Italia. Orgoglio De Rossi: “Possiamo vincerle tutte con tattica e gruppo”

Insieme a Gigi Buffon e Andrea Barzagli è uno dei reduci dalla trionfale spedizione ai Mondiali di Germania. Dieci anni dopo, con 102 maglie della Nazionale maggiore sulle spalle, Daniele De Rossi è sempre l√¨: orgoglioso, realista, deciso a non mollare di un centimetro l’inseguimento a un altro sogno, stavolta a dimensione continentale. “L’Italia è una squadra che può vincere contro chiunque ai prossimi Europei – afferma il centrocampista della Roma dal ritiro di Coverciano -. In questo momento particolare non siamo tra i favoriti ma abbiamo l’orgoglio storico italiano. Siamo una buona squadra, organizzata. E’ giusto essere consapevoli che potenzialmente possiamo battere ogni avversario. Starà a noi dare la consapevolezza ai nostri avversari e a noi stessi che possiamo vincere le sette partite che ci dividono dal titolo”. Un ruggito che scalda l’ambiente, che rivitalizza un’Italia umile e operaia, svestita delle stelle del passato. E che fuga ogni dubbio sulla condizione fisica di Daniele De Rossi, mai come stavolta cos√¨ in bilico prima di assicurarsi un posto tra i 23 di Conte. “Fisicamente sto bene – spiega lui – il fastidio al tendine è ricomparso per colpa dei campi un po’ duri e ne è derivata un’infiammazione, ma ho visto una preoccupazione eccessiva per le mie condizioni. In questa stagione ho avuto problemi al polpaccio, al flessore e alle caviglie. Un paio di questi infortuni me li sono causati per rientrare al più presto con la Roma”.
“Con il Real non è stato normale essere sceso in campo, ma è il mio modo di fare. Ho sempre cercato di velocizzare il rientro, di forzarlo, perch√© l’allenatore me lo chiedeva e perch√© io pensavo di non rifarmi male – ha proseguito De Rossi -. In Nazionale, le altre volte ero sicuro, anche inconsciamente, che anche se avessi fallito un’amichevole, sarei stato dei 23. Ora sono tra i 23, ma non è l’obiettivo è solo il primo passo per raggiungerlo, l’obiettivo è vincere l’Europeo. Prima c’erano anche certe gerarchie. Adesso questo allenatore punta su discorso atletico e io per gli infortuni che ho avuto in questa stagione potevo essere un punto di domanda e lo ero. Gli altri anni partivi per lavorare sulle partite ufficiali, ora diventa decisiva anche la partitella del gioved√¨. Qui si fa un lavoro durissimo, forse il più duro che ho svolto con qualsiasi allenatore”. Come Marcello Lippi in Germania, adesso alla guida dell’Italia c’è un altro grande tecnico che risponde al nome di Antonio Conte. E Daniele De Rossi elogia le qualità di quello che sarà il prossimo allenatore del Chelsea. “Punta tanto sul motivare il gruppo – la sua analisi – E’ vero, lo fanno tutti, ma lui arriva a toccare quelle corde, lo ha sempre fatto. E’ un vantaggio assoluto per qualsiasi giocatore il fatto che Conte curi molto il lato tattico. I giocatori d’istinto sono sempre meno. Avere un allenatore che insegna la tattica, a percepire dove stanno i tuoi compagni, ti aiuta ad aiutare e a essere aiutato”.
“Il blocco Juve? La Juve ha sempre portato tanti giocatori alla Nazionale, ha sempre offerto una grossa spinta, del resto è una delle squadre più importanti del campionato. Ma anche per noi della Roma, essere in 3 su 23 non è poco. No, non è un problema di vivaio di club, il settore giovanile la Roma lo vive già a 360¬∞, ne è una conferma la terza finale della Primavera”. Se non è un problema di blocchi, figuriamoci di numeri. L’assegnazione del 10 a Thiago Motta in vista degli imminenti Europei, è una questione che per de Rossi assume valenza più che secondaria. “I numeri di maglia sono scaramanzie, cose frivole, per giovani – afferma il giallorosso – Quando c’era da prendere il 10 l’ho preso, controvoglia. Era geopolitica. Non la ritengo una cosa importante. Non penso l’abbia scelta Thiago quella maglia, l’ha semmai accettata perch√© la pensa come noi, perch√© è un ragazzo eccezionale che non crea mai problemi. La gente che si diverte a parlare di Thiago Motta e dei grandi del passato, dovrebbe vedere come lui gioca e come tocca i palloni. E’ un campione, da un punto di vista tecnico l’unico che merita il 10. E’ un maestro del numero 10, quindi se lo può permettere”. Nella giornata celebrativa della Repubblica Italiana, Daniele De Rossi resta a modo suo un simbolo dell’attaccamento a certi valori calcistici. “Non siamo qui noi a salvare la patria – spiega – ma personalmente ho sempre dato grande rilevanza a questa maglietta. Essere italiani devo riportarci a trovare questo orgoglio che nel calcio è più facile da trovare che nella vita reale, dove siamo tutti arrabbiati e sfiduciati.
Finch√© ci sarà passione, fintanto che ci saranno i muscoli e polmoni a lavorare a centrocampo, niente appare impossibile. “Non mi pongo problemi di scadenza in Nazionale – conclude – La scadenza la deciderà il prossimo allenatore. So che la forma fisica va a scadere, ma io mi sento bene. Non deciderò io di lasciare perch√© non si dà addio alla Nazionale se non ci sono problemi fisici. Il mio futuro di club? Mi piacerebbe provare un’esperienza all’estero, come Pirlo. Non mi vedo al Milan n√© alla Juve. Mi vedo in un calcio lontano, con un distacco completo da Roma, in una squadra che non vada a competere con la squadra del mio cuore. E comunque c’è tempo per pensarci…”.
(ITALPRESS).