Legends. Paolo Maldini e il Milan, 30 anni di successi ed emozioni a difendere gli stessi colori

Raccontare una storia non è mai facile, lo è ancor di più se di mezzo ci sono sentimenti ed emozioni che hanno segnato la tua vita sin da bambino. Questo non è un semplice articolo, questo è un viaggio nella vita di uomo che ha fatto grande una società che oggi fa parte della storia del calcio mondiale. Una  storia d’amore fatta di un romanticismo velato, una di quelle storie in cui i sentimenti non si esternano ma si dimostrano. La storia di una bandiera, una delle ultime di un calcio che sembra ormai un lontano ricordo.

Il ragazzo si farà- Se nasci a Milano nell’anno delle rivoluzioni e tuo padre è un certo Cesare Maldini il tuo futuro è segnato, sarai un vincente e un protagonista. La storia di Paolo Maldini inizia una calda notte del 26 giugno 1968,  a Milano. Paolo nasce e cresce sotto la stella di Cesare Maldini, leggenda del Milan di Nereo Rocco. Manco a dirlo il piccolo  di casa Maldini cresce con due colori  sulla pelle, nelle vene e nella testa…il rosso e il nero. Maldini jr non ha tanti amici, un tipo schivo e timido preso un pò  di mira perchè considerato il solito figlio di papà. Per assurdo papà Cesare cerca di tenerlo lontano  dal mondo che lo ha reso grande, il tentativo sarà vano. L’unico vero amico di Paolo è un pallone, una sfera bianca e nera tenuta ossessivamente e gelosamente dal piccolo. Grazie a quella sfera Paolo  brucerà le tappe, a 14 anni è già al centro della difesa con una sola casacca, quella rossonera. Papà Cesare ci prova a guardare  il ragazzino con occhi distaccati, ma se sei un vincente e nelle tua vita hai visto poche sconfitte non puoi che chiedere il massimo a chi quella scia dovrà continuarla a portare avanti.

20 gennaio 1985- Siamo a metà degli anni ’80 e a Milano si fa la storia, la fanno tre uomini ad essere precisi. Arrigo Sacchi sta cambiando il modo di intendere il calcio, lo sta facendo sulla panchina di un Milan che è da poco passato a Silvio Berlusconi, alla regia un giovane direttore sportivo destinato a fare la storia… Adriano Galliani. Il 20 gennaio 1985 è una fredda domenica invernale, il Milan vola in testa alla classifica ma contro l’Udinese il Milan ci arriva con diverse assenze. Per la prima volta Paolo Maldini entra nello spogliatoio della squadra che stava dominando il mondo, da giocatore. Sul finire della prima frazione il titolare di fascia Mauro Tassotti va giù, urla e dolore aprono il film della domenica. Sono le 15.42 e a Udine impervia la bufera, Sacchi manda in campo un sedicenne figlio d’arte. La dinastia Maldini continua, per il giovane Paolo non resta tempo per metabolizzare cosa sta accadendo. Il sedicenne esordisce con le scarpette chiodate del medico sociale, due numeri più grandi. Nella fretta le sue le aveva dimenticate a Milanello, nello spogliatoio della Primavera. Paolo sorprende tutti, si mangia gli avversari sorprendendo tutti per eleganza e personalità. Da quel momento Paolo non lascerà mai quella maglia, divenendo la colonna difensiva dei rossoneri di Arrigo Sacchi.

Invicibile tra i titani- Il giovane Paolo si ritrova al fianco di uno dei più forti difensori della storia, Franco Baresi e come se nulla fosse lo fa sembrare estremamente naturale. Se non sei ancora maggiorenne e ti trovi  a dividere lo spogliatoio con gente del calibro di Baresi, Van Basten, Gullit e Rijikaard probabilmente ti sembrerà di vivere un sogno. Chissà se a Paolo è mai capitato, ci piace pensare che da giovane sbarbato avrà almeno una volta pensato di essere impazzito e di stare vivendo un sogno. I Maldini  hanno sempre bruciato le tappe, ma Paolo lo ha fatto per una vita intera. Diventa per tutti “il bambino tra i titani”, un bambino che non ha mai avuto paura nemmeno quando allo stadio Prater di Vienna si è giocato la sua prima Coppa dei Campioni.  Di fronte il Benfica, non una squadra qualunque…inutile dire che Paolo la farà diventare una partita abbastanza agevole. A soli vent’anni guarda tutti dal tetto d’Europa, diventando l’erede naturale di due centrali del calibro di Franco Baresi e Francisco Gento. A 26 anni batte ancora il tempo, lo fa  in grande stile. Quando Franco Baresi lascia il Milan a San Siro va in scena il passaggio di testimone, Kaiser Franz sfila la fascia dal suo braccio e l’adagia al braccio di Paolo  Maldini. In molti non lo sanno ancora, in quel momento il legame tra Maldini e il Diavolo diventa indissolubile.

La consegna alla gloria- Paolo passa dall’essere il “bambino tra i titani” alla gigante colonna portante del Milan, un Milan che non sarà mai più vincente come lo è stato sotto la guida di Paolo Maldini, il comandante gentiluomo. Vince di tutto, si consegna alla storia vincendo la Champions a Manchester contro la Juventus. Dopo due anni guida ancora i suoi, stavolta ad Instabul contro il Liverpool. Sono passati 57 secondi, palla nel mucchio, uno stop e la girata… 3 secondi dopo il capitano è sommerso dalla sua legione rossonera, intorno a lui un boato di tifosi italiani  da far bloccare lo stomaco. Ma il destino decide che per Paolo quella serata non può finire nel migliore dei modi, il Liverpool ribalta tutto e vince la “Coppa dalle Grandi Orecchie”. Il condottiero va giù sotto i montati inglesi, inerne si mostra per la prima volta umano e fragile scoppiando in lacrime con e per il suo Milan. Dopo due anni Paolo ci riprova ancora, stavolta ad Atene ma di contro ci sono ancora quelle maglie. Negli occhi di Paolino un mix di forti emozioni, voglia di rivalsa e tensione la fanno da padrone. La rivincita arriva e il capitano alza al cielo di Atene la sua quinta Coppa dei Campioni.  Potrebbe bastare questo numero qui per descrivere tutto, ma aggiungendo qualcosa si può dire che Paolino è nella gloria rossonera. 7 scudetti,1 Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Champions League (con il record di 8 finali giocate, condiviso con Francisco Gento), 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del mondo per club FIFA. Insieme ai compagni di reparto Mauro Tassotti, Franco Baresi e Alessandro Costacurta, ha composto una delle migliori linee difensive della storia del calcio, consentendo al Milan di stabilire il record assoluto di partite consecutive senza sconfitta (58) nei cinque principali campionati europei.

L’azzurro Nazionale- Nel destino di Paolo torna la figura da cui tutto è partito, il papà Cesare. Cesare lo convoca in Under-21, inizia la scalata alla gloria anche in azzuro.Dal 1988 al 2002 ha militato nella nazionale italiana, della quale è stato capitano per otto anni, prendendo parte a quattro Mondiali (Italia 1990, Stati Uniti 1994, Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002) e tre Europei (Germania Ovest 1988, Inghilterra 1996, Belgio-Paesi Bassi 2000). Con la maglia azzurra ha stabilito i record di presenze totali (126)[10] e da capitano (74), poi battuti da Fabio Cannavaro rispettivamente nel 2009 e nel 2010.

Record breaker- Paolino è stato uno dei calciatori con più record e più riconoscimenti della storia del calcio, di seguito la leggendaria collezione. Dal 2005 al 2020 è stato il calciatore con più presenze nella storia della Serie A (647), prima di essere scavalcato da Gianluigi Buffon, ed è quarto (primo tra gli italiani) per numero di presenze nelle competizioni UEFA per club (174); è inoltre il giocatore con più presenze con la maglia del Milan (902). Terzo classificato nella corsa al Pallone d’oro nel 1994 e nel 2003, nel 2002 è stato incluso nel FIFA World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, e nel 2004 nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori redatta in occasione del centenario della FIFA; è stato inserito nella formazione ideale di ognuno dei tre Europei disputati, oltre che nella “squadra ideale del decennio” dal Sun nel 2009, nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2012e nel miglior undici di tutti i tempi da World Soccer nel 2013;nel 2020 viene inserito nel Dream Team del Pallone d’Oro come miglior terzino sinistro della storia del calcio. Rientra inoltre nella ristretta cerchia dei calciatori con almeno 1000 presenze in carriera ed è l’unico italiano insieme a Buffon a farne parte.

Paolo Maldini non è stato solo un calciatore leggendario, non è stato solo un professionista serio e leale. Paolo Maldini ha fatto sognare per 30 anni italiani e non, ha reso naturale cose che probabilmente saranno difficilmente replicate. Paolo Maldini resta ed è l’essenza del calcio vero, un calcio lontano e diverso, un calcio romantico.  Con Paolo ho sognato, con Paolo ho gioito e con Paolo ho pianto. Paolo Maldini, l’ufficiale gentiluomo con il Diavolo nel cuore. A Paolo, milanisti e non possiamo solo dire grazie.