Napoli. Per un acino di Pepe

Si stava perdendo la minestra, i proverbi non si smentiscono mai, per fortuna sora Jolanda ha convinto il consorte portiere del condominio Napoli a restare, il caffè sarà ancora da gustare e con esso il Golfo, il cibo, le belle serate tiepide napoletane, la pizza, gli amici veri e i tifosi sempre onnipresenti!

E’ ovvio però che si spera in una stagione degna delle aspettative, delle speranze, quelle riposte in un nugolo di ragazzi che davvero ora ha voglia di provarci. Comunque vada sarà per tutti lo scudetto del VAR (volevo assolutamente restare) vero Pepe?

Sarri è felice, i ragazzi pure, ottimo diversivo per le ultime ore di mercato. Per tanti non si è comprato a dovere, per molti la squadra non andava sconvolta più di tanto. Come sempre lo sguardo dal balcone dei vicoli della città va sempre a chi arriva in Porsche parcheggiando davanti al fruttivendolo e non più al ferramenta col trerrote.

Il Napoli di oggi non è un bolide ma nemmeno una carcassa da spingere a mano. Ma la via di mezzo nel calcio è sempre difficile trovarla, se io guadagno tremila euro al mese non posso mantenere un Ferrari, ma se sono single posso fare delle rate a mille al mese e vivere felice fino all’ultimo pagamento, per mesi e mesi, e fare bella figure con amici/e. Bene, questo oggi sembra il compito dell’uomo di celluloide Dela, fare felici i napoletani negli anni passati e in quelli futuri, senza svenarsi, con parsimonia e furberie, è un pizzico (tanto) di fortuna, mostrando di avere una bella equipe, che si fa rispettare ovunque ella parcheggi il suo fantastico gioco. Le rate di Dela vanno avanti da decenni e qualcosa si è vinto ma non di importante. Ma altri tifosi sparsi per lo Stivale sanno benissimo che in questi anni hanno viaggiato in semi carcasse indebolite da debiti, cattivo gioco, brutte premesse, allenatori cacciati, ambienti malsani, frange di tifosi inquisiti, collusi, pretestuosi, dirigenti che scappano guadagnando il doppio da altre parti, un po’ come accade ai manager che lasciano aziende fatte fallire e vengono premiati con ruoli più importanti.

Il calcio non è fuori da queste logiche, non lo è mai stato e mai lo sarà, sono gli uomini che girano intorno ad affari cos√¨ grandi che nessuno potrà mai capire altrimenti li schiferemo tutti. Eppure si cerca sempre il cuore, la ragione, la logica, e quando indossano la maglia della tua squadra è come se il cervello diventi daltonico, ottuso, perdona di tutto, se non fosse cos√¨ il pallone sarebbe finito da tempo.

Giuseppe Giannotti