Lega Pro. Restrizione degli over, il procuratore Viviani: “Tommasi fa bene a combattere”

Politica del taglio dei costi, settori giovanili e regola degli over. Questioni e problematiche che caratterizzano e si cercano di risolvere in Lega Pro. Una differenza di vedute che ha creato una querelle pochi giorni fa tra Damiano Tommasi, Presidente dell’A.I.C, e il Presidente della Lega Pro Gabriele Gravina. Gravina, infatti, vorrebbe abbassare i costi alle squadre militanti nella terza categoria professionistica e per farlo, una strada è quella della riduzione degli Over 23 nelle squadre, in modo da valorizzare i giovani dei settori giovanili. Tommasi, dal parere totalmente opposto ha risposto tramite la pagina ufficiale dell’A.I.C: “I nomi sulle maglie sono diventati per molti bambini motivo di confusione. Mi spiego meglio, da quando sono stati introdotti i nomi sulle maglie i bambini hanno spostato sempre più l’affetto e la passione dalla squadra al campione di turno. Si è personalizzato, soprattutto nei più piccoli, il tifo per questo o quel calciatore. Messi o Ronaldo, Ibra o Cavani, Pogba o Verratti a prescindere dal colore della maglia.

Si era riusciti, finalmente, ad introdurre le maglie personalizzate anche nella nostra Lega Pro nel tentativo, a mio parere riuscito, di innescare un meccanismo di riconoscibilità e senso di appartenenza anche in scala minore. Hanno di certo aiutato le grandi piazze che godono di blasone storico come Venezia, Foggia, Cremona, Parma o Lecce e i loro investimenti su calciatori dal curriculum di altissimo livello per la Lega Pro.

√à anche questo uno dei motivi che lasciano perplessi sul passo indietro che si vuole fare per il prossimo anno. Restringere ancor di più il numero degli over 23 nelle liste per chi vuole accedere alla contribuzione della Lega non farebbe altro che ridurre ciò che di positivo eravamo riusciti a fare, avere anche in Lega Pro calciatori di alto livello per dare un senso concreto a quel nome sulla maglia.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, la miglior formazione per i nostri giovani la si fa mettendoli a dura prova senza spianare loro la strada. Costringere le società a mettere in campo i giovani è il peggior modo per formare i nostri giovani, il campo deve rimanere il vero metro per misurare la bontà del lavoro nei settori giovanili.

Non facciamo l’errore di mettere il nome e ‘svuotare’ la maglia…”

La nostra redazione ha chiesto il parere del procuratore Valentino Viviani, che in esclusiva spiega bene la situazione dei giovani atleti italiani e dei settori giovanili: “Andiamo per gradi -esordisce- Per quel che riguarda la personalizzazione delle maglie credo che abbia ragione. Avere il nome scritto sulla maglia porta ad una forte identificazione, ma è soprattutto un motivo di orgoglio per i giocatori, specie i giovani. Infatti credo che anche in Serie D dovrebbero essere introdotte. La Serie D seppur dilettantistica è una categoria importante e per i giocatori avere il nome sulla maglia porta un maggior legame con la squadra. Anche per i tifosi. Per quel che riguarda la questione over -aggiunge- anche in questo caso mi trovo d’accordo con lui. Il discorso è molto semplice: io toglierei del tutto la regola degli under perchè la considero un aborto del calcio. I giovani non giocano per merito, ma perchè i tecnici sono costretti a inserirli e puntualmente i ruoli che ricoprono sono per lo più quelli del portiere o del terzino per non farli sbagliare. Cos√¨ non si valorizza niente. La valorizzazione deve provenire da altri modi. Il principale è quello di accrescere i settori giovanili, perchè al momento sono solo un peso per le prime squadre e i genitori pagano per far giocare i figli. In Serie D dovrebbero passare da 4 a 3 con l’obbligo di inserire due giovani provenienti dal proprio vivai e vedrai come diventerà importante la cura delle strutture. Al momento fanno ridere. Il Napoli che è un top club ci investe 200mila euro, un cifra misera. Quindi, per collegarmi a quanto detto da Tommasi, abbassare il numero di over 23 è sbagliato e fa bene a battersi per questo. I giocatori giovani devono giocare per merito, il livello al momento è molto basso, per il motivo che ho detto prima. Finito il triennio da under i giocatori finiscono puntualmente in panchina per lasciare il post ad un altro under e sono costretti a smettere di giocare o scendere di categoria per trovare posto. Bisogna tornare al calcio di un tempo: giocare per meritocrazia. E questa regola del minutaggio dei giovani e l’obbligo degli under sono solo delle regole sbagliate che in Lega Pro vengono seguite perchè a parte i club di alto livello come Foggia, Lecce o altri che stanno bene economicamente, portano dei finanziamenti che diversamente non avrebbero”.

Cristina Mariano