Legends. Javier Zanetti e la sua Inter, una storia d’amore vissuta sempre di corsa

Questa non è una storia come le altre, questa è una storia da vivere di corsa. Una storia fatta di fughe, quelle in campo e quelle nella vita. Una storia fatta di amore eterno e passione rovente. Una storia che vede protagonista un uomo partito da lontano, un uomo che con grande umiltà ha conquistato il cuore della gente. Una storia di lealtà e di rispetto, valori che nel calcio hanno ormai un valore di contorno.

La fortuna di non avere paura- Argentina, 1973. Il paese Sud Americano è segnato dalla Guerra Sporca, per strada sangue e morte vanno di pari passo. A Buenos Aires la situazione è leggermente più tranquilla, ed è in questa calma apparente che nasce Javier Adelmar Zanetti. Il 10 agosto 1973 la capitale è un catino rovente, in ogni angolo proteste e manifestazioni. Nella sala parto dell’ospedale della città la signora Violeta Bonazzola non riesce a dare alla luce Javier, che nasce dopo diverse ore di travaglio. Subito un problema grave, il piccolo ha un problema polmonare che gli impedisce una normale respirazione. La fortuna della famiglia Zanetti è quella di essere assisti da un medico, tale Adelmar che senza pensarci due volte esegue delle manovre delicate ma fondamentali per salvare il neonato. La signora Violeta benedice il medico, in segno di gratitudine aggiunge Adelmar come secondo nome del piccolo Javier. La vita non è rose e fiori per Javier, il piccolo cresce al Dock Sud. Un sobborgo dove resti in vita solo se vendi la tua anima alle gang del posto, figuriamoci cosa potesse essere quella frazione durante la guerra civile. Javier capisce subito una cosa, non può permettersi amici. O forse uno si, uno senza anima…il pallone da calcio. Ma Javier capisce anche che è fondamentale per la sua sopravvivenza correre, correre più forte della paura e della morte che gli camminava al fianco.

Dalle macerie ai prati verdi- Il giovane Javier insegue la palla tra le macerie dei borghi di Buenos Aires, trascorre intere giornate a calciare la palla più lontano possibile per provare poi a raggiungerla di corsa.  In una di quelle giornate viene attenzionato da un osservatore dell’Indipendiente, folgorato dalla velocità e dalla tecnica del ragazzo. Gli viene offerta l’opportunità di giocare per i Diablos Rojos, la squadra che si tifava a casa Zanetti. Tuttavia il nome di Javier inizia a diventare altisonante solo quando l’ormai 17enne passa al Tallares, insieme a suo fratello. La cosa che colpisce di questo  trasferimento è  che Javier non firma subito insieme al fratello, vuole fare un provino come tutti i suoi coetani…proprio non ci sta a passare per raccomandato. Gioca con le giovanili biancorosse fino all’esordio in prima squadra, ma per mantenere la famiglia si guadagna il pane consegnando il latte, di corsa ovviamente. L’Europa inizia a conoscere il ragazzino solo quando passa al Banfield, gioca da interno di centrocampo ma non tiene mai la posizione. rincorre tutti e tutto a perdifiato a 90 minuti.

Il colpo di fulmine con l’Inter- «Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter.» Questa frase l’ha detta un certo Giuseppe Bergomi, il capitano dell’Inter. Guardando Javier Zanetti al suo primo allenamento con la maglia dell’Inter, il presidente Moratti lo prese in sordina come “seconda scelta” nella rosa di mister Otavio Bianchi, altro argentino. Il numero uno societario non poneva grandi aspettative sul ragazzo ma qualcosa cambia presto. Prima partitella di allenamento, Javier si trova in squadra con un certo Luis Nazario de Lima, in arte Ronaldo il Fenomeno. Contro di lui Beppe Bergomi, Roberto Carlos e Massimo Paganin, subito un crash test per Javier. Risultato? La difesa titolare non vide mai ne la palla ne Javier, Ronaldo doveva solo aprire il piatto sui cross del terzino. Moratti rimase di sasso, Javier Zanetti aveva conquistato l’Inter e l’Italia.

Il condottiero verso la gloria-  Sono anni difficili a San Siro, l’Inter cambia allenatore ogni mese praticamente. La squadre in Italia non va, l’Europa diventa un miraggio. I neroazzuri vengono seppelliti sotto i colpi dei rivali e nemici del Milan, un 6-0 che farà la storia. Vanno via tutti ma Javier resta, Moratti non ha dubbi e decide di dargli la fascia di capitano. Da quel momento in poi El Tractor conquista il mondo, grazie a lui l’Inter torna grande. Vince campionati su campionati e trofei su trofei, con la sua grande capacità atletica e la consueta lealtà.

A Madrid sul tetto d’Europa- Stagione 2009-10, sulla panchina arriva Jose Mourinho…l’inizio della leggenda. In campionato si fa fatica almeno fino a gennaio, anche Javier sul banco degli imputati. Javier non ha mai avuto paura, un uomo che ha corso tra le macerie e la morte non può averne. Sa che l’unico modo per uscire a vedere la luce è il lavoro, da condottiero si carica i suoi sulle spalle e li porta alla ribalta. Ultima giornata di campionato, la Roma ha perso la sfida con la Sampdoria e per scippare lo scudetto ai neroazzurri deve sperare nella vittoria del Siena contro l’Inter. Il miracolo non arriverà, la corsa di Zanetti e il suo filtrante per Milito chiudonon la pratica campionato e si imprimono nella memoria dei tifosi meneghini. 7 giorni più tardi è il giorno della finale di Coppa Italia, si gioca a casa della Roma che ha voglia di  rivincita. Zanetti spegne Menez prima e Totti poi, Milito mette il sigillo… l’Inter vince ancora. In Italia il solito dominio, in Europa l’Inter passa il girone a fatica con il gol di Snejder all’ultimo assalto contro la Dinamo Kyev. Agli ottavi fu eliminato il Chelsea, ai quarti il Cska. In semifinale l’Inter di Zanetti batte il Barcellona regalandosi la notte di Madrid, dove è apoteosi neroazzura sui tedeschi del Bayern Monaco.

I record-  Con 1114 partite ufficiali disputate, è settimo nella classifica dei calciatori con almeno 1000 presenze in carriera; è inoltre lo straniero con più presenze in Serie A (615) e il quarto giocatore in assoluto per partite disputate nella suddetta competizione, alle spalle di Gianluigi Buffon, Paolo Maldini e Francesco Totti. È anche il calciatore con più presenze nella storia dell’Inter (858), squadra di cui è il giocatore più vincente, con sedici trofei: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa UEFA, una Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA. È inoltre il giocatore con più presenze da capitano in Champions League (82). Con la nazionale argentina, con cui è arrivato in finale di Coppa America nel 2004 e nel 2007 e di Confederations Cup nel 1995 e nel 2005, ha disputato 145 partite, cifra che lo rende il secondo giocatore con il maggior numero di presenze nella storia della Selección Albiceleste, alle spalle del solo Javier Mascherano. Nel 2004 è stato incluso da Pelé nella FIFA 100,la lista dei 125 migliori calciatori viventi redatta in occasione del centenario della FIFA, mentre nell’ottobre del 2011, durante la consegna del Golden Foot, ha ricevuto il premio alla carriera come “leggenda del calcio”. Il 9 marzo 2018, in concomitanza col 110º anniversario della fondazione dell’Inter, è stato il primo difensore a essere inserito nella Hall of Fame del club milanese,che già tre anni prima aveva ritirato la sua maglia numero 4. La rivista FourFourTwo lo ha inserito al 42º posto nella classifica dei 101 calciatori più forti del periodo 1994-2019.Nel corso della sua carriera si è distinto per sportività e correttezza, guadagnandosi la stima di compagni di squadra, avversari e addetti ai lavori. Resta uno dei pochi calciatori a non essere mai stato espulso.

Javier Adelmar Zanetti è stato un campione in campo, un campione nella vita. Uomo e professionista esemplare, nell’ambiente neroazzuro è stato ed è per molti un padre e un fratello maggiore. Capitano d’altri tempi, portatore di valori sani e puri, come il suo volto sempre giovane. Javier Zanetti, l’uomo venuto da lontano. Javier Zanetti, l’uomo che per scappare dalla guerra e dalla morte ha trovato la luce sul campo verde. Davanti ad Javier Adelmar Zanetti non esistono bandiere e fedi differenti, bisogna solo inchinarsi. Grazie Javier, grazie Tractor.