Napoli. Il pagellone della campagna acquisti

Per molti, noi compresi, insieme e forse più di quello juventino, il mercato in entrata azzurro è stato il migliore della Serie A. Via Mazzarri, la sua difesa a tre e l’ossatura di quella squadra tosta e combattiva, ma evidentemente non da vertice. Ecco Benitez ed il suo calcio fatto di tecnica, ricerca del gioco, carattere ed appeal internazionale. Il lavoro di Bigon, palesemente coadiuvato dal tecnico campione di tutto,è stato oculato in ogni reparto: la squadra ne esce decisamente migliorata. Ecco il “pagellone” di fine sessione:

Capitolo portiere – Mai rinnegare il passato, specie se, come in questo caso, non ce n’è motivo. Morgan De Sanctis, ottimo portiere e professionista perfetto, saluta con stile e solita professionalità: il Napoli, cedendolo, perde un grande atleta e, soprattutto, una grandissima persona. La logica della sua cessione appare però palese e, non ce ne voglia il buon Morgan, condivisibile: con lui alla Roma il Napoli ha potuto investire sul pupillo di Benitez, Reina (arrivato in prestito annuale dal Liverpool) e soprattutto su Rafael (anche Rosati ha salutato Napoli, per approdare a Sassuolo), portiere del futuro. L’operazione ricorda molto quella che portò Julio Cesar in Italia molto giovane: prima di diventare uno dei migliori portieri del Mondo, il buon Julione (che inizialmente pareva essere l’eletto per il dopo-De Sanctis) crebbe prima un anno al Chievo, poi maturò da dodicesimo sotto l’attenta guida di Francesco Toldo, che pian piano gli cedette le chiavi della porta interista. Anche per Rafael dovrebbe essere cos√¨: il brasiliano (con già tre presenze nella Sele√ßao nonostante la “tenera” età di 23 anni) sfrutterà questa stagione per crescere sotto la guida della chioccia Reina e dalla prossima sarà chiamato alla prova di maturità. Ma Reina non è solo un traghettatore: la sua esperienza internazionale, il suo carattere e la sua sicurezza, la sua bravura anche con i piedi oltre alle sue doti di numero 1 ne fanno uno dei portieri più affidabili di questa Serie A, nonostante la partita non perfetta di sabato scorso a Verona. Al mercato dei portieri va un bell’8.
La retroguardia – E’ il settore che più ha sentito il passaggio di consegne da Mazzarri a Don Rafè, in primis per il fatto che da quest’anno si giocherà con una linea a quattro e non più a tre (o cinque a seconda dei punti di vista). Perso il mazzarriano Campagnaro, col tecnico di San Vincenzo a fare le fortune dell’Inter, e salutato Gamberini, il Napoli ha investito su un campione del Mondo, Raul Albiol per dare sicurezza ed appeal internazionale alla retroguardia. Sulle fasce Armero e Zuniga a sinistra e Maggio e Mesto a destra assicurano due coppie di “terzini” di sicuro affidamento, mentre in mezzo i due registi arretrati sembrano essere per l’appunto Albiol e capitan Cannavaro (relegato in questi primi match in panchina) mentre i marcatori Britos e Fede Fernandez, più Uvini come “quinto”. Il reparto sembra ben variegato ed allestito con raziocinio, ma forse un altro marcatore di caratura internazionale avrebbe dato ulteriore valore al pacchetto arretrato azzurro, perfetto col Bologna ma un pò distratto (specie nelle individualità di Britos e Maggio) in casa del Chievo. Al mercato dei difensori va un voto comunque importante, 7.
La mediana – Il 4-2-3-1 di Benitez prevede due mediani dinamici e geometrici, capaci di fare da guscio davanti alla difesa quando c’è da difendere e dare ritmo alla squadra in possesso di palla. Behrami, Inler e Dzemaili, i tre centrocampisti della nazionale svizzera, costituiscono un terzetto molto variegato: ognuno di loro può giocare con un altro e,a seconda dell’andamento del match, eventualmente scambiarsi (vedi la staffetta Behrami-Dzemaili per alzare il baricentro contro il Chievo). Dei tre Behrami sembra l’inamovibile, sicuramente il meno raffinato ma il più incline all’interdizione e al pressing a tutto campo; Inler è il più “regista”, anche se ultimamente sta attraversando un periodo di luci ed ombre e Dzemaili il più dinamico, bravo nella corsa e nell’inserimento con o senza palla. Alle loro spalle c’è il jolly Radosevic, diciannovenne croato l’anno scorso alla primavera di Saurini. Forse, in una stagione cos√¨ lunga e zeppa di impegni dispendiosi sia da un punto di vista fisico che mentale, sarebbe stato il caso di investire su un altro elemento, uno alla Gonalons, per intenderci o magari un regista puro alla Banega. Il sogno sarebbe stato Mascherano, ma portarlo a Napoli dal Bar√ßa si è rivelato più difficile del previsto. Contando, però, che si è riusciti a piazzare gli esuberi Gargano e soprattutto Donadel, al mercato dei mediani va comunque un 6.5.
L’attacco – E’ di sicuro il reparto, qualitativamente parlando, più assortito di questo Napoli e anche quello dove sono stati investiti più milioni. Salutato senza troppe moine il Matador Cavani, i 60 milioni (più il tesoretto Champions) della sua cessione sono stati messi subito a disposizione di Bigon, che ha comperato a Benitez giocatori di primissima fascia. A fare compagnia ai talenti di Pandev, Insigne e, soprattutto, il fuoriclasse Marek Hamsik, sono arrivate le ali Mertens e soprattutto (per quanto fatto vedere fin’ora) Callejon e quel Pipita Higuain ex centravanti del Real Madrid ed ariete della Nazionale argentina. Davvero niente male. Anche in partita, in questo primissimo scorcio di campionato, le cose migliori si sono viste dalla cintola in su, con un Hamsik (agevolato dal lavoro di Higuain, fuoriclasse totale) quattro volte a segno in due gare, Insigne e Pandev ispiratissimi e Callejon utile tatticamente e pericoloso in zona gol. L’unico ad avere meno spazio è stato Mertens, ma non ci sono dubbi sul fatto che avrà la sua chance. Nelle ultime giornate, poi, salutati Calaiò e Novothny, è arrivata la promessa made in Colombia Duvan Zapata, ariete dell’Estudiantes capace, a poco più di vent’anni, di segnare 22 gol in 41 partite da pro. Una cartolina di presentazione davvero niente male. Nono sono arrivati Matri e Martinez, ma il mercato delle punte (e mezze punte) è davvero da brividi, voto 8.5 (con uno di loro sarebbe stato 10).
La guida tecnica – Per il dopo Mazzarri non c’era davvero nulla di meglio in giro, è un onore, per i tifosi azzurri, poter essere guidati in panca da un tecnico come Rafael Benitez, allenatore vincente e maestro di calcio, nonch√© persona pacata nei comportamenti ma di grande carattere. Il suo 4-2-3-1 è, per il pubblico partenopeo, gioia per gli occhi. Vincere e convincere, questo il diktat dell’ex Liverpool. Dopo aver portato a casa, tra Valencia, Liverpool, Inter e Chelsea, due Liga, una FA Cup, una Community Shield, una Supercoppa italiana, due Europa League, una Champions, una Supercoppa ed un Mondiale per club; riuscirà il buon Don Rafè a fare “o miracolo”? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo alla scelta della società va un 10.
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