“Mi ritorni in mente”. Il trio MaGiCa contro gli Immortali

C’era una volta il trio MaGiCa composta prima da Maradona, Giordano e Carnevale e poi da Maradona, Giordano e Careca. Con questo acronimo veniva soprannominato il Napoli delle meraviglie degli anni d’oro di Maradona e dello scudetto. E poi c’era il Milan degli Immortali, quello composto dal trio degli Olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten allenati da un esordiente Arrigo Sacchi reduce dall’esperienza olandese.

C’era il Napoli che voleva replicare lo scudetto della stagione ‚Äò86/’87, che ha continuato a rincorrersi con il Milan del calcio totale, quel calcio che aveva appena spopolato in Italia e proprio in casa rossonera. La stagione ‚Äò87/’88, come anticipato, è stata una sorta di corsa a due, una sfida al vertice con il Milan alla ricerca del sorpasso finale per sbeffeggiare il Napoli ed alzare lo scudetto nel loro stadio. La terzultima di campionato vedeva affrontarsi proprio le due contendenti al premio finale Napoli e Milan. Gli azzurri di Ottavio Bianchi era a soli 2 punti di distanza dai diavoli olanda-milanesi. Continua a perdere punti, nelle varie partite che giocava, mentre il Milan cresceva e cercava la chicane giusta per superare ed allontanare il Napoli dalla vittoria del secondo scudetto della sua storia, alla stregua di Valentino Rossi che rincorre Jorge Lorenzo nell’ultimo giro della Moto GP.
Il Diavolo minacciava, il Ciucciarello si intimoriva e mentre il primo vinceva il derby della Madonnina, il secondo pareggiava miseramente lasciando speranze al Padrone dell’Inferno.

Il 1 maggio del 1988 Napoli e Milan scesero in campo, con l’assetto da guerra, nel Tempio del D10S argentino. Il calcio di Sacchi aveva un solo scopo: vincere. Il tradizionale catenaccio all’italiana, in quel di Milano, era archiviato. Il Profeta di Fusignano schierò in campo: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, Colombo, F. Galli, Baresi, Donadoni, Ancelotti, Virdis, Gullit, Evani. Van Basten era scalpitante in panchina ad aspettare il suo momento, che arrivò al 46¬∞ minuto. L’allenatore dei campioni di Italia rispondeva con: Garella, Bruscolotti, Ferrara, Francini, Bigliardi, Renica, Careca, De Napoli, Bagni, Maradona, Romano.

Il risultato restò bloccato fino al 36¬∞ minuto, quando -dopo una lunga fase di studio- grazie agli sviluppi un calcio di punizione, Virdis la insaccò alle spalle di Garella. Il Milan era in vantaggio, ma chi di punizione ferisce, di punizione perisce. Passarono solo 2 minuti e Maradona pareggiò, grazia alle sue palle telecomandate. Galli era battuto. Nella ripresa i rossoneri, supportati da un migliaio di tifosi arrivati da Milano, siglò il tris, con il secondo gol di Virdis e la finalizzazione del Cigno di Utrecht, cos√¨ come veniva soprannominato Va Basten. In entrambi i casi a metterci il piedino fu Ruud Gullit, straordinario difensore che sotto Sacchi divenne centrocampista assieme al connazionale Frank Rijkaard. La vittoria sembrava vicina, ma come insegnava il professore del calcio Vujadin Boskov, partita finisce quando arbitro fischia. Due minuti dopo il tris, l’orgoglio partenopeo spuntò fuori con il gol di Careca che accorciava le distanze e metteva in discussione una vittoria che sembrava ormai assodata. Il risultato era, quindi, sul 2 a 3. Il tempo scorreva, ma ai milanisti, ed ai loro tifosi, l’attesa era snervante, come fissare una clessidra che granello dopo granello fa scivolare via i minuti. Sacchi non voleva difendere il risultato, non è mai stato nella sua filosofia di gioco, e sostitu√¨ il marcatore della doppietta con Massaro, con lo scopo di, magari, allungare nuovamente le distanze. Il Napoli non riusc√¨ più a segnare e sotto gli applausi della sua tifoseria usc√¨ dal San Paolo con una sconfitta. Due punti che pesavano quanto la volta celeste poggiato sulle spalle del mitologico Atlante. Dopo due giornate il Milan vinse anche lo scudetto. Il sorpasso era riuscito.

Nella prossima giornata di campionato il Napoli affronterò il Milan nel proprio stadio e, come cantava il professore Roberto Vecchioni, saranno Luci a San Siro nel posticipo domenicale. La partita che si andrà a giocare non ha la stessa valenza di quella partita giocata in quel celebre 1 maggio ’88. Il Milan di Sinisa Mihajlovic, che nel corso dell’estate era stato accostato alla panchina del Napoli lasciata vacante dal non rinnovo contrattuale di Rafa Benitez, ed gli azzurri capeggiati dal soldato Maurizio Sarri, sono a pari punti. Una vittoria varrebbe tanto, nonostante si stia parlando solo della settimana giornata di Serie A. Entrambe le squadre sono a 9 punti. Il Milan del marcato dorato -che visto arrivare Bertolacci e Romagnoli con una spesa di 60 milioni circa Carlos Bacca, eroe del Siviglia campiona d’Europa (League) e il ritorno del figliol prodigo Mario Balotelli dopo l’esperienza quasi umiliante in quel di Liverpool- è reduce dalla sconfitta contro il Genoa cerca conferme, cerca la partita di rinascita definitiva. Il Napoli operaio, che potrebbe quasi essere paragonato ad un cantiere aperto, in pieno work in progress è reduce dalla vittoria contro la Vecchia Signora. Anche all’ombra del Vesuvio si cercano le conferme, le conferma di una crescita ormai giunta quasi al termine. Un gol subito in 3 partite di campionato suona come un record per la squadra napoletana che l’anno scorso aveva superato le 50 reti subite. Il reparto di attacco si conferma quello che è stato negli anni precedenti ed il centrocampo cerca il padrone, che al momento sembrerebbe il giovane rinascente Jorginho che torna nel suo ruolo e torna a splendere come faceva Verona. √à una partita dal sapore di promozione o bocciatura in un campionato in cui tolte le capolista Fiorentina ed Inter, è capeggiata dalla provincia. Vincere per assaporare la vetta e tornare al posto che spetta o restare nei meandri della metà classifica. Conta solo questo. Che vinca, quindi, la migliore.

Cristina Mariano

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