L’orrore dei Talebani continua, macchiato ancora lo sport nel silenzio dei potenti

“I talebani: una vergogna senza fine” – così chiude l’articolo sulla morte di Mahjubin Hakim la “Gazzetta dello Sport”. Già una vergogna che non stenta a fermarsi, quanto piuttosto a replicarsi e a moltiplicarsi. Dopo la prima vittima di questa estate ora è toccato alla pallavolista Mahjubin Hakimi, di etnia hazara, che giocava senza l’hijab, il velo tipico delle donne musulmane.

E’ stata uccisa prima che, come la nazionale calcistica, potesse scappare via. Perchè è questa la sorte che tocca alle donne che vogliono praticare sport: la morte o la fuga. Un esilio forzato per non rischiare di essere oscurate per sempre.

Tarpare le ali: questo è il motto dei talebani, che dopo vent’anni tornano al potere dell’Afghanistan, trovando, però, una resistenza rosa, e non solo, instillata dalla speranza e dalla conoscenza dei diritti umani che spettano loro, proprio come a ogni essere umano. E’ stata decapitata la giovane pallavolista e il suo assassinio è rimasto nel silenzio a causa del sequestro dei genitori da parte dei talebani, affinchè anche loro tacessero allo scempio della libertà di espressione che si sta consumando nello Stato mediorientale dopo la ritirata delle truppe statunitensi, italiane e francesi che hanno partecipato alla missione di pace dopo la cacciata degli estremisti.

Poi il vilipendio, quello che contraddistingue la brutalità dei talebani, le fotografie della testa di Mahjubin tagliata, diventata virale e simbolo di orgoglio di una punizione esemplare per chi agisce contro il volere dei nuovi governanti.

In Afghanistan resta il silenzio, il silenzio dalla musica, dalla libertà di espressione, dalla libertà di esistere, dalla libertà semplicemente di essere. Perchè è questo che il regime talebano pretende, che i loro sudditi, donne in particolare, non esistano. Lo sport vietato perchè potrebbe mettere le donne in condizione di avere viso o parti del corpo scoperte. Simbolo dell’essenza stessa della vita, l’esistere, essere viste, percepite come reali e non come una figura schiavizzata dal maschilismo estremista di chi vuole soffocare ogni forma di libertà.

Lo sport, nato come espressione di vita, integrazione, di personalità, unione e comunicazione è vietato a coloro che dovrebbero semplicemente servire da contenitore della prole, ma anche da serva a chi comanda, l’uomo, a chi ha il diritto di vivere, di esistere,

Silenzio, rotto dalle grida disperate di chi ha paura, rotto dalle urla delle donne che hanno il coraggio di scendere in piazza e protestare contro il tentativo di annullare la loro esistenza e il loro diritto di libertà.

«La grandezza non consiste nell’essere questo o quello, ma nell’essere se stesso, e questo ciascuno lo può se lo vuole»  – diceva Søren Kierkegaard. Allora la comunità mondiale, politica, militare, vuole ancora concedere ai talebani la libertà di offuscare l’esistenza?