qualcuno che ti fa l’imitazione capisci che l’aria sta cambiando. Insigne ogni tanto fa uno degli urli che faccio io durante gli allenamenti”. “Secondo me sono studiati e valutati anche se anno vinto tutto E tipico di tutti gli spogliatoi. Dopo un paio di mesi che ero con loro ho visto che c’era stima e disponibilità totale anche se i risultati non stavano andando come dovevano e quando senti la fiducia nei momenti difficili allora capisci che sei sulla strada giusta. Penso che le fondamenta della squadra a livello di gruppo si siano create nei momenti di difficoltà. Costruire qualcosa nei momenti di vittoria è facile ed effimero se arrivano nei momenti di difficoltà è più forte”. Sulla critica di Maradona nel momento difficile del Napoli: “Ero appena arrivato dall’Empoli quindi pensavo che Maradona non sapesse neanche il mio nome quindi risposi in maniera netta. Ma davvero non riuscirei a litigare con lui perchè è….non si può litigare con un mito. poi i risultati comunque non stavano vedendo ed è normale avere delle critiche. Col tempo sono arrivati i risultati e anche le belle parole. Far vedere il mio Napoli a Maradona? Per lui è sempre complicato arrivare al San Paolo, ma mi sarebbe piaciuto vederlo nel suo stadio vederlo esultare, odorare la gioia dei suoi tifosi all’entrata del San Paolo”. Su De Laurentiis: “Solitamente molto sereno, è un presidente che ha momenti di incazzatura improvvisi ma solitamente brevi, dopo pochi minuti torna ad essere quello di prima. E’ sempre molto tranquillo e sereno. Mi ha accontentato in tutto, perchè io non ho chiesto niente. Io non sono quel tipo di allenatore. Si parla solo di mercato, ci sono gli stadi vuoti ma si parla di mercato. Allora capisco che si è persa la realtà delle cose. Non sono un allenatore che dice voglio questo o questo, perchè vivo in una società in cui questo non è possibile. Facciamo il possibile per essere competitivi. Siamo una squadra piacevole da vedersi, che sa giocare con tecnica e velocità. non sempre riusciamo a tirare fuori dal campo quello che il campo ha detto. Abbiamo dei limiti. Quest’anno la squadra è anche più giovani, ma se non hai la mentalità a certi livelli è complicato. Koulibaly ha strapotere fisico, è migliorato dal punto di vista tattico. E’ migliorato tantissimo. Con Albiol abbiamo lavorato dal punto di vista dell’impostazione perchè la tecnica ce l’aveva. Ci sono giocatori che senti tuoi, quelli di buon livello che li fai diventare ottimi. Sui campioni…quello dipende dal DNA”. Su Higuain e l’addio: “Io non o visto diffidenza da parte sua. E’ un ragazzo particolare che ha bisogno che certe cose vadano come dice lui per andare al meglio. Ho sempre detto che era uno dei centranti più forti al mondo, ma a lui l’ho detto poco, da lui pretendevo tanto, lo rimproveravo tanto, ma lo ripagavo con le dichiarazioni pubbliche perchè lo penso. L’addio un momento brutto, mi potevo aspettare la Premier ma non la Juventus, questo l’ha reso più pesante, per un certo periodo non l’ho sentito e non lo volevo sentire, ma poi è passato. E’ come quando ti arrabbi con un figlio, vorresti sbranarlo ma rimane sempre un figlio. Alla fine gli vuoi bene”. Il rapporto con Insigne simile a quello tra padre e figlio: “Lorenzo è un ragazzo con cui si sta bene. A volte va in eccesso e a volte va ricondotto al giusto modo di comportarsi. Anche da lui pretendo tanto, a volte penso che può fare di più. E’ un ragazzo che si fa voler bene”.

Tra dieci giorni il Real Madrid: “Squadra che ti può ribaltare la partita in pochi minuti. C’è la soddisfazione che vai a giocare contro la squadra più forte del mondo nello stadio più grande del mondo. Dopo questo arrivano i dubbi, ma penso che potremmo fare bene”. Sarri e la tuta.”metto la tuta perchè faccio un lavoro da campo, mi sembra assurdo mettere un vestito per andare a fare un lavoro da campo. Se un giorno dovrò andare a una serata mi metterò il vestito della società.ma non è giusto e il presidente lo sa. Sono sempre stato chiaro non ha mai. Sono fatto a modo mio e spesso l’ho pagato. Ma penso che alla fine penso di aver avuto ragione sotto diversi aspetti non solo tattico. Spero di essermelo meritato”.

Redazione

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