james toure

Inseguendo un Sogno. Dalla Guinea alla Campania: il viaggio di James Toure

Calcio, pallone. Due parole, una piccola, di sole cinque lettere, l’altra leggermente più lunga, appena una in più. Cal-cio. Pal-lo-ne. Un bisillabo ed un trisillabo che sembrano così insignificanti, eppure sono in grado di scatenare attorno ad esse odio, rancore, truffe, sogni, disperazione, entusiasmo. Tantissime emozioni che ruota intorno a due semplicissimi vocaboli, che hanno come comune denominatore un solo sport: il calcio, appunto.

Cosa nasconde questa parola, cosa nasconde il mondo del pallone. Dietro le quinte di un film o di un’opera teatrale non si sa mai cosa succede. Allo stesso modo, poche, pochissime persone sanno cosa si cela dietro le tende di un mondo che coinvolge milioni di persone. Storie di vita, storie di sogni, esauditi, in stand-by, ma anche infranti da persone che hanno deciso di giocare con le speranze di un ragazzino, o addirittura un bambino. Uno che probabilmente è abituato a giocare con un rotolo di stracci vecchi tenuti insieme da nastro adesivo. Campi impolverati, sabbia rossa che avvinghia sui piedini sudati, sandali spacciate per scarpette, il sole cocente e un sorriso, quello dell’ingenua volontà di credere che tutti ti potranno aiutare.

No, non è sempre così. La storia ha sempre dei risvolti negativi. Le fiabe, prima del lieto fine, raccontano di sofferenze e di delusione che spesso possono portare a cattive strade. E mentre tutti puntano il dito verso chi ha provato ad arrivare, dietro una maschera sorridente ci sono le lacrime e i sacrifici di chi ha dovuto lottare contro il destino.

James Tourè è nato in Guinea. Paese dell’Africa occidentale, sul Golfo. Un Paese caldo, che potrebbe offrire tanto ai propri abitanti. Tra i primi produttori di bauxite, ma anche con un possedimento minerario da far invidia. Eppure, si vive di agricoltura, in condizioni precarie, con un sistema sanitario e d’istruzione troppo bassi per un paese con un’offerta così ampia. C’è chi si adegua e c’è chi invece ha deciso di tentare la sorte oltre il confine, oltre il Mediterraneo.

Cos’ ha fatto il papà di James, arrivato in Italia per primo lasciando il figlio alle cure dello zio. Un figlio troppo piccolo e che ha già conosciuto troppe brutture della vita. Giocare a calcio è la sua passione e dopo qualche anno, ha deciso che per il piccolo James era arrivato il momento della grande occasione. All’età di 17 anni, James è arrivato in Italia. La famiglia Tourè si è ricongiunta e il primo gesto del capofamiglia è cercare di realizzare il sogno di quel suo piccolo ometto. Lo iscrive all’Ortese, squadra di Orta di Atella, provincia di Caserta. Una realtà calcistica importante in quegli anni. Stiamo parlando del 2013, quando la società primeggiava nei campionati regionali.

Arriva nella formazione giovanile, James, che deve sgomitare per farsi spazio tra i convocati per la prima squadra. Nessuna chance, però, sul campo, insieme ai grandi. Arriva l’occasione con Alessio Martino, che lo nota e lo vuole con sè alla Virtus Goti. Lo stesso Alessio Martino, qualche anno, farà carte false per portarlo in Eccellenza, questa volta al Grotta. La pandemia, però, non l’ha permesso. I saticulani hanno sempre avuto occhio per i giovani talenti e l’attaccante guineano non è da meno. Qualche occasione con la prima squadra, altre con la Juniores, fino ad arrivare al grande salto, quello che tutti vorrebbero.

Un procuratore gli si avvicina, promettendo sogni dorati per il giovane attaccante guineano: la Serie D. Chi direbbe di no? Nessuno: neanche lui. James lascia la Virtus Goti e si rivelerà la scelta più sbagliata che potesse fare. Già, perchè, chi l’ha detto che solo in Africa esistono i rubasogni? Arriva in Serie D, trattativa, colloquio, ci siamo quasi, manca solo una firma. Però arriva l’inganno: arriva il calcio, arriva la chance, il trampolino di lancio, ma qualcosa manca. Il compenso. Una situazione nuova per la giovane leva. Allora via, subito in cerca di altro. Arriva l’Aversa Normanna, ma anche qui qualcosa non torna.

“James, ti vogliono -gli dice il procuratore- ma non ti pagano”.
“Cosa? Dovrei giocare gratis?”
“Dai. James, giochi per la categoria”.
“A me non serve giocare per la categoria”.

Perentoria la decisione di James. Parole pesanti, pronunciate in italiano, ormai imparato, ma nel quale trapela ancora la cadenza francese, sua madrelingua. Si chiude il capitolo, ma non il libro. Cambia tutto per James, che da quel momento ha deciso di giocare per divertirsi. Si torna alle origini: no, non in Guinea, ma tra i campi impolverati, dove la genuinità del pallone è ancora quella di una volta. La SM Frattaminorese, squadra che lo accoglie per tre stagioni. Poi il Villaricca, isola felice di chi approda tra le braccia dei Tambaro, portando a casa lo storico traguardo della Promozione in Prima Categoria; il Villa Literno, e ancora il Casal di Principe. Proprio qui, tra i Diana, è vittima di cori razzisti mentre gioca. Gli autori? Gli ex tifosi, quelli della Frattaminorese, che appena qualche anno prima lo avevano accolto tra le proprie fila. Ora, l’accoglienza sono i “buu” che costeranno la squalifica del campo.

Ora la pandemia, il calcio si è fermato. La polvere continua ad alzarsi, il pallone rotolare. E’ solo il vento. Tutto silenzio intorno. Per il kickoff è ancora presto, ma per il sogno di James ormai è tardi. Ad ammazzarlo? I soliti, infidi rubasogni.