Il calcio ai tempi del Covid-19: proposte e necessità

I campionati devono finire. Ormai si è capito: neanche il Covid-19 può fermare il pallone e una volta superata l’emergenza sanitaria si scenderà nuovamente in campo. E’ questa la linea di tutti, dalla Uefa, all’Eca di Agnelli, alla FIFA per chiudere alla FIGC.  Si arrendono dopo una lunga diatriba anche Lotito e De Laurentiis, i più irriducibili alla resa. I due spingevano affinchè si tornasse subito in campo, ma alla fine sembra aver avuto la meglio il buon senso.

Nella videoconferenza di ieri, comunque, si è arrivati a qualche certezza: prima i campionati, poi l’Europa League e la Champions League, con queste due programmate per la seconda parte di luglio. Una decisione e soluzione che terrebbe tutte le parti, anche quelle europee, buone, facendo valere la legge della parità di forma.. Questo permetterà all’Italia di far ripartire prima la Serie A, qualora l’emergenza passi prima nel Bel Paese che negli altri stati europei.

Attualmente è complicato, comunque, pensare ad una data per la ripresa delle attività, eppure si è quasi sicuri di poter escludere aprile e la prima metà di maggio. In questo senso la FIFA è comunque disposta ad allungare la stagione 2019/2020 fino al 31 luglio, Intanto in sede FIGC si fanno i conti delle perdite, delle difficoltà, ma soprattutto delle possibilità di arginare un collasso. Una prima bozza di proposte, come detto in un nostro precedente articolo, è stato redatto, ma nei prossimi giorni verranno limate le parti da inoltrare ai differenti organi competenti.

La questione più urgente è quello che riguarda la liquidità a disposizioni della società. Lo stop definitivo comporterebbe una perdita di circa 800 milioni di euro e per questo motivo sono già in agenda delle proposte da sottoporre al Ministro Spadafora e al Governo per mantenere in piedi il movimento professionistico. La modifica della Legge Melandri, la modifica della legge sugli stadi sono i principali punti a cui si aggiunge anche la richiesta di fermare il divieto alle pubblicità di aziende di betting, cancellando di fatto il Decreto Dignità che vieta contratti di sponsorizzazione alle aziende di scommesse, per provare ad arginare la ludopatia. Una soluzione che non ha cambiato i numero di ludopatici e su questo si poggia la richiesta della Federcalcio, che vorrebbe trovare dei fondi proprio da nuovi accordi.

Altro importante passo è quello delle scadenze dei pagamenti delle iscrizioni ai campionati, ma soprattutto gli adempimenti alla COVISOC, le cui deadline sembrano andare verso lo slittamento. Altre questioni riguardano anche la maggior deducibilità con norme ad hoc in campo fiscale, lo slittamento del versamento dei contributi, ma anche quella di concedere una parte delle partite a porte aperte. Quest’ultima soluzione servirebbe per racimolare qualche spicciolo dagli introiti, ma è comunque un’ipotesi alquanto lontana, anche perchè si potrebbe essere addirittura costretti a optare per la disputa di alcune partite in campi neutri. La situazione di Bergamo ne è un esempio, ma non certamente il solo.

Altra questione spinosa è quella degli stipendi dei calciatori, ma questa verrà discussa con l’AIC e verrà sottoposta al Governo la proposta di optare per alcune riforme emanate in passato in Francia e in Belgio riguardante i dipendenti.

Nel prossimo incontro, comunque, ci sarà la possibilità di assistere anche per allenatori e calciatori, che dal canto loro potrebbero far sentire la loro voce in sede istituzionale. Un altro problema da affrontare, sulle quali le società sembrano preoccupate riguarda la cura dei centri sportivi. Attualmente lasciati all’incuria per il divieto di lavorare, i club sarebbero pronti a chiedere l’ok per la cura propria dei centri, per evitare di ritrovare i propri manti erbosi in condizioni non idonee allo svolgimento delle gare, quando sarà.